22 febbraio 2018 - Ultimo aggiornamento alle 09.52

L'uso di software per il riconoscimento facciale a scopi economici è diventata una pratica comune

L’abbigliamento anti-sorveglianza mira a nascondere il volto di chi lo indossa

7 gennaio 2017
L’uso di software per il riconoscimento facciale a scopi economici è diventata, oggi, una pratica comune. Ad esempio Amazon scansiona il viso di coloro i quali entrano all’interno del suo negozio fisico e Facebook lo utilizza per aggiungere possibili tag alle foto.
Un artista ed ingegnere tedesco, Adam Harvey, vuole però confondere tali sistemi presentando loro migliaia di volti diversi in modo che il software non riesca a decidere quale sia quello vero, proteggendo la privacy del soggetto.

Il progetto è chiamato Hyperface e mira a confondere i programmi tramite l’abbigliamento indossato dal soggetto, su cui vengono stampati dei motivi che ricordano occhi, bocche o altri elementi del volto, in modo da non permettere un riconoscimento preciso di chi lo indossa.

Non è la prima volta che Harvey realizza un progetto simile. Precedentemente aveva dato vita a CV Dazzle, in cui aveva provato ad utilizzare particolari makeup e acconciature che rendessero impossibile il riconoscimento da parte del computer.

In un intervento alla Chaos Communication Congress, conferenza tenuta ad Amburgo, l’artista ha detto che l’obiettivo non era semplicemente camuffare la persona ma anche la “base”, le cose che appaiono di contorno al volto della persona, “in modo da sovraccaricare l’algoritmo di riconoscimento con ciò che si vuole”.

Nel corso del mese di gennaio saranno rivelati maggiori dettagli sul progetto.

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