21 settembre 2017 - Ultimo aggiornamento alle 18.25
Palermo L'istituto propone 9 euro per ogni azione acquistata a 62,5 euro

Bancanuova, l’esercito dei risparmiatori contro la mini proposta di rimborso

11 gennaio 2017

Una pizza, una birra e un caffè. Ecco quanto vale oggi un’azione di Bancanuova: 9 euro tondi è la cifra che l’istituto vicentino ben radicato in Sicilia offre ai suoi “risparmatori” in cambio della rinuncia ai contenziosi. Quelle azioni erano state acquistate a 62,5 euro l’una per poi crollare sul mercato sino alla soglia di dieci centesimi. Tra il nulla e 9 euro cosa scegliere? E soprattutto chi sono gli azionisti-risparmiatori siciliani di Bancanuova. E’  un esercito di pensionati che hanno investito i risparmi di una vita, imprese e singoli consumatori “invogliati” all’acquisto di azioni per la concessione di un prestito. Casi diversi ma con un denominatore comune: azioni acquistate a 62,50 euro crollate in pochi mesi a 0,10 centesimi. Sono solo alcune delle vicende che sono state e stanno per essere portate all’attenzione del Tribunale di Palermo con le prime cause pilota appena avviate contro Banca Nuova, a seguito della maxi svalutazione delle azioni della Capogruppo Banca Popolare di Vicenza, che ha coinvolto circa 118 mila risparmiatori di cui varie migliaia in Sicilia.  Molti di quei risparmiatori sono difesi dal’avvocato Alessandro Palmigiano.

Alessandro Palmigiano
Alessandro Palmigiano

La vicenda e’ spiegata in maniera molto chiara dall’Antitrust che, dopo un’indagine approfondita, ha emesso un provvedimento sanzionatorio per pratica commerciale scorretta, con condanna della Banca Popolare di Vicenza al versamento di 4.5 milioni di euro: “il contesto in cui si inscrivono le condotte oggetto e’ quello costituito dalle operazioni di aumento di capitale poste in essere dalla banca Popolare di Vicenza negli anni 2013 e 2014, realizzate anche tramite il collocamento ai consumatori di azioni od obbligazioni convertibili della banca contestuale spesso alla concessione di finanziamenti richiesti dagli stessi e/o finanziato attraverso gli stessi prodotti di finanziamento richiesti e concessi“.

Secondo quanto accertato dall’Antitrust, quindi, alcuni consumatori sono stati invogliati ad acquistare azioni dell’istituto di credito per avere un finanziamento; in altri casi la banca prometteva che, a fronte dell’acquisto della azioni, sarebbero state accordate loro condizioni economiche piu’ favorevoli; in altri ancora si e’ persino giunti a concedere mutui finalizzati al solo acquisto di azioni dell’istituto stesso. Di ieri la proposta di Banca Nuova: 9 euro ad azione in cambio della rinuncia ai contenziosi con la banca. L’offerta, si legge in una nota, e’ rivolta a 94 mila azionisti, parte oggi e si chiudera’ il 22 marzo ed e’ subordinata all’adesione di almeno l’80% delle azioni interessate. “Salvo casi particolari non mi pare una proposta adeguata – afferma l’avvocato Palmigiano – e ritengo che in molti casi vi siano le basi per ottenere giustizia. Dopo il boom della vicendaed il crollo delle azioni, abbiamo inviato le diffide alle banche per ottenere la documentazione, presentato le istanze di mediazione, che costituiscono ‘un passaggio obbligatorio’ prima di iniziare le cause e, non avendo ricevuto risposte soddisfacenti, abbiamo iniziato la via giudiziaria, notificando le prime citazioni“. La tesi sostenuta nelle cause seguite dallo studio Palmigiano e’ che “la banca abbia violato la normativa di settore a tutela dei risparmiatori, sia per la scarsa trasparenza e correttezza nel proporre l’investimento, sia per l’assenza di una valutazione dell’adeguatezza dell’investimento rispetto sia al soggetto al quale veniva proposto che della specificita’ del prodotto, presentato come sicuro e trasformabile in denaro in qualunque momento mentre, in realta’, non era cosi’. Ogni caso ovviamente ha delle sue caratteristiche e, quindi, e’ necessario valutarle singolarmente (investitore, investimento, documentazione…) prima di iniziare la causa. Effettuata tale valutazione e, riscontrate le violazioni descritte, e’ possibile agire in giudizio per far valere il comportamento inadempiente e la responsabilita’dell’istituto di credito, con l’obbligo di risarcire gli investitori per i danni subiti“.

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