13 dicembre 2017 - Ultimo aggiornamento alle 19.52
Il testa a testa per Palazzo d'Orleans

Cancelleri o Musumeci, una poltrona per due. Non c’è spazio per un terzo

10 ottobre 2017

Con i giocatori ormai schierati in campo, la tattica e la teoria cominciano a lasciare il posto alle azioni di gioco. Dopo un’estate di supposizioni, passi avanti e marce indietro, ripensamenti e aggiustamenti, il quadro sposta il suo baricentro sulle province siciliane.

Salvo improbabili rimonte sarà una partita a due tra ex candidati del 2012. Il secondo contro il terzo di cinque anni fa.

L’uscente, Crocetta, al momento, è uscito del tutto.

Cancelleri-Musumeci, con Micari staccato. Al punto che qualcuno, tra voci isolate e gossip non esclude il clamoroso boatos che nel centrosinistra  si possa indirizzare più o meno liberamente, più o meno consapevolmente, il voto sul candidato penta stellato Cancelleri, immaginando uno scenario post-voto, confuso e frammentato e puntando a un ritorno a breve alle urne, con una legislatura ‘corta’  (tipo quella 2006-2008).

La fantarealtà della politica appassiona comunque fino a un certo punto.

Negli ambienti dem, tra l’altro gira un sondaggio, forse un po’ troppo ottimistico che vede la coalizione al 32%. Basiamoci intanto sui numeri del 2012.

È stata del resto la mappa su cui fare conti, sviluppare proiezioni, coltivare studi e osservazioni. L’analisi del voto delle regionali del 2012, integrata dai più recenti riferimenti del voto nei territori delle amministrative e delle differenze con la tornata delle europee del 2014, è servita come base di orientamento a partiti e candidati. Anche a quelli che ‘hanno saltato il fosso’ da uno schieramento all’altro, proprio nellìimminenza della presentazione delle liste.

La caccia al voto ai 6.611.773 elettori siciliani chiamati a votare, passa attraverso dinamiche anche numeriche e di puro calcolo.

Per Giovanni Carlo Cancelleri, detto Giancarlo, candidato grillino che ritenta la scalata a Palazzo d’Orleans, si riparte dal 18,17% di 5 anni fa con le 368.006 preferenze destinate ad aumentare. E di parecchio. Come 5 anni fa i 5stelle scendono in campo con una sola lista che arrivò a prendere 15 deputati (su 90) con il 14,88%.

Nelle 9 province i grillini svariarono dal 20,42% di Trapani al 9,6% di Messina, centrando anche il 19,4% a Caltanissetta e il 15, 5% a Palermo e Siracusa. Musumeci, uno dei due candidati del centrodestra si fermò a 521mila voti (25,7%, le liste arrivarono al 24,63%) facendo registrare i migliori risultati con le sue liste  Catania (17,13%) e Palermo (13,15%)

La vittoria di Crocetta fu data invece dal 30% che fu intercettato sia dal candidato presidente sia dalle liste. La differenza tra i voti della coalizione e quelli di Crocetta fu  di 33mila voti appena a favore del candidato presidente.

E stavolta che partita sarà?

Il valore aggiunto dei candidati presidenti staccherà le liste, o l’effetto traino si farà sentire?

Il voto strutturato contro il voto di protesta, ma anche il voto d’opinione che Musumeci e Cancelleri pensano di potersi reciprocamente contendere, al di là delle liste per le scelte che faranno. I messaggi che lanceranno, le diverse linee di comunicazione pronte già da questi giorni ad affiorare.  Il primo conta sul suo passato di governatore della Provincia di Catania, il secondo lancia messaggi continui e ripetuti avendo come obiettivo gli scontenti a cui propone  la sua idea e il suo metodo di cambiamento.

Sul voto d’opinione e sullo scarto che potrebbe dare alle sue liste, una parola in più la potrebbe dare la candidatura di Claudio Fava, che anche per riflessi nazionali interni alla politica fibrillante del centrosinistra, è attesa a risposte importanti, che il catanese potrebbe centrare in pieno.

Se e quanto incideranno per carisma e radicamento le squadre di assessori, rimane  invece, al momento, tutto da capire.

Le  quote rosa ad esempio hanno avuto un ruolo nella composizione delle liste, dal momento che devono essere presenti nelle liste almeno un terzo di donne tra i candidati, mentre nel listino compaiono alternativamente un uomo e una donna.

Elemento discriminate che non mancherà di farsi valere sarà il possibile il voto disgiunto. Ovvero si può votare per la scelta del rappresentante del parlamento regionale di uno schieramento e dare la preferenza alla presidenza della Regione di uno schieramento avversario.

Il quorum, il rapporto cioè tra residenti in una circoscrizione e seggi, si è notevolmente elevato. Nel 2012 era pari a 62.122- Oggi di 80.692.

Ad ogni provincia sarà assegnato un numero di seggi pari a quante volte il quorum entra nel totale dei residenti. La legge elettorale non prevede un recupero dei resti in un collegio unico regionale.

Sarà possibile esprimere un solo voto di preferenza, non essendo stato introdotto il voto di genere (un voto per un candidato uomo e un voto per un candidato donna).

 

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