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Un elenco in crescita

Cantieri infiniti, i grandi gruppi lasciano la Sicilia bloccata tra le incompiute

25 Gennaio 2019

C’è chi parla di “sfortuna”, chi di “codice degli appalti da riformare”, chi di “mancata vigilanza delle stazioni appaltanti” e chi punta il dito contro l’ormai consolidata cattiva abitudine delle “varianti in corso d’opera”.

Fatto sta che in Sicilia costruire nuove opere pubbliche è diventata una vera e propria “Mission impossible”. Tra rischi di infiltrazioni mafiose, progetti con lacune grossolane evidenziate dall’ANAC, e inchieste giudiziarie che coinvolgono sempre più spesso i grandi colossi delle costruzioni, nell’Isola stanno aumentando a dismisura i cantieri infiniti e – di conseguenze – le incompiute.

I grandi gruppi che dovrebbero garantire solidità negli appalti miliardari spesso si ritrovano – per varie ragioni – in crisi o in fuga dalla Sicilia. Ecco una carrellata con tutti i gruppi e gli appalti a rischio.

La crisi della CMC

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[Foto CMC]
La CMC di Ravenna è uno dei colossi delle costruzioni a livello internazionale che in Sicilia ha in mano due grandi appalti: l’ammodernamento della strada statale Palermo-Agrigento (SS121, lungo la tratta Bolognetta-Lercara Friddi) e della Agrigento-Caltanissetta (SS640, la cosiddetta Strada degli scrittori). Due grandi appalti che insieme superano il miliardo di euro e che rischiano di rimanere incompiute. Così come la Metropolitana di Catania, dove CMC lavora alla Ferrovia Circumetnea.

Di recente infatti la Cmc (che fa parte dell’ATI “Bolognetta scpa” con Tecnis e CCC) ha chiesto di accedere al concordato preventivo. Da qui i grandi timori del presidente della Regione Nello Musumeci, che col suo assessore ai Trasporti Marco Falcone hanno più volte scritto e sollecitato il Governo nazionale, e in primis, i ministri Danilo Toninelli (MIT) e Luigi Di Maio (MISE). Sindacati, lavoratori e sindaci dei Comuni interessati seguono con apprensione la vertenza del gruppo ravennate. L’esito potrebbe sconvolgere e dare una mazzata alla già precaria viabilità siciliana.

La fuga della SIS

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© Foto D.G.

Dopo oltre 10 anni di lavori, il Passante ferroviario di Palermo – in mano al consorzio italo-spagnolo SIS, per un valore di 1,3 miliardi di euro – non sarà completato. O meglio, non dalla SIS, che ha deciso di rescindere il contratto con RFI per un contenzioso che si trascina da anni davanti al Tribunale di Roma. I costi dell’appalto, dopo 10 anni, hanno sforato il margine di profitto, e l’impresa è andata in perdita poiché i prezzi risalgono al 2008, quando fu aggiudicata la gara. Nel frattempo sono intervenute: inchieste, presunte infiltrazioni mafiose, varianti, “imprevisti geologici” (vedi Vicolo Bernava) e un caos che ha di fatto consegnato un’opera al 95%.

Non si sa ancora chi dovrà completare il Passante, chi dovrà abbattere le case pericolanti di Vicolo Bernava; ci sono ben 3 stazioni da riappaltare (“Kennedy-Capaci”, “Belgio”, “Lazio”) e una da ultimare (“Giustizia-Imera”).

E dire che il consorzio torinese gode di ottima salute e a Palermo ha realizzato un’altra grande opera, rispettando i tempi alla perfezione: il tram. Probabilmente le lungaggini burocratiche, gli intoppi e le varianti non hanno dato il giusto input per completare bene ed in tempo anche il Passante.

Il caso TECNIS

tecnisÈ uno dei casi più noti alle cronache locali. Una parabola discendente di quello che (fino al 2015) era il primo colosso delle costruzioni in Sicilia, e la 15ª impresa in Italia per fatturato. Stiamo parlando del Gruppo Tecnis.

La storia è talmente complessa e lunga che sarebbe impossibile sintetizzarla in poche righe. QUI il resoconto di tutti gli appalti di Tecnis a rischio.

Le grane di Astaldi (Condotte Spa)

Bloccati pure i lavori sulla Siracusa-Gela, un appalto da 284 milioni in mano ad Astaldi (Condotte spa), travolta da un’inchiesta giudiziaria. Il Mise ha autorizzato l’ingresso di un’altra siciliana: la Cosedil di Andrea Vecchio che aveva il 30% dell’appalto. Bisogna prima però conteggiare i lavori svolti da Condotte per far ripartire i lavori.

Il mistero del gruppo TOTO

Anche questo è uno dei più grandi colossi italiani e internazionali per costruzioni. Il gruppo Toto Costruzioni Generali è una holding molto grossa e con migliaia di opere realizzate in giro per il mondo. In Sicilia ha vinto il mega appalto di raddoppio ferroviario Cefalù Ogliastrillo-Castelbuono che vale oltre mezzo miliardo di euro.

Saranno creati in 6 anni ben 12,3 km di nuova linea e la nuova stazione di Cefalù sarà in galleria, consentendo l’eliminazione definitiva di ben 7 passaggi a livello. Aggiudicato nel lontano 2012, ancora dopo 7 anni, l’impresa deve avviare a tutti gli effetti i lavori. I cantieri preliminari (indagini geognostiche e archeologiche, più la bonifica da ordigni bellici) erano partiti (in ritardo) il 7 aprile 2015, mentre a giugno 2015 sarebbero dovuti iniziare gli scavi veri e propri.

Cefalù-Castelbuono - IL TRACCIATO
Cefalù-Castelbuono – IL TRACCIATO © D. G.

Poi sono state sollevate “riserve sull’impatto ambientale di alcune opere”, e si vociferava di un radicale cambio del progetto con eliminazione della “galleria di sfollamento” della nuova fermata sotterranea di Cefalù, la cosiddetta “finestra” di Sant’Ambrogio e il piazzale per l’inversione della “talpa” di Contrada Carbone, opere che avrebbero avuto un forte impatto per l’ambiente.

Fatto sta che ancora oggi di ruspe non v’è traccia. E i sindacati della Fillea Cgil hanno più volte ammonito Toto, Rfi e Italferr per conoscere il motivo di questo silenzio assordante. Un vero mistero.

 

 

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di Renzo Botindari

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