19 novembre 2017 - Ultimo aggiornamento alle 14.14
Palermo L'intervista al parlamentare palermitano Anzaldi (PD)

Castello Utveggio tra degrado, furti e devastazioni. La questione finisce in Parlamento

14 novembre 2017

Sul Castello Utveggio di Palermo incombe lo spettro del degrado e delle devastazioni. Una minaccia concreta e per scongiurarla il parlamentare del Partito democratico e palermitano di origine Michele Anzaldi, lancia un appello: “Le istituzioni, da quelle locali fino ai livelli nazionali, devono intervenire subito per salvare il Castello Utveggio. Non è accettabile che una struttura simbolo di Palermo venga lasciata morire e sia depredata, senza che nessuno muova un dito” afferma Anzaldi che sta per presentare un’interrogazione parlamentare per sollecitare l’intervento del Governo.

LA STORIA. Fatto costruire alla fine degli anni ’20 dal Cavaliere Michele Utveggio, sullo sperone di Monte Pellegrino detto Primo Pizzo, a 344 metri di altezza, il Castello, che si affaccia su quello che Goethe definiva “il più bel promontorio del mondo”, non ha mai avuto fortuna. Dopo un avvio come albergo di lusso, dopo la seconda guerra mondiale cade nell’abbandono. Lo rilancia, alla fine degli anni ’80 l’allora Presidente della Regione, Rino Nicolosi, come sede del CERISDI, Centro di alta formazione. Fino alla chiusura, decretata nel 2016, da un altro Presidente della Regione, Rosario Crocetta.

Michele Anzaldi (PD)
Michele Anzaldi (PD)

Ma come mai Anzaldi ha deciso di lanciare questo allarme per il Castello Utveggio? “Nei giorni scorsi ho preso parte alla missione che la commissione Cultura della Camera ha effettuato a Palermo. Tutte le istituzioni che abbiamo incontrato, ma anche i cittadini, ci hanno ripetuto all’unisono: fate qualcosa per il Castello Utveggio. È opportuno che il caso arrivi subito all’attenzione delle istituzioni nazionali”.

In termini concreti?

“Chiedo al Governo di valutare la situazione e capire se ci sono possibilità di intervento dei ministeri competenti o di altre strutture. Il Castello, luogo simbolo dello stile liberty a Palermo, era diventato negli scorsi decenni un punto di riferimento come centro di alta formazione. Poi il Cerisdi, l’ente che lo gestiva, è stato messo improvvisamente in liquidazione dalla Regione, e ora la struttura e’ tornata di nuovo chiusa e nel dimenticatoio. Col rischio di venire depredata”.

Che intende con depredata?

“Come dopo la Seconda guerra mondiale, quando arrivarono coi carretti a rubare tutto quello che era rimasto dopo l’occupazione dei militari, così anche ora, piano piano, tutto quello che si trova dentro al Castello viene piano piano portato via. Col rischio che venga messa in pericolo la stessa struttura. Se non ci sbrighiamo rischiamo di non trovare più nulla: c’è il rischio che con piccole ruberie venga svuotato tutto e sia ancora più difficile rimettere in funzione la struttura”.

A chi è rivolto l’appello-denuncia?

“Intanto alla Regione. Il neo presidente Musumeci potrebbe aprire da subito un tavolo per mettere insieme tutte le istituzioni interessate, capire come sia stato possibile smantellare uno dei pochi enti regionali che avevano dimostrato di saper funzionare e trovare soluzioni immediate per impedire il saccheggio. Un esempio virtuoso di recupero di un luogo simbolo di Palermo come quello del Monte Pellegrino, per Goethe il più bel promontorio del mondo, rischia ora il colpo di grazia. Ma la priorità più che cercare chi ha sbagliato è attivarsi per arrivare il più rapidamente possibile ad una soluzione. Faccio appello anche al Comune di Palermo, affinché faccia sentire la sua voce, perché la sorte del Castello riguarda innanzitutto la città e il suo immediato futuro”.

A cosa si riferisce?

“Nel 2018 Palermo sarà Capitale italiana della Cultura: è impensabile che un riconoscimento così importante venga festeggiato con la ferita aperta del Castello Utveggio, luogo simbolo visibile da ogni angolo della città. Sarebbe un buco nero inaccettabile”.

 

intervista di Gianfranco D’Anna (ITALPRESS)

 

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