13 Agosto 2019 - Ultimo aggiornamento alle 19.21
Palermo

Il falso pentito fa dietrofront: "Furono solo i poliziotti"

Colpo di scena al processo Borsellino, Scarantino ritratta: “Di Matteo e Petralia non c’entrano col depistaggio”

29 Maggio 2019

Copo di scena inatteso al processo sul depistaggio (ormai accertato con la sentenza Trattativa) sulla strage di via D’Amelio.

In aula a Caltanissetta il falso pentito Vincenzo Scarantino ritratta le pesanti accuse che aveva rivolto ai pm: “Il dottor Di Matteo non mi ha mai suggerito niente, il dottor Carmelo Petralia neppure. Mi hanno convinto i poliziotti a parlare della strage. Io ho sbagliato una cosa sola: ho fatto vincere i poliziotti, di fare peccare la mia lingua e non ho messo la museruola…”.

Alla sbarra oggi ci sono tre poliziotti: Mario Bo, Michele Ribaudo e Fabrizio Matteiaccusati di concorso in calunnia aggravata dall’avere agevolato Cosa nostra.

Scarantino
Scarantino

Scarantino in passato aveva accusato i giudici all’epoca in servizio a Caltanissetta: i pm Antonino Di Matteo, Annamaria Palma e Carmelo Petralia ma anche Giovanni Tinebra.

Oggi la clamorosa retromarcia: sentito, in controesame ha indicato solo nei tre poliziotti gli autori delle pressioni che lo indussero a mentire sulla strage del 19 luglio 1992 in cui morì Paolo Borsellino.

Una versione, che gli è stata contestata dall’avvocato Rosalba Di Gregorio, legale di Gaetano Murana, uno degli accusati ingiustamente per la strage ora costituito parte civile. Scarantino ha reagito alla contestazione attribuendo ai poliziotti imputati ogni responsabilità e di avere saputo da loro, e non direttamente dalla Procura, che la polizia si muoveva d’intesa con i magistrati.

Avv. Rosalba Di Gregorio
Avv. Rosalba Di Gregorio (Frame: TGR Sicilia)

“I poliziotti mi hanno fatto credere che i magistrati sapevano ogni cosa”, dice. “Io mi trovavo nel deserto dei tartari – continua – La Polizia mi aveva convinto che poliziotti del gruppo ‘Falcone e Borsellino’ e i magistrati fossero la stessa cosa ecco perché sono arrivato ad accusare i magistrati. Se io ho coinvolto i magistrati è perché i poliziotti mi hanno fatto credere che fossero un’unica cosa”.

E ancora: Arnaldo La Barbera (che era a capo del gruppo investigativo) aveva uno strapotere”.

L’indagine nei confronti dei magistrati era partita dopo la rivelazione fatta da Scarantino nel settembre del ’98. Ma anche dopo Scarantino aveva tirato in ballo Annamaria Palma e Giovanni Tinebra.

Oggi, a sorpresa, la retromarcia. E sui dubbi di pressioni, lui dichiara: “Non mi ha contattato nessuno”.

 

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