7 Ottobre 2019 - Ultimo aggiornamento alle 17.37
Palermo

Intanto 16 camion carichi di immondizia sono tornati indietro

Discarica di Bellolampo, tanti soldi per trasferire i rifiuti. Chi può pagarli?

20 Settembre 2019

Migliaia di chili di monnezza, riunioni, dichiarazioni ed emergenze continue. A Bellolampo il tempo viene scandito da queste parole. Gli attori protagonisti dello stato d’allerta nel capoluogo siciliano sono la Regione Siciliana, il Comune di Palermo, L’Arpa e la Rap.

L’unica notizia certa in questo momento è la collaborazione delle istituzioni per riuscire a risolvere le problematiche che attanagliano l’impianto per lo smaltimento di rifiuti palermitano ed una cifra: 800 tonnellate, la quantità giornaliera di immondizia che in qualche modo deve essere trasportata fuori la discarica e indirizzata in altri siti siciliani.

Il sito di Bellolampo è tecnicamente chiuso. Una cosa del genere non avveniva dagli anni 70. La quinta città d’Italia di fatto non ha una discarica cittadina. Tutte le vasche sono sature. La settima doveva essere già pronta ma a quanto pare, per errori progettuali e ritardi burocratici, il taglio del nastro, salvo altri intoppi, dovrebbe avvenire a fine 2020.

Nel frattempo, notizia di qualche settimana fa, la procura di Palermo ha aperto un’inchiesta per inquinamento ambientale. Sarebbero indagati l’ex direttore generale del dipartimento rifiuti dell’assessorato regionale all’Energia Maurizio Pirillo, e Mariano Grillo, direttore generale per i rifiuti e l’inquinamento del ministero dell’Ambiente, perché l’impianto di bio-trattamento sarebbe inadeguato.

L’indagine riguarda anche i ritardi nella realizzazione della settima vasca (di competenza del dipartimento acqua e rifiuti sotto la guida dell’ingegner Salvo Cocina), ma per questo capitolo non vi sarebbero perora indagati. Nel fascicolo vi sono atti, fotografie e relazioni ambientali come quella dell‘Arpa, secondo cui la discarica di Bellolampo costituisce imminente minaccia di danno ambientale.

Da diversi anni ormai la discarica è al centro dell’attenzione dei politici e della magistratura, con sequestri e dissequestri, per la situazione di emergenza dovuta al riempimento delle vasche, ai danni ai macchinari, agli incendi che divampano improvvisi.

Al momento l’unica soluzione per trasferire i rifiuti da Bellolampo, in primis quelli che hanno invaso il piazzale della discarica, è trasferirli in altri siti siciliani. Alcuni siti privati hanno escluso l’accesso dei rifiuti. Vedi per divergenze politiche con il Sindaco Orlando, vedi perché i rifiuti sembrerebbero “non a norma”. Ben 22 camion giorni fa sono stati rispediti indietro e proprio ieri altri 16 hanno fatto la stessa fine perché i rifiuti trattati presenti sui mezzi “non sarebbero a norma”.

Ma questa operazione del trasporto dei rifiuti quanto costa giornalmente? Stando alle parole del Presidente della Rap, Giuseppe Norata, “escludendo il pretrattamento dei rifiuti nell’Impianto del Tmb presente a Bellolampo, il prezzo giornaliero riferito ad una tonnellata di rifiuti si aggira intorno ai 130 euro”. Facendo un semplicissimo calcolo, se la matematica non è un opinione, il costo giornaliero per il trasferimento dell’immondizia dalla discarica palermitana verso altri siti è di circa 105mila euro al giorno.

Il costo mensile dell’operazione quindi si aggira intorno ai tre milioni di euro. Se i trasferimenti continueranno sino alla data di realizzazione della settima vasca le cifre saranno da capogiro. Cifre che ad oggi non si è ben capito chi dovrebbe pagare. La Rap non ha questi soldi, figuriamoci il comune, ma allora chi dovrebbe mettere le mani al portafogli per questa emergenza?

Sembrerebbe che, per legge, il pagamento della Tari dovrebbe colmare questi costi e quindi, teoricamente, a discapito dei cittadini, ma qualcuno pensa che questo ‘guaio’ verrà colmato grazie all’assessorato all’Energia. Ma la Regione Siciliana pare che non abbia un capitolo di spesa inerente a questo problema e se volesse stanziare dei soldi per la discarica di Bellolampo dovrebbe presentare una norma all’Ars, tappandosi le orecchie in merito alle lamentele degli altri comuni con situazioni simili.

Proprio la Regione Siciliana, settimane fa, ha stanziato 7 milioni di euro sotto forma di anticipazione per i costi del cosiddetto “post-mortem”, ovvero il 30% degli oltre 20 milioni di costi storici sostenuti a Palermo dal 2014 al 2018 per lo smaltimento del percolato delle vasche esauste, frutto di un contenzioso con la curatela fallimentare di Amia che Rap ha vinto al Tar. Soldi che sono una manna dal cielo perché daranno ossigeno alle casse della Rap, ma a quanto pare non risolveranno il problema.

Ieri alla commissione antimafia di Palazzo dei Normanni è stato ascoltato il sindaco di Palermo Orlando che punta il dito contro i governi regionali di epoche scorse ed imprenditori privati. “Ho presentato ai Commissari e al Presidente Fava le denunce presentate da Anci, dalla Rap e dal Comune negli anni e fino a questi ultimi giorni perché sia fatta luce sulle responsabilità di un sistema regionale che si è costruito attorno al ruolo dei privati. Un sistema intriso di interessi criminali e mafiosi e che muove cifre da capogiro”. Lo ha dichiarato il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, al termine della sua audizione presso la Commissione regionale antimafia, che ha avviato un’indagine sul sistema dei rifiuti in Sicilia. Ho segnalato – ha spiegato – alcune delle tante anomalie che hanno contraddistinto e continuano a contraddistinguere l’operato di uffici e agenzie della Regione, che sembrano operare non solo in disaccordo ma addirittura in contrapposizione all’indirizzo politico, proseguendo con comportamenti che danneggiano i comuni e le aziende pubbliche del settore, da ultimo rallentando fino ad ostacolare la piena operatività di Rap e dell’impianto di Bellolampo. A partire dal Governo Cuffaro, passando per quello Lombardo e fino a Crocetta con i suoi assessori confindustriali, la politica regionale – ha sottolineato Leoluca Orlando – ha solo partorito provvedimenti emergenziali e commissariali, i cui unici beneficiari sono sempre stati i soliti ‘padroni del vapore’, identificabili ed identificati in pochi imprenditori privati che tentano di condizionare la vita dei siciliani in un contesto che non è certamente solo palermitano e certamente non solo legato ai rifiuti. Anche per questo ho chiesto di essere ascoltato dalla Commissione nazionale antimafia e da quella sulle ecomafie, perché credo che si stia determinando una situazione in cui lo Stato e la Regione dovranno dare un segnale di forza contro la mafia e i suoi interessi in Sicilia“.

Della stessa linea di pensiero il deputato nazionale palermitano Erasmo Palazzotto, che invita in presidente della Commissione Antimafia nazionale, Nicola Morra, a calendarizzare le audizioni del presidente Musumeci e di Orlando.

L’emergenza di Bellolampo non è la prima a livello cronologico nella storia palermitana. L’impianto inghiotte rifiuti da ben 50 anni. Nel 2013 la discarica fu anche sequestrata, in quanto era stata dichiarata, anche quella volta. pericolosa per la salute. La decisione era stata annunciata dall’ex Procuratore capo di Palermo, Francesco Messineo: “La discarica è sequestrata ma non chiuderà, i rifiuti potranno continuare a essere conferiti a Bellolampo”. La gestione della discarica era stata affidata dalla Procura all’ex assessore regionale ai Rifiuti della Sicilia, Nicolò Marino, un ex pm, che poi ha individuato un ‘custode’ giudiziario, Marco Lupo, ad oggi direttore di Arpa Lazio che ha realizzato la sesta vasca ed anche l’impianto del Tmb, ad oggi utilizzato da Rap.

Ma lo stato di salute del Percolato ad oggi quale è? Si rischia un inquinamento delle falde acquifere visto l’ingente massa di rifiuti che stanzia all’interno della discarica?

Insomma, a quanto pare, le condizioni di Bellolampo ad oggi non sono le più floride ed iniziano ad accorgersene anche i cittadini, residenti limitrofi al sito e le istituzioni religiose.

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