19 Ottobre 2019 - Ultimo aggiornamento alle 16.52

L'emergenza idrica in Sicilia mette a rischio le colture

Emergenza idrica a Palermo e siccità in Sicilia, ecco il piano della Regione

9 Febbraio 2018

Nel giorno in cui l’emergenza idrica torna a Palermo, imponente e rilevante come non accadeva da vent’anni, anche il resto della Sicilia non può dirsi per nulla al riparo dalla necessità di doversi confrontare con misure emergenziali.

I superpoteri sull’Acqua che Roma dà alla Sicilia e a Musumeci sono solo il primo passo delle cose da portare avanti, in tempi rapidissimi.

In condizione ottimali su Palermo il fabbisogno dell’acqua da erogare sarebbe di 2700 litri al secondo. Oggi l’erogazione avviene per 2400 litri al secondo e era già diminuito passando a 2mila litri al secondo. Questa portata ha consentito il servizio senza turni per l’intera città, anche se cominciano a essere penalizzati i piani più alti degli edifici più strutturati.

La necessità di procedere con i turni, sulla base dell’erogazione di 2000 litri al secondo dovrebbe essere articolata in una suddivisione della città in quattro aree, con almeno tre di queste a turno, garantite. Ognuna delle parti della città, secondo questa ipotesi avrebbe per tre giorni l’acqua e per un giorno no.

Oltre al razionamento delle risorse idriche, intanto dovrebbe avvenire l’immissione nella rete delle risorse dei pozzi privati (5 o 6). L’Amap, potrebbe procedere alla requisizione in caso di dichiarazione da parte di Roma. Nelle more della eventuale requisizione dei pozzi potrebbe valere un accordo con i privati che possiedono le risorse. Da qui si libererebbero alcune centinaia di litri al secondo da utilizzare su Palermo, 130 da Presidiana con il collegamento di Scillato, circa 200 litri al secondo dai pozzi. Per quanto riguarda invece l’appalto dei lavori sul bypass della condotta di Scillato il progetto è esecutivo, ma è da appaltare la gara. Il soggetto attuatore è l’Amap. Saranno canalizzate le somme del Patto per il sud  (4 milioni di euro), mentre si spera di dimezzare i tempi dell’opera che normalmente sarebbero di 18 mesi.

Non è escluso, infine, che si possa immettere negli adduttori di Rosamarina – la cui acqua per essere utilizzata deve essere miscelata. acqua grezza non potabile e clorarla, nel caso in cui la crisi si protragga

L’emergenza idrica su Palermo verrà affrontata dunque con poteri straordinari, ma il resto dell’isola rischia di doversi confrontare, tra non molto, con grosse difficoltà, che potrebbero coinvolgere, primi tra tutti, gli agricoltori siciliani.

Ieri si è svolta, presso il Dipartimento Acqua e rifiuti, una riunione tra la Regione e una commissione tecnica interministeriale, coordinata dal ministero dell’Ambiente che valuta gli studi e gli scenari ipotizzati dalla Regione oltre alle proposte tecniche avanzate.

Tra queste la possibilità di determinare un collegamento tra le dighe siciliane, in particolare alcune del territorio di Enna, facilitando lo scambio attraverso un sistema di rete in grado di mettere in comunicazione la diga Ogliastro la diga con l’adduttore della diga Nicoletti un modo per ripristinare efficienza negli invasi e fare sì che ci sia un passaggio di acqua dalla zona dell’Ennese a quella di Catania e Siracusa.

Sulla disponibilità della commissione a finanziare le opere, al momento, non si sarebbe comunque raggiunto un accordo. Almeno in questa fase. Anche a causa del fatto che il governo si trovi a fine legislatura, non aiuta l’accelerazione e l’impulso che in altri casi invece è stata recepita e resa consequenziale con atti.

Verrebbe richiesto all’amministrazione regionale la redazione di un format su più livelli di intervento ( almeno quattro), ma soprattutto la redazione di progetti esecutivi che al momento non sono stati predisposti. La riunione è stata aggiornata al prossimo 22 febbraio, data entro la quale gli uffici del Dipartimento, provvederanno a inviare quanto richiesto.

Il rischio a questo punto è che nel resto della Sicilia le misura dell’emergenza idrica siano altrettanto necessarie. L’obiettivo minimo è quello di salvare la vita delle piante, fermo restando che in molti casi il danno al prodotto agricolo c’è e la situazione risulta compromessa. Dalle cerealicole, al frumento che non germoglia. Servirà poter assicurare le irrigazioni di soccorso per limoni, arance e altri settori della produzione che rischiano di dover impattare con la fase più avanzata della crisi.

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