22 febbraio 2018 - Ultimo aggiornamento alle 09.52

Chi controlla l'informazione?

“Fake news” e informazione controllata dai partiti. Qual è la verità?

28 novembre 2017

In questi giorni sembra che il principale problema della politica italiana siano le fake news. Ad aprire le danze delle polemiche è stato Matteo Renzi, che nel corso della sua Leopolda ha affermato come l’Italia, e più specificamente la buona politica, sia sotto attacco da parte di costruttori seriali di notizie false.

Poche ore dopo, il segretario del Pd ha ulteriormente precisato il tiro, affermando che addirittura il New York Times ha scoperto che vi sarebbero un paio di siti propagandistici in favore di campagne politiche del Movimento 5 stelle che usano gli stessi codici del sito di “Lega – Noi con Salvini“. Un’indagine, questa riportata dal quotidiano Usa, che prenderebbe, però, le mosse dalla ricerca di un certo Andrea Stroppa, tecnico web già collaboratore di una società che risulterebbe di proprietà di uno dei bracci destri … guarda caso proprio di Matteo Renzi.

E con la puntualità degna di un orologio svizzero, ecco che, chissà come mai, da qualche giorno è bell’e pronto un disegno di legge impacchettato per l’occasione contro le fake news a prima firma Luigi Zanda, il capogruppo del Pd al Senato. Un testo “bavaglio” che viene venduto all’opinione pubblica come un modo per “responsabilizzare i gestori di social network”, ma che nella realtà, al di là dell’intento di colpire le notizie palesemente false, avrebbe come effetto quello di mettere a tacere anche le fonti d’informazione indipendenti, visto che non si capisce, dal testo in questione, ad esempio chi decida e come se una notizia è vera o falsa.

Ora, premesso che quello delle fake news è un tema serio, ridurlo a strumento per alimentare e incattivire la polemica politica è un errore politico e sociale. Infatti, sul tema in questione esistono prestigiose ricerche a cui la politica italiana dovrebbe attingere, non certo per dividersi o farne arma di lotta contro l’avversario, ma semmai per trovare un’intesa culturale.

Fermo restando questo principio, quel che qui rileva è un altro dato: e cioè il silenzio (assordante) del Pd e del centrodestra a guida berlusconiana sul controllo dell’informazione pubblica da parte dei partiti politici. Non è un mistero che la Televisione di Stato, dal dopoguerra sia lottizzata e spartita fra partiti politici e correnti di questi. Un’occupazione militare, che appena un anno fa veniva confermata nero su bianco, in un’intervista a Micromega, dalla giornalista Milena Gabanelli dopo avere deciso di abbandonare la Rai: “La Rai – diceva la Gabanelli al cronista che la intervistava – è sempre stata in mano alla politica e sempre lo sarà. La differenza sta nella qualità delle persone che la governano, indipendentemente dal partito di riferimento. […]. La “competenza” è un requisito purtroppo non più richiesto, né in Rai né in altri settori della vita pubblica”.

Una triste realtà, che ovviamente va al di là della bravura e della correttezza di tanti colleghi giornalisti, di capiredattori e di direttori di sedi Rai, ma che evidenzia – ove ce ne fosse bisogno – che fino a quando l’informazione pubblica (che noi cittadini paghiamo sborsando quattrini per il Canone) continuerà ad essere controllata dalla politica, resterà una chimera la possibilità di ricevere notizie indipendenti dal potente politico di turno.

Ovviamente, si potrebbe qui aprire anche una lunga parentesi anche sull’informazione “privata”, con il principale gruppo (Mediaset) guidato dalla famiglia Berlusconi … con tutto ciò che ne consegue.

Ecco, se si vuole aprire seriamente una questione anche legislativa sulle “notizie false”, non si può prescindere anche da queste considerazioni e cioè dalla necessità urgente di una legge sul riordino del sistema radiotelevisivo italiano che svincoli la Rai dalla politica e sulla ripresa in parlamento di una legge sul conflitto di interessi (vi ricordate?), che da qualche anno, guarda caso, il centrosinistra ha sotterrato, “dimenticando” che era stata in passato uno dei suoi cavalli di battaglia mediatici.

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