21 Giugno 2019 - Ultimo aggiornamento alle 19.56

l'esponente della Commissione Femminicidio

Papatheu: “Nessuna attenuante sulla violenza contro le donne”

20 Marzo 2019

L’escalation di violenza contro le donne che prosegue in questi giorni è uno schiaffo alla dignità e al rispetto di tutte le donne, perchè assistere ad aberranti giustificazioni come la ‘tempesta emotiva’ e il ‘raptus’ è un’assurdità che toglie le parole e verrebbero, anzi, da dire delle parolacce su queste inammissibili attenuanti”. Lo ha dichiarato la senatrice siciliana di Forza Italia, Urania Papatheu a Montecitorio, nel corso di una conferenza stampa del gruppo di Forza Italia riguardante la presentazione delle proposte di legge sul tema del contrasto alla violenza contro le donne, i delitti di genere, e per l’introduzione nel codice penale dei reati di sexting e revenge porn.

All’iniziativa contro il femminicidio erano presenti Mariastella Gelmini, presidente dei deputati di Forza Italia, Anna Maria Bernini, presidente dei senatori azzurri, Mara Carfagna, vice presidente della Camera dei Deputati, le deputate azzurre Stefania Prestigiacomo, Giusi Bartolozzi, Federica Zanella, le componenti della commissione Femminicidio del Senato Urania Papatheu, Donatella Conzatti e Maria Rizzotti e tutte le parlamentari azzurre impegnate in prima linea su questo delicato fronte.

“Insieme alle mie colleghe di Forza Italia – spiega Papatheu – abbiamo presentato alla Camera dei Deputati le misure contro le atrocità delle violenze di genere. E’ una battaglia che ci vede sempre più unite, sia come partito ma ancor di più come donne, in questa ennesima lotta contro la violenza. Chiediamo alla stampa di essere al nostro fianco in una battaglia che riguarda tutti e mi auguro che ci possa essere un’altra Greta, come quella bambina che, a 15 anni e a dispetto di tanti 40enni che la criticano, è stata capace di creare un movimento di opinione in tutto il mondo. E’ essenziale che tra i giovani, nelle scuole e tra le future generazioni possano crearsi quelle basi essenziali per far capire quanto sia importante rispettare le donne e mettere fine a questa spirale di violenza. Voglio rivolgere un messaggio al Ministro dell’Interno Matteo Salvini. Spesso spopola il motto “prima gli italiani” ma un tempo si diceva: prima le donne e poi i bambini. Io rilancio l’invito al Ministro Salvini, affinché le donne in questo Paese vengano protette e i bambini ancor di più. E’ imperdonabile che il Governo abbia negato alla collega Mara Carfagna l’istituzione di un fondo specifico per i bambini che spesso rimangono soli, quando le madri vengono uccise e poi i padri che si macchiano di un crimine perdono la libertà. Ancor prima della generalizzazione del termine “prima gli italiani” bisogna proteggere quelle fasce più delicate che attualmente vengono non solo lasciate da sole, ma umiliate dallo Stato italiano che le isola e le abbandona nel loro dramma non solo fisico, ma anche interiore. Le donne da oggi non devono essere mai più sole”.

la sen. Urania Papatheu

Papatheu ha evidenziato la necessità di una svolta culturale a fronte delle tante, troppe donne che muoiono nel silenzio di un sistema che non le protegge e addirittura sembra riemergere lo stereotipo dell’onore tradito che ieri giustificava il delitto d’onore e oggi è diventato raptus di gelosia per il tradimento e tempesta emotiva per l’abbandono che l’uomo non è stato in grado di accettare”.Ogni 72 ore in Italia viene uccisa una donna eppure questa mattanza è diventata quasi normalità ma non è normale che sia normale Sempre più spesso colui che picchia, stupra o uccide una donna diventa carnefice da compassionare e l’omicidio viene visto come un gesto estremo, una tragica fatalità. Si dà un attenuante e si riduce la pena al colpevole che voleva ridurre la sua compagna in oggetto di suo possesso e si addossa alla donna parte della responsabilità o peggio ancora essa stessa diventa responsabile di aver suscitato gelosia. Il garantismo è parte integrante della nostra Costituzione ma questa mattanza non può e non deve avere nessuna giustificazione. Ritengo che oggi, come un tempo, l’ignoranza sia l’elemento di violenza peggiore della nostra società e quella e questa ignoranza è la nostra sentenza di morte, perché amare significare non dover dire mi dispiace, devo denunciarti, e credo che, tra le varie statistiche, ci sia un dato che forse pochi conoscono che rende l’idea. Dal gennaio del 2017, tutte le Questure hanno adottato il protocollo E.V.A. (Esame delle Violenze Agite), uno strumento che codifica le modalità di intervento nei casi di liti in famiglia e permette di inserire nella banca dati delle forze di polizia (Sdi) – indipendentemente dalla presenza di una denuncia o querela da parte della vittima – una serie di informazioni utili a ricostruire tutti gli episodi di violenza domestica che hanno coinvolto un nucleo familiare. Tramite l’utilizzo del protocollo sono state fino ad ora analizzate oltre 9 mila segnalazioni di violenze commesse tra le mura domestiche. Probabilmente tante altre centinaia e migliaia di donne subiscono senza che quella segnalazione l’abbiano mai fatta, e alcune di loro rischiano la vita o sono già morte. Ben venga il braccialetto elettronico , eliminazione delle attenuanti, il “Codice Rosso” e tutto quanto dia una risposta efficace a questa emergenza di crimini efferati e spietati. Le donne devono denunciare ma lo Stato ha il dovere di proteggere le vittime, senza più giustificare i carnefici”.

“Il mio impegno nella Commissione sul Femminicidio – conclude Papatheu – è per la previsione di un quadro normativo e sociale che preveda il rispetto e la tutela della donna, la certezza della pena per chi commette violenze ma anche l’opportunità per la donna di abbandonare la convivenza con il carnefice e di potersi rifare una vita in condizioni morali ed economiche dignitose. Per questo ho proposto l’istituzione di un sussidio, reddito di coraggio o libertà. Questa proposta sinora è rimasta lettera morta a Roma, ma non in Sicilia, dove già il 14 dicembre scorso l’Assessorato regionale alla Famiglia ha diramato una circolare a tutti gli uffici dei servizi sociali dei Comuni dell’Isola nella quale ha annunciato l’istituzione del “Reddito di libertà”, esattamente quello strumento, da me sostenuto, in grado di favorire l’indipendenza economica di ogni donna vittima di violenza. Ci troviamo, quindi, di fronte a un’emergenza sociale di drammatiche proporzioni che chiama questo Parlamento e questo Senato a doversi assumere tutte le responsabilità del caso e a farsi carico di arginare con delle misure esemplari un’ondata di violenza forse senza precedenti”.

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