19 gennaio 2018 - Ultimo aggiornamento alle 02.39
Catania Indiscutibilmente "femmina" la pietanza di Santa Lucia

Gigi Mangia e l’arancina. È lei lo Stupor Mundi… E c’è anche la Cuccìa

12 dicembre 2017

Gigi Mangia racconta l’arancina secondo… Gigi Mangia.

E’ arrivata Santa Lucia, la Santa della Luce, la Vergine Martire Siracusana che ha sedotto e affascinato finanche i glaciali Svedesi e con Lei riprende forza l’annosa diatriba tra Arancina e Arancino.

Arancina Damare secondo Gigi Mangia
Arancina Damare secondo Gigi Mangia

Non me ne vogliate: non ne posso più! l’arancino nacque il 13/12/1647: era riso cotto, amalgamato con miele e aveva un ripieno di cioccolato, la sua forma era simile a quella dell’Arancino catanese odierno, era uno dei tanti dolci votivi dedicati alla Santa dai Siciliani riconoscenti per lo scampato pericolo della carestia, che proprio un anno prima, in quello stesso giorno, era stato scongiurato dall’attracco di un bastimento carico di grano nel porto di Siracusa.

La storia delle arancine è diversa. L’Arancina nacque tanti secoli prima: la sua invenzione la dobbiamo al rosticciere dello Stupor Mundi:  all’Imperatore Federico II, si sa, piaceva cimentarsi nella caccia, di ogni genere, e per queste battute era necessario rifocillarsi con poco, ma spesso, e quelle palle di riso dorato e profumato dallo zafferano,  ripiene di erbe amare e carne di agnello o di cacciagione erano perfette.

Purtroppo, non duravano, inacidivano presto e comunque fredde a Federico non piacevano. Ecco allora la panatura e la frittura e così nasceva l’arancina. Il nome del dolce votivo si diffuse in tutta l’Isola.

Io, le mie realizzazioni a base di riso le ho chiamate “RisottiDaPasseggio”, per dirla in vernacolo: unni pozzu cchiù di stritfud e compari: il cibo, per me, è cosa seria, d’altra parte non potrebbe essere diversamente per uno che porta il mio cognome.

I miei RisottiDaPasseggio li ho titolati al femminile in quanto “realizzazioni a base di riso”, ma anche perché lei sempre femmina resta. L’arancina DAMARE, una storia d’amore tra il GAMBERONE GEDEONE, e la COZZA capRICCIosa, la PORCIOTTA, dove i chicchi del riso danzano  con  i porcini del bosco, la NERA nella quale il riso si lascia sedurre dall’inchiostro del calamaro, e questo si perde dentro al riso nero, la BIANCA che è una fonduta di formaggi al riso l’OTTAVA dove il riso si lascia trasportare dal Raù del quale Eduardo immortalò la ricetta  che è l’omaggio alle mie ascendenze partenopee, la PESTATA, un inno alla Sicilia, riso, pesto verde di agrumi. pomodori secchi, melanzane e caciocavallo e una piccola acciuga cantano le bontà della nostra terra.

Oggi, è anche il giorno della Cuccìa dal greco TA KO(U) KKIA, i grani. Nell’Antica Grecia era uso, per commemorare i defunti, mangiare sulle tombe grano bollito con miele e bere vino forte e dolce. Questa tradizione la si ritrova in tutta la Magna Grecia e così si intende come, per ringraziare la Santa, ma anche per ricordare i cari  che non erano sopravvissuti alla carestia, la Cuccìa sia diventata il dolce tipico di Santa Lucia.

In Puglia, in Basilicata e in Molise si prepara una freschissima Cuccìa con grano lesso, canditi, melograno, noci, mandorle, pistacchi e cioccolato : una vera delizia.

In Calabria invece la Cuccìa è un piatto particolarmente lavorato, va preparato nel “Tijaniello” ed è a base di grano e carne di maiale.

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