15 Giugno 2019 - Ultimo aggiornamento alle 18.22

Gli effetti del Congresso di Vienna: quando Malta si staccò definitivamente dalla Sicilia

12 Aprile 2019

Il Congresso di Vienna, che decise l’assetto dell’Europa dopo la conclusione dell’avventura napoleonica, si concluse dopo circa sette mesi di lavori nel giugno del 1815 affermando, e confermando, il principio “legittimista” così teorizzato dal rappresentante francese, principe Charles-Maurice de Tayllerand.

In base a tale principio i sovrani che erano stati detronizzati dalla rivoluzione francese e da Napoleone Bonaparte, il suo maggiore epigono, dovevano essere rimessi sul trono ed i territori che avevano fatto parte dei loro regni restituiti ai loro legittimi sovrani.

Ma mentre per tutto il resto d’Europa l’applicazione del principio non destò perplessità di sorta, quando si presero in considerazione i territori che erano appartenuti alla dinastia dei Borbone dell’Italia meridionale, la discussione non filò così liscia come si presupponeva. Re Ferdinando non godeva di molte simpatie. e lo sapeva bene la moglie Maria Carolina che nei giorni in cui fu ospite a Vienna perorò la sua causa presso il nipote imperatore Francesco II. Non era dunque un caso che facesse capolino la possibilità di una soluzione in contrasto col principio legittimista, quella di assegnare (o riassegnare) al sovrano Borbone solo una parte del Regno, magari la Sicilia e non il mezzogiorno d’Italia, oppure il contrario.

Infatti Gioacchino Murat – che aveva preso, almeno fino alla notizia della cosiddetta fuga di Napoleone dall’isola d’Elba, le distanze dall’imperatore suo cognato – avviando trattative segrete con i vincitori di Lipsia, aveva cercato, di farsi confermare nei domini del mezzogiorno d’Italia. Nonostante ciò e, soprattutto dopo la scelta dell’ambizioso Murat di tornare sotto le ali napoleoniche, alla fine si decise di confermare Ferdinando come re di Sicilia e di Napoli.

Tuttavia, proprio in contraddizione al principio affermato, dai domini dei Borbone vennero amputati due significativi territori l’uno amministrato direttamente, si parla del cosiddetto Stato dei Presidi, collocato sulle coste toscane il cui centro più importante era Orbetello, l’altro l’arcipelago maltese che fino al 1798 era stato amministrato, con grande insofferenza delle popolazioni locali, dal Sovrano Militare Ordine di Malta. Quelle isole che il 4 settembre del 1800, dopo che ne avevano scacciato con l’apporto del popolo maltese popolazioni locali gli invasori francesi, erano state occupate dagli inglesi con l’intenzione, visto il valore strategico ai fini del dominio del Mediterraneo che quelle isole avevano, di non mollarle più.

Per la cronaca, il dominio inglese ebbe il consenso popolare anche per la spinta all’economia locale che avevano promosso i nuovi padroni. Si può ben dire che l’arcipelago maltese, che dai tempi di Ruggero II era stato sempre considerato una porzione della Sicilia, da quell’anno se ne staccò per diventare sempre più territorio “altro” fino a costruire un’identità specifica e perfino diventare, anche in questo caso, nazione “altra” rispetto a quella italiana.

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