18 febbraio 2018 - Ultimo aggiornamento alle 16.10

La crisi del partito democratico e le scelte dell'ex assessore

I dubbi di Cracolici: andare via dal Pd o restare, vendendo cara la pelle?

13 febbraio 2018

Per ora è un’indiscrezione. Sussurrata, fatta girare con un pizzico di (involontaria…) complicità. Domani potrebbe essere uno dei primi, clamorosi, effetti concreti del redde rationem dopo il voto del 4 marzo nel Pd. Antonello Cracolici, volto storico prima dei Ds a Palermo e poi del Pd, assessore regionale all’Agricoltura di Crocetta e capogruppo all’Ars in passato dei dem, attuale deputato, confermato a Palermo, dal voto delle regionali, potrebbe decidere di sbaraccare e andare fuori dal partito Democratico.

Cracolici ha detto chiaramente di non condividere i percorsi e le scelte degli ultimi tempi del suo partito. In un’intervista del 2 febbraio scorso a Repubblica non ha fatto mistero del fatto che, in assenza di un sostanziale cambiamento, se dopo il voto delle Politiche non ci sarà la possibilità di costruire “un partito aperto con un’idea di centrosinistra unitario, oppure se il modello dovesse essere invece il partito di Renzi, vedremo se ci sarà la possibilità di costruire altrove il luogo del centrosinistra”.

Quale sarà, e se ci sarà, il luogo dell’altrove in cui potrebbero confluire Cracolici, (Arancio?) e altri big con le rispettive aree di riferimento, è presto forse per dirlo.

Liberi e Uguali, potrebbe essere l’approdo naturale, ma un ragionamento globale e di sintesi, dentro l’area dell’ex-assessore regionale s’impone. A dire il vero ai fedelissimi Cracolici in queste calde giornate di contestazione, che per molti arriveranno al limite del disimpegno tra i democrat, va predicando calma e soprattutto chiede di differire al dopo-voto il confronto, anche a muso duro, con l’anima renziana del partito.

Lui per primo non è entusiasta dell’ipotesi di lasciare il Pd, anche se dovesse risultare alla fine sguarnito di postazioni di comando e con un forte ridimensionamento elettorale, e togliere il disturbo. La ricomposizione pertanto dell’area con Panepinto, Alloro e gli altri scontenti nelle varie province, potrebbe avvenire anche all’ombra dello stesso Pd. Anche in posizione di conflitto più o meno permanente con il gruppo dirigente renziano.

Cracolici e Arancio rimangono due deputati regionali a legislatura appena cominciata. Avrebbero modo di esercitare ampiamente un ruolo all’interno del gruppo parlamentare all’Assemblea regionale siciliana.

In assenza di un aut aut, che oggi non si può escludere avvenga da parte dei renziani siciliani nel dopo voto, potrebbero sopraggiungere scelte diverse di sopravvivenza, da parte di quest’area, impegnata a resistere ben oltre la linea di demarcazione alzata da ‘i partigiani del Pd’; restare insomma anche come solido e articolato fronte di opposizione interna.

La partita si giocherà, inutile negarlo, sui numeri del voto siciliano. Sull’analisi dei risultati nei territori, specie in quelli dove maggiormente è montata la protesta, Caltanissetta, Trapani e Agrigento.

Oggi non arrivano dunque né promesse, né minacce di abbandoni di massa. Non arrivano però, per la verità, neanche promesse di amore eterno e di rimanere, a queste condizioni, in questo partito.

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