La Regione rimane ferma e impassibile sul depuratore consortile di Taormina e Giardini che sta per essere “invaso” dalle acque dell’Alcantara, e allora gli amministratori del Consorzio Rete Fognante annunciano una nuova missione a Palermo per un ulteriore tentativo di sbloccare la situazione. “Giovedì incontrerò il commissario straordinario del Parco Fluviale dell’Alcantara, Giuseppe Morano e poi andremo alla Regione, con molta probabilità in settimana entrante“, ha detto il presidente del Consorzio, Andrea Raneri, nel corso di una conferenza stampa tenuta a Giardini in contrada Pietre Nere, dove si trovano le strutture che trattano ogni giorno le acque dei Comuni di Taormina, Giardini, Letojanni e Castelmola. “Attendiamo segnali concreti dalla Regione e dal Dipartimento di Protezione Civile per avere quel supporto necessario a prevedere e soprattutto attuare in fretta un intervento a salvaguardia del depuratore. La situazione è grave – ha spiegato Raneri – e si può dire che il fiume sia ormai dentro il depuratore, sta scavando e sta sgretolando poco alla volta il muro che attualmente protegge il Consorzio. Il quadro ambientale è assolutamente critico“.

L’isoletta creata dall’Alcantara ha deviato il flusso delle acque spingendole proprio sul versante che si affaccia sul depuratore. Serve una risagomatura immediata dell’argine sinistro ma da Palermo non arrivano segnali incoraggianti. Nella zona del possibile disastro c’è anche un palo del’alta tensione, che se danneggiato lascerebbe al buio diversi Comuni della zona di Catania oltre che ovviamente l’intera Valle dell’Alcantara. E’ il primo polo turistico siciliano, dove a maggio si terrà il G7 ma la Regione sembra non ricordarsene: ma cosa accadrebbe se in quei giorni del summit mondiale di primavera  Giove Pluvio dovesse inscenare qualche fuori-programma? Già da mesi ed anzi anni è in atto una condizione ambientale di stato emergenziale predisastro ma sin qui la Regione non ha mai fatto passi concreti nella direzione di interventi urgenti di restauro della sponda sinistra orografica ortemente erosa negli ultimi anni dal fiume. Tutto si è fermato ad una lunga e sterile sequenza di sopralluoghi senza poi un seguito concreto. Oltre le buone intenzioni poco o niente. Le piogge potrebbero riproporsi da un momento all’altro eppure nel territorio che a maggio ospiterà il G7 non si riesce a garantire la sicurezza del depuratore comprensoriale con un definitivo e duraturo restauro geo-ambientale. La variazione della morfologia fluviale avvenuta in corrispondenza dello spigolo orientale del depuratore è irreversibile e continua ad interessare la pianura alluvionale ed il depuratore stesso in relazione agli eventi di piena che si verificano in concomitanza con le precipitazioni atmosferiche.

Raneri adesso si prepara ad andare a Palermo all’assessorato all’Energia, dove verrà discussa la fattibilità e quindi il possibile finanziamento di due progetti per gli impianti di Giardini e Letojanni, inerenti il trattamento delle acque di prima pioggia: su Giardini per un importo di 850 mila euro, e su Letojanni per 350 mila euro. E’ in corso d’istruzione la pratica di richiesta di finanziamento on in alternativa il relativo iter per indire una manifestazione di interesse mirata alla realizzazione delle opere con la modalità del “progetto di scopo”, tramite cioè l’intervento  di imprese private del settore (con rimborso delle prestazioni nei prossimi 5 anni e maxi-rata finale). Intanto, dal 1 giugno 2015, dall’avvio della conduzione in house degli impianti, fino al 31 dicembre 2016, il Consorzio ha comunicato di avere effettuato a Letojanni la sostituzione di due linee di fibre cave ammalorate per 460 mila euro, e di aver impiegato 40 mila euro per l’acquisto di pompe. A Giardini invece sono state sostituite due “soffianti” per 25 mila euro, ed anche dei diffusori con ripristino apparecchiature elettromeccaniche per 20 mila euro, con acquisto pompe per 40 mila euro, rifacimento dissabbiatore per 50 mila euro e ripristino griglie di sollevamento generale per 30 mila euro ed ulteriori lavori alle stazioni di sollevamento per 100 mila euro. Secondo quanto rilevato dagli indicatori idraulici e idrocinetici in un anno e mezzo sono stati trattati 4.911.355 mc di liquami.