19 novembre 2017 - Ultimo aggiornamento alle 14.14
L'analisi

Il PD non ha perso la battaglia ma rischia di perdere la guerra

11 novembre 2017

Pessimo risultato quello del PD siciliano? In realtà è rimasto sui livelli che ha sempre avuto e in qualche caso li ha anche aumentati. Infatti quella del 5 novembre potrebbe non essere una sconfitta. Ma certamente è un risultato che deve far molto riflettere.

Il tema di fondo è che è fallito quell’allargamento che si voleva perseguire.

Il PD siciliano non è riuscito ad allargare quella base elettorale per passare da un misero 13% perlomeno al medio nazionale non dico del 40%, obiettivo per riuscire ad essere la prima forza politica, ma nemmeno a quel 25-30% che lo renderebbe seconda forza del Paese.

La rivoluzione del Renzi nazionale in Sicilia non è passata – la sensazione che si ha nell’elettorato che il Pd difende le stesse rendite di posizione che difende il centrodestra. Forestali, regionali, lavoratori socialmente utili e la pletora di chi ha ritenuto di trovare nella mucca Regione il suo lauto pranzo, la sua mammella ormai sempre meno gonfia, quei “sordi mansi” che in tanti cercano.

La presidenza Crocetta, al di là dei risultati economici che pure ci sono stati, ha continuato quel percorso di assistenza ai protetti e abbandono dei disperati che ha ormai caratterizzato il governo della Regione degli anni dell’autonomia. Il partito è rimasto, come il centrodestra, governato dai signori della politica, che fanno muro a qualunque nuovo ingresso, anche loro timorosi di perdere quelle rendite di posizione che li hanno protetti e terrorizzati a far diventare il merito il centro della selezione della classe politica.

Per cui le difficoltà a tesserarsi sono state le stesse che c’erano nella DC dei Mattarella e dei Mannino e quell’allargamento alla società civile è solo di facciata perché al momento opportuno nemmeno l’informazione delle riunioni passa. Il tema di fondo è che le rendite di posizione non vano perse, mentre le segreterie sono luoghi nei quali vengono ammessi solo coloro che rappresentano possessori di azioni del partito azienda.

E il candidato pulito, cosi come nel centrodestra diventa la foglia di fico per coprire tutte la poca credibilità pubblica dei candidati professionisti, che invece sanno come portare la loro dote non sempre limpida di voti.

Dei temi veri quelli che riguardano la fuga dei cervelli e delle braccia sono pochi ad essere interessati. La proposta di un programma economico fatta qualche giorno prima delle elezioni non è stata accolta con molto entusiasmo ed i temi veri di politica economica non hanno avuto grande interesse nel programma del centrosinistra.

Il centro destra in verità è stato molto più ricettivo ed alcune proposte fatte, attrazione di investimento dall’esterno dell’area, ZES, benchmark con Emilia Romagna, sono state oggetto della loro campagna elettorale ed addirittura del discorso di Berlusconi al Politeama.

Ecco perché infine coloro che vogliono il cambiamento si sono rivolti al raggruppamento che, anche se con competenze veramente limitate, faceva nascere la speranza di poterlo se non portarlo a termine perlomeno iniziarlo. Per questo va riconsiderata tutta la politica del Pd siciliano e vanno messi in discussione i protagonisti che non hanno capito che o si cambia o si continuerà a perdere e certamente a non vincere ed a fare testimonianza per poi inciuciarsi al governo della Regione.

 

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