ksm corteoPesanti deroghe contrattuali per scongiurare i licenziamenti. Non tutti però. L’azienda, infatti, nonostante i sacrifici richiesti, non garantirebbe la totalità dei posti di lavoro. Si tratta di 516 vigilanti e 8 amministrativi. È questa l’ipotesi prospettata da Ksm alle organizzazioni sindacali nel corso di un incontro tenutosi ieri alla presenza dei funzionari del Centro per l’Impiego di Palermo.

Inoltre, Ksm continuerebbe a procedere con i cambi di appalto per cedere le proprie commesse, considerate antieconomiche, ad altri istituti di vigilanza. Un’eventualità che alimenta i dubbi e le perplessità dei sindacati, poiché tali istituti non darebbero garanzie adeguate sia in termini di pagamento degli stipendi sia in termini di stabilità lavorativa.

La proposta ha fatto saltare dalla sedia i rappresentanti dei lavoratori, ma comunque rappresenta pur sempre la base di una trattativa delicata e difficile, che due giorni fa ha visto scendere in piazza i lavoratori. Ad oggi la società di proprietà della famiglia Basile si era limitata esclusivamente a confermare i licenziamenti senza prospettare soluzioni alternative.

I sindacati, ha spiegato Mimma Calabrò, segretario regionale della Fisascat Cisl, si sono riservati di approfondire la proposta con le rsa ed i lavoratori in vista del prossimo appuntamento previsto per il 6 luglio prossimo. In quella data, hanno sottolineato Salvo Leonardi e Stefania Radici della Filcams Cgil, “verificheremo se ci saranno proposte alternative da considerare o se non ci sarà più margine per un accordo”. Quest’ultimo, tuttavia, dovrà essere sottoposto a referendum.

Qualora una parte dei licenziamenti fosse inevitabile, Ksm ha dato la sua disponibilità a garantire incentivi economici all’esodo ed il diritto di prelazione nelle assunzioni delle aziende facenti parte del gruppo e nella sede di appartenenza.

La Uiltucs, ha detto Marianna Flauto, segretario generale in Sicilia, si è detta “disponibile a valutare la proposta a fronte dell’impegno da parte dell’azienda a salvare i lavoratori dal licenziamento offrendo le dovute garanzie e condividendo un piano industriale di risanamento che sia oggetto di verifica e monitoraggio. Qualsiasi accordo dovrà comunque garantire criteri di equità e non discriminazione”.