18 Agosto 2019 - Ultimo aggiornamento alle 17.05

La divisione amministrativa della Sicilia. “Dai valli alle province”

1 Febbraio 2019

Nasce oggi “I CONTI con la storia. Appunti sulla Sicilia preunitaria“, nuova rubrica settimanale su ilSicilia.it curata da Pasquale Hamel, noto storico, scrittore e direttore del Museo del Risorgimento Vittorio Emanuele Orlando di Palermo. Di seguito il primo contributo. 

—–

Fra le grandi novità introdotte dalla Costituzione siciliana del 1812, materialmente scritta dall’abate Paolo Balsamo che si era ispirato al modello britannico, si può ascrivere il superamento dell’antica divisione territoriale, la cui origine risaliva alla dominazione araba, “antiquae divisiones saracenorum” come si legge in un documento del 1094, in tre cosiddetti “valli”.

Segnatamente, il Val di Mazara che comprendeva tutta la Sicilia occidentale, in Val di Noto, che comprendeva la Sicilia sud orientale, e in Val Demone, che comprendeva la Sicilia nord Orientale.

La nuova divisione territoriale si incentrava sui circondari che richiamavano le contee inglesi. Nella prima stesura erano individuati 23 circondari cui si aggiunse, per volontà di Ferdinando II, nel 1838 il circondario di Acireale. Il circondario permetteva di valorizzare alcuni centri importanti dell’isola ed era, per alcuni centri importanti dell’isola, un riconoscimento formale rispetto a quanto già di fatto avveniva. L’istituzione del circondario corrispondeva ad una modernizzazione dell’amministrazione locale, con enti intermedi che esercitavano numerose funzioni e permettevano di avvicinare il cittadino allo stesso ente.

La riforma amministrativa del 1812 venne, tuttavia, rivista nel 1817, dopo che con la legge fondamentale – decreto dell’8 dicembre 1816 – erano stati unificati, per volontà di Ferdinando I, il Regno di Sicilia e il Regno di Napoli nella nuova entità politica che prese nome di Regno delle Due Sicilie. La nuova legge suddivideva il territorio del Regno in “intendenze”, più o meno, corrispondenti alle nostre province.

Per la Sicilia furono allora previste sette “Intendenze”, nello specifico Palermo, Trapani, Girgenti, Caltanissetta, Messina, Catania e Siracusa. Tuttavia, visto la positiva funzione che avevano svolto, la riforma del 1817, tuttavia, non soppresse il circondario, trasformandolo in una sorta di sottoprefettura, denominata “distretto”, con a capo un sotto-intendente, con funzioni e competenze specifiche.

Quest’assetto rimase tale – veniva solo cambiato il nome e da “intendenza” si passava infatti a “provincia” – anche dopo l’unificazione italiana e solo nel 1927, durante il periodo fascista, vennero aggiunte due nuove province, quella di Enna e quella di Ragusa. Ragusa ebbe come sponsor il potente gerarca fascista Filippo Pennavaria, mentre Enna, si dice, che avesse strappato il posto originariamente destinato a Caltagirone, città natale di un antifascista come lo era stato don Luigi Sturzo, solo perché in quest’ultima città continuava ad essere presente una forte opposizione popolare.

Tag:
LiberiNobili
di Laura Valenti

Le regole sono fatte per essere eseguite ma anche trasgredite

I piccoli devono, prima di tutto, acquisire la fiducia e la capacità di affidarsi, senza condizioni, ai genitori, anche se rimane un loro sacro e santo diritto essere resi consapevoli dei perché sì e no. I bambini non si trattano da idioti o con eccessive espressioni onomatopeiche, a meno che non si scherzi e giochi.
Epruno - Il meglio della vita
di Renzo Botindari

Palermo dai Capelli Rossi

Non sono qui oggi a parlarvi della prostituzione, non voglio mettere al centro dell’attenzione storie di novelle “bocca di rose” poiché il discorso sarebbe troppo complesso... Parlo di Palermo e dei suoi look diversi...
Wanted
di Ludovico Gippetto

“I vestiti nuovi” della dea di Morgantina

Il caso della famigerata dea di Morgantina, ritornata in Sicilia nel 2011 dopo una lunga trattativa con uno dei più grandi musei del pianeta: il J. Paul Getty Trust di Malibu, in California.
Rosso di sera
di Elio Sanfilippo

Il 25 aprile festa della libertà tra memoria e impegno

Anche quest’anno la ricorrenza del 25 aprile non è immune da polemiche insulse e pretestuose che puntano a delegittimare e a ridimensionare la portata storica di quel straordinario avvenimento che fu la Resistenza, quel grande movimento di popolo che restituì agli italiani la libertà e cancellò la vergognosa pagina del fascismo.