13 dicembre 2017 - Ultimo aggiornamento alle 19.52

La medicina è un’arte, non una garanzia

9 ottobre 2017

La sua migliore applicazione dipende dal singolo operatore sanitario

In media, si preferisce andare dal medico per qualunque questione di salute, dall’influenza alla schizofrenia, dalla sclerosi multipla alla sindrome di Tourette. Tuttavia non è una garanzia di cura né è detto che sia la migliore strategia.

La Medicina, nella quale, come sapete, io comprendo anche la Psicologia clinica, in quanto non si possono scindere mente-corpo-relazione, non solo non è una scienza esatta, ma è in continua evoluzione. La sua migliore applicazione dipende da noi operatori sanitari.

Il codice deontologico e il giuramento di Ippocrate sono l’unica costante, per il resto intervengono numerose variabili: la formazione (assidua), la capacità creativa e di problemsolving, la volontà di rispondere efficacemente e proficuamente a una domanda di aiuto, l’anteporre l’interesse del paziente ai propri. Le terapie e i trattamenti possibili sono molteplici e andrebbero definite e studiate “su misura” di quel determinato e specifico paziente, considerando le sue caratteristiche psicofisiche globali. È assolutamente scorretto e superficiale il medico che si tiene un paziente o non cambia strategia di intervento anche se non ottiene alcun risultato o se il paziente si aggrava nel tempo.

Possibilmente, non può mutare prospettiva e terapia perché non ha una formazione ampia, non lavora in equipe o in rete. Non si può avere la presunzione di poter intervenire solo su di una dimensione dell’individuo (il corpo), escludendo le altre, e viceversa; e non si può supporre di aver raggiunto la massima conoscenza, perché si tratta di una disciplina in costante ri-evoluzione e perché tout court non si può sapere tutto.Oggi la formula di guarigione è: lavorare in rete o in equipe, anche se non si è all’interno di una struttura. La formazione diuturna va supportata da una adeguata apertura mentale.

Molti medici non credono nella medicina naturale e omotossicologica, condizionando con la loro microcefalia gli stessi pazienti gregari. È, invece, una possibile e valida alternativa, senza gli effetti collaterali e le alterazioni che provocano i farmaci conformistici, quando non si tratta di un rafforzamento che rende più efficace e meno dannosa la terapia farmacologica. Nel caso di un disturbo schizoaffettivo, il quale rientra nello spettro schizofrenico, ma con minori compromissioni cognitive, si può ben ed efficacemente intervenire da più lati, lavorando con medici con competenze differenti. L’ideale sarebbe: lo Psicologo (esperto in training cognitivo, terapia rieducativa globale e igiene psicofisica), lo Psichiatra psicodinamico, l’agopuntore omotossicologo, un medico bionutrizionista (non nutrizionista), un medico funzionale, uno psicoanalista e, possibilmente, un personal trainer.

Lo scetticismo e il cinismo, in ambito scientifico, dovrebbero essere sostituiti da un sano “scientismo” che porta a ritenere valido solo ciò che è comprovato scientificamente. Se si ignora una determinata procedura, prima di diffondere o confermare false credenze e preconcetti, è opportuno documentarsi.

Quello che deve guidarci nel nostro difficile compito è quel dubbio che verte l’uomo verso la conoscenza, portandolo a osservare tutto scrupolosamente, ma non a pervenire a conclusioni condizionate da pregiudizi e preconcetti, illudendosi di credere in discussioni fondate. La Scienza non giunge alla verità sulla base di opinioni (anche se estrapolate dai media), ma sulla base di ipotesi che vengono sottoposte a controllo sperimentale. Il camice non è la giusta uniforme per gli ignoranti anche se è bianco come il vello da pecora che indossano con così tanto orgoglio.

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