20 ottobre 2017 - Ultimo aggiornamento alle 20.23
Ardizzone ieri sera aveva chiesto che "non si facessero leggi omnibus"

L’Ars in versione balneare riporta in vita le Province

10 agosto 2017

Alla fine l’Ars rimise in campo le Province. Con un voto finale di 32 deputati favorevoli su 47 e il voto contrario di Crocetta e dei 5 stelle, l’esito di una lunga giornata sovverte il tortuoso iter di leggi durato cinque anni.

Si riparte  così dall’inizio.

Si voterà nella primavera del prossimo anno. Le indennità saranno equiparate a quelle del sindaco della città capoluogo, mentre solo rimborsi previsti per i consiglieri.

Questa la cronaca della giornata:

È iniziata alcuni minuti dopo le 12 la seduta dell’Ars che dovrebbe completare l’esame e la votazione del collegato alla Finanziaria. Ardizzone ieri sera aveva chiesto al Parlamento siciliano che “non si facessero leggi omnibus”, un unico calderone in cui infilare norme tra loro non sempre collegate e spesso frutto di accordi occasionali tra singoli deputati.

L’Ars che si appresta ad andare in vacanza, potrebbe approvare già nella seduta odierna il Ddl 1307-1282 A, “Disposizioni in materia di elezione diretta del Presidente del libero Consorzio comunale nonché del Sindaco e  metropolitano e del Consiglio metropolitano. Norme sulla pubblicità e sul controllo delle spese elettorali”.

Sull’articolo 77 del ‘collegato’ che prevede l’Istituzione del Parco dei Monti Peloritani, critici il deputato Rinaldi (Forza Italia) , perplesso sul fatto che la nuova struttura possa essere priva di costi aggiuntivi per la Regione.

Per Formica (Lista Musumeci): “Basta prendere il bilancio della Regione e vedere quanto costa un Parco, almeno non si fa una legge per prendere in giro i cittadini. O mettiamo in moto il meccanismo che ha un costo o non è vero che si la struttura e diamo un contentino a qualcuno Siamo fuori da questa ipotesi di sviluppo. Siamo contrari. È una imposizione ideologica Sarebbero solo nuovi posti di lavoro a carico della Regione. Non servono nuovi carrozzoni”. 

È toccato all’assessore Baccei chiarire che con il blocco delle assunzioni non si potrebbero fare nuovi assunzioni senza una ulteriore legge.

Per Pino Apprendi (Pd): “I Parchi sono importanti, conservano, flora, fauna e biodiversità e sono importanti per i turisti. Sono anche un presidio del territorio per gli incendi. Al’estero ce li invidiano. Non comprendo le ragioni dell’ostilità dell’Aula. Bisogna scegliere e votare, senza voto segreto. Ognuno si assuma le responsabilità”

Per il governo è intervenuto anche l’assessore Cracolici: “La possibilità di istituire un Parco è un fattore di promozione di un territorio. Occorre vendere la qualità. Nel 1986 quando fui istituto il Parco dei Nebrodi, Comuni e cittadini  erano contrari, poi sono stati gli enti locali a chiedere di aderire e farvi parte. Non possiamo continuare a  dividerci, facendo confusione. Ma non usiamo elementi che hanno effetti valutativi distorsivi. Il Parco economicamente conviene”.

Angela Foti (M5S) prima del voto finale sull’articolo 77 ha chiesto  chiarimenti al presidente Ardizzone. In particolare ha ribadito  la possibilità che i nomi dei componenti del comitato non siano limitati solo al governo e all’assessore: “In questa maniera si perde il senso di molte delle cose che abbiamo detto. Diamo anche la possibilità ai cittadini di esprimersi”.

Ardizzone ha dunque messo ai voti la proposta del parlamentare di Ap Fontana che ha chiesto lo stralcio dell’articolo, ma l’Aula ha respinto la proposta. (31 contrari e 25 favorevoli)

Alla fine con l’approvazione di un emendamento soppressivo in cui il governo è stato  battuto (34 favorevoli e 22 contrari) la proposta relativa al nuovo Parco è stata bocciata.

La discussione sulla legge che dovrebbe riportare in vita le Province, che hanno mantenuto le loro funzioni in questi anni, subendo solo ridimensionamenti rispetto agli stanziamenti da parte del governo nazionale, ha visto come protagonisti il presidente della Commissione Affari istituzionali Cascio, l’assessore Cracolici e il parlamentare di Cantiere popolare Cascio. Il rischio di impugnativa che, Crocetta per primo, temono possa annidarsi tra le pieghe della legge che andrebbe a essere approvata, rende molto cauto il parlamento siciliano. Di diverso avviso l’esponente centrista vicino a Saverio Romano. Cordaro ha anche eccepito: “Non capisco a che titolo inerviene sull’argomento l’assessore Cracolici, dal momento che è presente in Aula  l’assessore alla Funzione pubblica Lantieri”.

Il presidente della  Commissione  Affari istituzionali, Cascio ha precisato : “Chiediamo che ci sia una rappresentanza democratica negli enti di area vasta. Per questo vogliamo che i cittadini si esprimano. Per fare questo l’impegno era di non modificare l’architettura della riforma Delrio. L’Aula si determini, ma se tocchiamo l’elezione del sindaco metropolitano il rischio dell’impugnativa c’è”.

Polemica in Aula invece in occasione della richiesta da parte di Pino Apprendi che, rivolgendosi alla presidenza, ha chiesto il motivo della mancata trattazione di un suo emendamento. Il vice-presidente Lupo ha risposto che ciò è avvenuto per ragioni tecniche su una parte di materia che il parlamento al momento non poteva trattare.

Cracolici  sull’approvazione della norma in questione ha dichiarato: ” La decisione del parlamento siciliano di approvare gli articoli della legge che ripristina l’elezione diretta a suffragio universale del sindaco metropolitano è una palese violazione della norma nazionale che ha avuto da parte della stessa Assemblea regionale il suggello di grande riforma economico sociale, da applicare anche in Sicilia”

“Non si gioca con le istituzioni”,  ha  invece commentato il presidente dell’Ars Ardizzone, al termine della discussione sulla legge sul Consorzio autostradale. La mancanza del numero legale su questa norma la dice lunga. L’impressione chi si dà all’esterno è che siamo interessati alle poltrone che non al resto”

Ardizzone aveva provato a inserire la norma di raccordo sulla fusione Anas- Cas all’interno del collegato, ma senza successo.

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