18 Agosto 2019 - Ultimo aggiornamento alle 12.37

Messaggeri chimici: come favorire la produzione serotoninica senza psicofarmaci?

5 Luglio 2019

Un paziente mi ha chiesto: “come può uno psichiatra somministrare psicofarmaci che attivano la serotonina senza fare prima un esame specifico?

La risposta più semplice è che, se si hanno certi sintomi, ciò è dato dal fatto che vi è carenza nella produzione serotoninica. Tuttavia, si può facilitare la produzione di questa sostanza, e di altre, in modo naturale. Vediamo come. In prima approssimazione, però, vorrei spiegarvi come funziona il corpo umano e, in particolare, i processi chimici che consentono, prima, l’immagazzinamento e, poi, la liberazione dei neurotrasmettitori.

Cosa sono i neurotrasmettitori? Possiamo definirli come sostanze che vengono liberate dai neuroni a livello sinaptico, se si assumono comportamenti alimentari, fisici e relazionali adeguati, e che esercitano la propria influenza, a loro volta, su altre cellule e organi del corpo umano. Il principio è sempre lo stesso: è tutto collegato!

Per potere svolgere le sue funzioni, la sostanza deve essere prodotta e liberata dall’organismo in quantità sufficiente. Qualora questo non accada, nei casi più estremi, di paralisi più che cerebrale, psicofisica (grave depressione), viene introdotta dall’esterno con un farmaco che, in concentrazioni e dosi opportune, è in grado di riprodurre l’azione del neurotrasmettitore.

Il mio paziente, però, non ha torto. Esistono delle tecniche istochimiche e autoradiografiche molto efficienti che permettono la localizzazione sia dei neurotrasmettitori sia dei peptidi neuroattivi su sezioni istologiche di tessuto nervoso. Sia le catecolamine (dopamina, norepinefrina, epinefrina) sia l’indolamina o serotonina formano derivati fluorescenti quando vengono esposti a vapori di formaldeide (Bengt Falk e Nils Hillarp).

L’ informazione trasportata dai neuroni è codificata in segnali elettrici che viaggiano lungo gli assoni fino a raggiungere le terminazioni nervose sinaptiche.  I complessi messaggeri-recettori che risultano da questi legami e da queste connessioni sono deputati a trasformare le informazioni in segnali elettrici e metabolici necessari all’intero sistema nervoso per disporre di una gamma straordinariamente ricca e vasta di movimenti ed eventi psicofisici che determinano la vita (E.R. Kandel, J. H. Schwartz, T.M. Jessell).

Tutto parte dalla pelle che costituisce, insieme alle fanere (unghie, peli, capelli), l’involucro protettivo dell’essere umano. È l’organo di senso del tatto e riguarda le nostre relazioni con gli altri. Sono, quindi, molto importanti per il buon esito dei processi sinaptici tutti, le qualità degli scambi affettivi che si hanno con gli altri. Molto spesso, emozioni negative e distruttive, come la rabbia, il rancore, il risentimento, l’odio che, in quantità moderate, funge, al contrario, da motore e carburante, blocchino la buona codificazione dei segnali elettrici e, quindi, la produzione di determinate sostanze. Tale fenomeno esprime i pensieri diffusi attraverso le cellule e che non sono lieti ma invalidanti e distruttivi (Claudia Rainville).

Come stimolare, dunque, la naturale produzione chimica? Quando si sta male e l’organismo cessa di funzionare occorrerebbe cambiare: ambiente, lavoro, relazioni e alimentazione. Smetterla di rimanere lì fermi come bersagli da ferire, anche involontariamente; come ebeti da guidare in tutto, perché si agirebbe in modo diverso e ci si convince (e ci si fa persuadere) che sia una maniera sbagliata.

Vi lascio con un aforisma creato per l’occasione: non trattatemi da morta perché sono viva! Non trattatemi da morta convinti di trattarmi da viva! Lasciatemi viva e io sarò libera o lasciatemi libera e io sarò viva!

Vivete e lasciate vivere, dice il saggio detto popolare, e avrete meno bisogno di noi medici e psicologi.

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