13 dicembre 2017 - Ultimo aggiornamento alle 19.52
Palermo Ricordi e usanze in dialetto

Nostalgia delle abbanniate

6 ottobre 2017

Carissimi,

abbanniatainizio ad avere grande nostalgia delle “abbanniate”, quando la mattina d’estate, molto presto passava un omino che gridava: “astura v’arrifriscanu!”

Non c’era bisogno di dire altro. Watzlawick non doveva fare appello alla necessità di comunicare poiché l’omino aveva già espresso chiaramente di cosa si trattasse, senza ricorrere a trucchi pubblicitari o marketing, l’omino vendeva i “gelsi”. I gelsi a quell’ora della mattina ti rinfrescavano.

E quanti di noi, sono cresciuti con il “cocco bello, cocco” delle spiagge assolate dove un abbronzatissimo venditore con i piedi nudi adiabatici percorreva sulla sabbia rovente i cortili pieni di capanne a Mondello.

Ma “quanto è bello u sfincionello”, davanti alle scuole, con la sua cipolla digeribile alle quarantottore, per non parlare di quel brik metallico con il quale si cospargeva l’olio della cui origine controllata nessuno si è mai chiesto (poteva anche essere olio riciclato di radiatore, i nostri stomaci non avrebbero trovato alcuna differenza).

E chi ricorda le promesse del “cu mancia patate nun mori mai”? Molto presto scoprimmo che erano di false attese, come quelle del “talè comu t’arripara talè”, quel subdolo astuccio che conteneva piegato una sorta d’impermeabile in plastica, che se forse ti avrebbe riparato allo stadio da un improvviso acquazzone certamente ti avrebbe costretto a un bagno di sudore.

E che dire della fiat 850 con i fornelli in buona mostra sul tetto e il nastro registrato che continuava a ripetere: “Si riparano cucine a gassi”?

ingombranti rap palermoMa “l’abbanniata” della quale ho grande nostalgia e che certamente attraverso la sua scomparsa ha cambiato in peggio la qualità della nostra vita, era quella anticipata dal colpo di fischietto e cioè: “Amunnizza”. Nei piccoli centri ciò avveniva ancora fino a qualche anno fa.

A quella energica abbanniata un omone con un sacco nero a spalle, faceva anche sette piani a piedi, ti bussava alla porta e la massaia usciva andandogli incontro con la sua pattumiera prima di sdivacarla all’interno dell’enorme sacco nero, in una comunione di rifiuti che mescolandosi veniva dall’omone buttata nella lapa, o nel mezzo mobile per la raccolta che lo aspettava davanti al portone. Le strade erano pulite, perché non esistevano né i sacchetti, né il contenitore per la spazzatura a ridosso dei marciapiedi.

Venne il tempo dell’AMNU, azienda municipalizzata nettezza urbana, molto prima di AMIA o RAP e certo non si leggeva giornalmente di dissesti finanziari, l’omino si chiamava “spazzino” e non si offendeva visto il dignitosissimo lavoro fatto pari a tanti altri, ed erano gli anni sessanta, in una terra che veniva dal dopoguerra e sognava.
Poi venne l’epoca del “netturbino” e in fine l’epoca “dell’operatore ecologico”, come se un nome potesse cambiare la sostanza dei fatti.

Vennero gli autocompattatori sofisticati, venne la raccolta differenziata a macchia di leopardo, vennero i rifiuti ingombranti, vecchi salotti, materassi e cantarani ad arredare i marciapiedi ma nulla fu più come prima. L’urlo giornaliero “Amunnizza” è stato soppianto da un urlo ancora più disumano proferito in orari generalmente notturni, nel pieno del profondo sonno, “Vaiiiiii”, che sancisce il segnale che dall’operatore ecologico addetto a riversare i cassonetti nell’autocompattatore giunge al guidatore del mezzo per invitarlo a raggiungere l’ulteriore gruppo di cassonetti al prossimo sito.

Rimpiango anche i primi cassonetti dove dentro si buttava di tutto, finanche le persone, rimpiango il raccoglitore di ferro che prima gettava un’occhiata dentro il contenitore posteggiando la sua lapa a ridosso dello stesso e poi abbanniava “ferri viecchi n’aviemu?”

Che paese era quello, oggi guardo con nostalgia nelle mattinate l’operatore ramazzare i marciapiedi e le caditoie con la sua scopa di plastica verde, assai efficace, lavorando in solitario con il suo piccolo mezzo, svuotando finanche i cestini ancora non vandalizzati consapevole che tale pulizia non durerà neanche un’ora, poiché all’espressione “schifiu a città è ngrasciata” il cittadino continuerà a trattare le strade come una enorme pattumiera e a poco serviranno le isole pedonali.

Tra “Amunnizza” e “Vaiiiiii” si compi una rivoluzione copernichiana cambiando il “senso e la direzione” del servizio, poiché prima era l’amministrazione con il suo sacco nero ad andare porta a porta verso il cittadino, oggi è il cittadino che va verso gli autocompattatori. Magari non c’è una logica, magari era più costoso ma certamente più umano e l’immondizia passava direttamente dalle case ai camion della raccolta, senza sostare nelle strade, ma una cosa è certa, nel primo caso le città erano più pulite.

Un abbraccio Epruno.

Tag:
Epruno - Il meglio della vita di Renzo Botindari
Lectio Magistralis
Carissimi, Seduto comodamente in poltrona davanti al mio albero di Natale, luccicante oltre modo, ma molto personalizzato tanto da non sembrare asettico con quei fiocchetti
Il cielo di Paz di Mari Albanese
Me la sono cercata… Se rinascessi vorrei essere donna
Eppure questo pianeta non sembra amarci tanto. Non ci vogliono bene le politiche economiche che continuano a trattarci da “schiave”, il nostro lavoro continua ad essere sottopagato e nelle professioni più spiccatamente “maschili” abbiamo difficoltà ad affermarci.
CapitaleMessina di Gianfranco Salmeri
Troppo tardi, Renzi!
È troppo tardi: l’appeal politico di Renzi è al minimo storico, la sua immagine di “rottamatore” non è più credibile. Adesso è bene che faccia un passo indietro...