16 gennaio 2018 - Ultimo aggiornamento alle 12.33

Renzi stia dietro le quinte. Almeno per ora

30 dicembre 2016

La scelta di Matteo Renzi di fare un passo indietro ha in sé una duplice valenza: un atto necessario di coerenza politica per l’interessato, ma anche un vantaggio per la situazione politica generale, e ne spiegheremo il perché.

Con l’asserzione precedente non  intendiamo esprimere un giudizio politico negativo sul leader del PD, al quale invece riconosciamo il merito di aver impresso un’accelerazione al processo di modernizzazione del paese, insieme all’affermazione di un ruolo meno subordinato rispetto alle burocrazie di Bruxelles ed ai partner europei, ed alla realizzazioni di riforme, che, tra luci ed ombre, si aspettavano da decenni; ma non si può negare che, dopo l’esito referendario, la sua spinta riformatrice abbia subito una pesante battuta d’arresto, e che la stagione da egli incarnata abbia, almeno per ora, esaurito gran parte della propria capacità propulsiva, e ciò a prescindere dalla presenza o meno di Renzi a Palazzo Chigi.

Matteo Renzi al Governo, in questi frangenti, costituirebbe soprattutto un elemento di esacerbazione del conflitto politico, del quale il Paese non ha assolutamente bisogno.

In questo momento serve che si abbassino i toni della polemica politica, di recente fin troppo esasperati, anche perché  i movimenti populisti accrescono i propri consensi in un clima di contrapposizione ed odio, e soffrono i toni misurati e pacati.

Per questo è un bene che Renzi stia dietro le quinte.

E il mite, dimesso, anche un po’ noioso Gentiloni, così diverso dal proprio precedessore e mentore, potrebbe essere molto utile per disinnescare la minaccia Grillo.

Il provvisorio Gentiloni, il quale, tra l’altro, potrebbe non essere così provvisorio come si pensa: non sono pochi gli osservatori politici, infatti, che prevedono che il Governo possa avere una vita più lunga di quella prevista, eventualità che noi riteniamo auspicabile per più ragioni.

La principale e lo abbiamo già detto è la necessità di svelenire il clima politico, poi di affrontare con un governo stabile gli impegni internazionali, primo tra tutti il G7 di Taormina, le emergenze del paese, tra le quali la ricostruzione post-sismica, quindi arrivare alla definizione di una “buona” legge elettorale e non di una legge elettorale comunque  “basta che si vada a votare”!

D’altra parte la necessità di andare rapidamente a nuove elezioni non è una priorità per il Paese, ma risponde essenzialmente alle esigenze tattiche di alcune parti politiche: Lega e Grillini, che vogliono capitalizzare l’ondata popolare del malcontento mirabilmente espressa dal no al Referendum, e Renzi che teme di logorarsi rimanendo troppo tempo lontano dal ponte di comando; così come, invece, sono contrari ad elezioni anticipate i berlusconiani che soffrono l’attuale subalternità a Salvini o la sinistra PD che rischia di scomparire nelle liste elettorali di un partito a guida Renzi.

L’interesse dei cittadini è, invece a nostro avviso, quello di avere un Governo efficiente che faccia ciò che è necessario per il bene del Paese, senza scadenze se non quelle naturali della legislatura, o dettate da oggettive condizioni di stallo politico.

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