Anche se vorremmo pensare ad altro, vedere anche negli ultimi giorni dell’anno le strade  di Messina ingombre di piramidi di rifiuti, ci obbliga ad affrontare di nuovo l’argomento.

Finiamo l’anno, infatti, come lo abbiamo iniziato, sotto la continua minaccia della ineluttabile emergenza rifiuti, rassegnati a vivere in una città allo stremo nella quale i cittadini sono costretti a pagare una delle tasse sui rifiuti più care d’Italia, per riceverne in cambio un servizio pessimo.

Ad onor del vero molti dei problemi sono a monte dell’Amministrazione cittadina, frutto di politiche regionali confuse ed inefficienti, ma anche ciò che sta a valle è il disastroso risultato di disorganizzazione e cattiva gestione delle risorse tecniche ed umane.

I cassonetti sono disordinatamente disseminati lungo le strade, in punti, talvolta pericolosi per la circolazione e spesso mal distribuiti per le necessità dell’utenza.

I turni di raccolta avvengono in orari piuttosto variabili, non tenendo conto delle locali necessità di locali pubblici o esercizi commerciali e vengono sospesi ogni qual volta c’è un problema nel  conferimento a discarica.

Lo spazzamento delle strade avviene, e in maniera discontinua, solo nelle vie del centro, mentre piste ciclabili, arenili e strade periferiche sono in completo stato di abbandono, senza considerare gli alvei dei torrenti che ormai sono delle discariche urbane permanenti.

E nonostante i proclami dell’Amministrazione Accorinti sull’incremento della raccolta “differenziata”, la percezione che ne ha il cittadino è piuttosto che la spazzatura sia “indifferenziatamente” lasciata per le strade.

Ed a proposito di raccolta differenziata, vorremmo ricordare che uno dei motivi del fallimento del sistema di gestione dei rifiuti in Sicilia sia stata la volontà di applicare in maniera pedissequa un modello teorico al nostro territorio senza tener conto della realtà.

In una regione con percentuali di raccolta differenziata da prefisso telefonico, continuare ad insistere sul riciclo come asse portante dello smaltimento dei rifiuti è risultata una scelta fallimentare.

Ma anche se per miracolo si fosse arrivati a raggiungere le percentuali di raccolta differenziata previste dalla legge (65%), poco sarebbe cambiato per l’assenza della necessaria filiera del riciclo.

In Sicilia, attualmente, la reale capacità industriale di riciclo potrebbe smaltire al più il 15% della potenziale raccolta ottimale, ciò significa che su circa 2,4 milioni di tonnellate di rifiuti prodotti annualmente, 0,84 milioni di tonnellate andrebbero direttamente in discarica  (quota del 35%), mentre delle 1,56 milioni di tonnellate che per legge (65%) verrebbero raccolte in modo differenziato, solo 0,23 (il 15%) verrebbe realmente riciclata, mentre il restante 1,32 finirebbe comunque in discarica, anche se raccolto in maniera differenziata e con i maggiori costi che ciò comporta.

Siamo tutti d’accordo che la soluzione ottimale al problema dei rifiuti sia il riuso ed il riciclo, ma in assenza di un sistema produttivo dedicato, come si vede, il risultato è che tutto o quasi vada a finire in discarica.

Quindi in definitiva la “partita” dei rifiuti in Sicilia non si gioca tra “riciclo e incenerimento”, ma tra “discariche e termovalorizzatori”. E la discarica è l’opzione peggiore in assoluto, perché avvelena la terra e lascia i rifiuti in eredità ai nostri figli.

D’altra parte neanche i sistemi europei più virtuosi riescono a smaltire con la raccolta differenziata ed il riciclo più di una certa quota dei rifiuti prodotti, destinando la parte rimanente ad incenerimento in impianti a bassissima capacità inquinante. E nessuno può negare che nei paesi più avanzati dal punto di vista ecologico, i termovalorizzatori abbiano un ruolo insostituibile nell’economia del sistema rifiuti.

Per quanto detto, noi sosteniamo da tempo che in Sicilia, se si vuole fuoriuscire dal folle sistema di smaltimento dei rifiuti basato sulle discariche, in un permanente stato di ordinaria emergenza, è necessaria ed urgente la realizzazione di un congruo numero di termovalorizzatori (due grandi e 4/5 medio piccoli) ed una diffusa rete di impianti di compostaggio e/o biostabilizzatori.

Senza ovviamente per questo trascurare lo sviluppo del sistema della raccolta differenziata e del riciclo o l’implementazione di programmi di educazione alla riduzione della produzione del rifiuto.