18 Agosto 2019 - Ultimo aggiornamento alle 12.37

rumors dai palazzi regionali

Spunta il nome di Saverio Romano per una poltrona nel governo Musumeci

2 Luglio 2019

Per pochi voti si è fatto soffiare la poltrona a Bruxelles da Giuseppe Milazzo, ma le sue preferenze, più di 73mila circa alle scorse elezioni europee, sono una bella fetta di torta che possono fare gola alla politica in Sicilia. Sono sempre più insistenti le voci a Palazzo che un papabile assessore alla corte di Musumeci, in occasione del rimpasto, possa essere l’ex ministro del governo Berlusconi, Saverio Romano.

Una sua nomina ad assessore potrebbe assecondare il progetto dello stesso Musumeci che da tempo lavora per la nascita di un partito di moderati, nel cui seno un big come Saverio Romano potrebbe non dispiacere. “Ma il governatore ha il coraggio di mettere all’interno della sua Giunta un politico ‘furbo’ come Romano?” Si chiede qualcuno nei corridoi di Palazzo dei Normanni.

Al leader centristra l’assessorato non metterebbe inchiostro in più al suo curriculum, ma potrebbe servire per la sua corsa ad un posto da dirigente nel partito di Berlusconi. La riorganizzazione di Forza Italia sul territorio nazionale è stata affidata ai due reggenti Toti e Carfagna, a Tajani e ai due capigruppo del partito, Bernini e Gelmini. Il nuovo assetto, passerà dunque attraverso la creazione di un board di 5 persone che dovrà scrivere le regole del congresso d’autunno. Romano ha un ottimo rapporto politico e umano con Mara Carfagna che ha una visione molto più centrista di Toti, sempre più a trazione ‘Salviniana’.

Un fatto è notorio: dove, politicamente ci sta Salvini, non potrebbe esserci Romano. Quindi se il partito di Berlusconi dovesse diventare una costola del movimento leghista, l’ex ministro non condividerà il progetto e farebbe migrare il suo pacchetto di voti altrove.

Romano ha una gamma di colori abbastanza ampia negli ambienti del centro-destra siciliano e non. Dall’ex governatore Lombardo, al gruppo del “cantiere popolare”. Pezzi dell’Udc, passando da Forza Italia, agli amici ‘cuffariani’. L’apertura della sua campagna elettorale per le scorse elezioni europee ne è la prova. Era presente ‘la vecchia guardia’ della politica siciliana ma anche nazionale. In sala, al cinema Politeama, all’appello non mancavano l’ex governatore Totò Cuffaro, l’ex assessore regionale Antonello Antinoro, l’attuale assessore regionale Toto Cordaro, l’assessore regionale Roberto Lagalla, che con il governo Cuffaro è stato assessore alla Sanità. E, ancora, l’ex ministro alfaniano Maurizio Lupi e il deputato centrista Vincenzo Figuccia.

Era presente anche il presidente dell’Ars, Gianfranco Miccichè che dal palco ha dichiarato ai giornalisti: “Io voterò per Giuseppe Milazzo ma chiederò a mia moglie Elena di votare per Saverio Romano. Spero vivamente che venga eletto perché con lui ho un progetto politico da portare a compimento. Sarei io un coglione se facessi campagna elettorale contro uno dei candidati della lista. Ho sbagliato a ritenere Saverio Romano un ospite e di questo chiedo scusa. Forza Italia è l’unico simbolo moderato del Paese”.

Da quelle dichiarazioni molte cose sono cambiate, dentro e fuori Forza Italia. Il raffreddamento fra Miccichè e Romano è diventato sempre più simile al gelo. Per questo, ci si chiede se il presidente dell’Ars condivida ancora questo pensiero o se farà le barricate per tarpare le ali nel partito all’ex ministro.

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