21 ottobre 2017 - Ultimo aggiornamento alle 01.23
Firmato il contratto per il nuovo porto

“Tremestieri: Delrio diserta l’incontro, a ulteriore conferma del disinteresse per la nostra città”

3 ottobre 2017

Oggi è stata una bella giornata per Messina: finalmente si è firmato il contratto per la realizzazione di un’opera fondamentale per la città, il nuovo porto di Tremestieri.

Ma tra tante presenze una assenza spiccava tra tutte, quella di Delrio.

Il Ministro delle Infrastrutture, infatti, nonostante fosse stata annunciata la sua presenza, non si è fatto vedere.

E questo conferma, semmai ce ne fosse stato bisogno, il livello di disinteresse del Governo nei riguardi del nostro territorio: altrove Delrio va ad inaugurare anche una aiuola, a Messina non viene per una infrastruttura di grande rilevanza come questa.

Ma forse, e il dubbio è più che legittimo, Delrio a Messina non è venuto per non dover dare le risposte che ci si attendevano da lui sul destino della nostra Autorità portuale. Perché sapeva che non sarebbero affatto piaciute, e ad un mese dalle elezioni regionali con un centrosinistra in evidente affanno, non poteva permetterselo. E questo con buona pace del professore Micari, candidato del Pd alla presidenza regionale, che aveva dichiarato di voler intercedere col Ministro a favore della sopravvivenza della nostra Autorità portuale.

Ormai è inutile girarci intorno: per il Governo la nostra Authority è spacciata, e di questo dobbiamo ringraziare sia coloro che a Messina hanno sostenuto e continuano a sostenere, contro tutte le evidenze, l’accorpamento con Gioia Tauro; sia il Ministro del Pd, il quale non ha tenuto in minimo conto le istanze e le obiezioni che venivano dal nostro territorio.

Infatti nella sua stragrande maggioranza, l’opinione pubblica messinese è contraria all’accorpamento, e a buon ragione, a causa dei dubbi e delle preoccupazioni che in questi anni abbiamo tante volte segnalato.

Prima tra tutte lo stato di crisi strutturale del porto di Gioia Tauro: perdita di competitività, bilanci in deficit, 440 dipendenti in cassa integrazione, il terminalista che minaccia di abbandonare lo scalo. Ed a fronte di ciò il Governo che sopprime gli investimenti per l’Alta Capacità ferroviaria per Gioia Tauro, che quindi rischia di morire come porto transhipment e di trascinare nel suo abbraccio mortale i porti produttivi di Messina-Milazzo.

E non è solo questo. Ci preoccupa, anche, il rischio concreto di marginalizzazione degli interessi dei nostri porti a causa di una governance della futura Autorità di Sistema Portuale fortemente sbilanciata a favore della regione Calabria.

Strettamente collegato a ciò è il tema dell’attribuzione delle risorse economiche (l’abbiamo detto e ripetuto, non è accettabile che i guadagni dei porti di Milazzo e Messina, ben otto milioni annui, siano destinati a compensare il deficit del porto di Gioia Tauro) e della gestione delle aree cittadine di competenza del Demanio Marittimo.

Tra l’altro Delrio è lo stesso Ministro responsabile delle scelte del recente Documento Economico Finanziario del Governo, che ha destinato la stragrande maggioranza delle risorse alle infrastrutture situate a nord dell’asse Napoli – Bari, perpetuando così la marginalità del nostro territorio. Questa palese sperequazione ha provocato una forte reazione in città, dando origine al “Manifesto del 29 aprile”, sottoscritto da tutte le principali organizzazioni sociali, produttive e sindacali della città, al quale il Ministro non ha prestato la minima attenzione.

Quindi, arrivati a questo punto non possiamo fare altro che augurarci che il prossimo presidente della Regione Siciliana apra un contenzioso deciso ed autorevole con il futuro Governo (le elezioni nazionali sono ormai vicinissime), e possibilmente con un Ministro delle Infrastrutture più sensibile alle ragioni del Sud, affinché si revisioni la Riforma delle Autorità portuali, tenendo conto delle peculiarità del sistema Messina-Milazzo, e soprattutto perché si rivedano le scelte strategiche nazionali sugli investimenti in infrastrutture, al fine di ridurre il cronico squilibrio tra il Nord ed il Sud del Paese.

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