“Il Centro magico”. Un’astrazione concettuale, un luogo indefinito, ma cercato ancora con fede silenziosa e occhi bassi nella corsa al voto per il sindaco di Palermo, come il baricentro utile per impattare contro la forza d’urto della valanga grillina, con il M5S che nei prossimi giorni stringerà per chiudere con le Comunarie. Passata la “piena” del caso firme false, pagato  con il tributo di qualche punto percentuale in meno, le contromosse al movimento che si fa partito di Beppe Grillo, ripartono dalla voglia di Dc. Ma quanti sono stati a Palermo, i democristiani censiti nell’urna elettorale? Il 21 novembre del 1993, Elda Pucci, fanfaniana di Palermo vicina a Gioia, fu sconfitta da Orlando, “diversamente democristiano”, facendo registrare 63.277 voti contro i 291 mila del leader della Rete. La Dc prese solo otto seggi. Nelle elezioni del 1980 e del 1985 i voti della Balena bianca erano stati 167.620 e 148.632, con 39 e 32 seggi. Ma erano altri tempi.

I numeri della seconda Repubblica (1997) sono scomposti e disarticolati. La polverizzazione della Dc racconta i 18.337 voti della lista del Partito Popolare che appoggiò Orlando, vincente contro Gianfranco Miccichè, i 27.552 voti dell’Cdu ed i 21mila voti del CCD. La tornata del 2001, con Cuffaro fresco presidente della Regione, porta il partito centrista nella coalizione di centro destra a 40.862 voti (12,9%) con altri 13.362 voti del partito (CCD) di Casini.Ricapitolando, negli ultimi 20 anni a Palermo, i sindaci uscenti ricandidatisi, hanno vinto nel 1997 (Orlando) e nel 2007 (Cammarata). Orlando, attuale sindaco uscente, è stato anche candidato nel 2007  (perdente contro l’uscente Cammarata) intercalando la sconfitta nella corsa a governatore per Palazzo d’Orleans del 2001 contro Cuffaro. La maggior parte di questi scontri si sono svolti all’ombra dello scudo crociato.

Oggi l’Udc, il cui simbolo è nelle mani di Lorenzo Cesa, ondeggia  fluttuante tra le sponde del centro destra e quelle dell’interlocuzione (in stallo) con Renzi.

Una cosa curiosa che potrà succedere è che si possano trovare insieme nella stessa coalizione Lentini ed il gruppo di Gianpiero D’Alia, recentemente separatisi all’Ars. Questi ultimi, all’interno della coalizione con Pd e Ncd all’Ars, arriverebbero da ultimi alla corte di Orlando che non gradisce simboli  dei partiti con sé, al pari dell’antagonista e principale rivale Fabrizio Ferrandelli. Eppure simboli o meno, il linguaggio di rinnovamento che passa dalle processioni nelle borgate e dai vecchi feudi elettorali, mantiene il solito odore di sagrestia democristiana. Un frammento scolpito geneticamente in una Palermo dove il decennio forzista di Cammarata, coincise con il fasto dell’impero berlusconiano, unica parentesi dove, almeno in apparenza, prevalse una matrice più laica, aziendalista e post ideologica. Adesso, negli stessi giorni in cui le distanze si misurano a colpi di slogan e di twitter, la corsa a camuffare i “democristiani doc”, compresi quelli che il Pd ha miracolosamente rigenerato, coinvolge tutti. Chissà se li troveremo infiltrati nel web a misura di “like” e di condivisioni. Per molti aspetti la post- verità in salsa democristiana, c’è sempre stata.