16 Giugno 2019 - Ultimo aggiornamento alle 11.58

Fu il primo parco pubblico del Paese

Villa Giulia a Palermo, molto più di un giardino: un percorso spirituale e iniziatico

17 Gennaio 2019

Il Settecento è il secolo delle geometrie, dell’esaltazione della ragione, del neoclassicismo e della scoperta della natura. Ma a godere dell’armonia geometrica dei giardini, disegnati dagli architetti, erano soltanto gli aristocratici, fino a quando i Borbone decisero di regalare agli abitanti di Palermo uno spazio verde: fu così realizzata nel 1777 villa Giulia, il primo giardino pubblico del Paese.

Fu così denominato in onore di Giulia Guevara d’Avalos, moglie del vicerè Marcantonio Colonna di Stigliano e fu progettata per iniziativa di Antonio La Grua, governatore e pretore della città, invece i lavori vennero diretti dall’architetto Nicolò Palma. La villa fu edificata al di fuori delle mura cittadine, sulla pianura di sant’Erasmo, quasi a toccare il mare.

Lo spazio di villa Giulia fu pensato come un luogo per un viaggio spirituale ed esoterico: in sostanza il visitatore è chiamato ad aprirsi, ad intraprendere un percorso iniziatico nel quale il tempo fisico non esiste più, c’è solo il tempo spirituale.

Il giardino, che si estende per sette ettari, ha pianta quadrata suddivisa a sua volta in 4 quadrati suddivisi dalle loro diagonali, il centro, invece, è di forma circolare.Vi sono due ingressi, quello principale, che ormai è in disuso, sul lato del mare e uno laterale,oggi su via Lincoln, denominato “Porta Carolina” o “Porta Reale”, vicinissimo all’Orto Botanico. L’entrata principale, quella non più utilizzata, si trova sul lato Est ed è costituita da un portico sorretto da quattro colonne di marmo di ordine dorico con ai lati due leoni che si ergono sopra due piedistalli.

Sull’architrave sono posti tre scudi che recano rispettivamente gli stemmi di Palermo, della famiglia La Grua e della famiglia Colonna. La villa è ricca di opere d’arte, i riferimenti alla classicità sono continui ma si possono ammirare anche molteplici specie di piante siciliane e sub tropicali, un luogo in sostanza ideato e adatto alla meditazione, non è un caso se Goethe definì villa Giulia “il sito più meraviglioso del mondo” amando, durante i suoi soggiorni palermitani, trascorrervi molto tempo, immerso nella riflessione e nella lettura di Omero.

I due leoni, a guardia dell’ingresso Est, si trovano sulla difensiva, pronti ad intervenire, essi proteggono due urne chiuse da un coperchio, indicando che non è il momento della rivelazione, questa avverrà soltanto alla fine del percorso interiore, tutto è ancora celato. All’angolo Nord del giardino troviamo una base architettonica pentagonale che suggerisce la presenza del pentalfa, alludendo così alla stella fiammeggiante, che è uno dei simboli più importanti nella Massoneria universale, oltretutto la stella, collocata a Nord, si rivolge verso Monte Pellegrino, dimora di Santa Rosalia, la patrona di Palermo.

All’inizio del percorso, che ha forti connotazioni alchemiche, il visitatore è giovane perché privo della conoscenza, non è un caso se sculture e busti di fanciulli popolino le aree della villa. Particolare è il busto di un bambino “moro”, il cui significato, probabilmente, è incentrato sull’invito ad andare oltre, ad andare verso nuovi mondi, abbracciare il diverso. La figura di Apollo è invece importante poiché ci conduce verso la luce aiutandoci a comprendere il significato di questo viaggio.

Una tappa fondamentale è il “giardino della memoria” nel quale furono realizzati dei monumenti funerari in onore di grandi personalità del passato: per citarne alcuni, ritroviamo Teocrito, il fondatore della poesia bucolica, Empedocle, importante filosofo e Diodoro Siculo, grande storico, per non parlare della tomba di Archimede. Singolare è la statua di Diogene, uomo che vive e che si trova al di fuori della città, come villa Giulia, ma che la protegge attraverso la sua saggezza.

Avvicinandoci alla fine del viaggio, imprescindibile è l’incontro con il Genio di Palermo, protettore della città, duca e garante della pace. L’opera fu realizzata da Ignazio Marabitti nel 1778 ed è costituitada una vasca circolare in pietra di Billiemi, al centro si erge una roccia su cui domina la scultura del Genio in marmo di carrara. Il protettore della città nutre dal petto una serpe, simbolo di salute e prudenza: in una mano tiene uno scettro, simbolo regale, mentre al suo fianco vi è un’aquila, allegoria delle vittorie militari, sulla roccia una cornucopia simboleggia l’abbondanza, invece il fascio littorio allude alla giustizia e al potere, ai suoi piedi, un cane incarna la fedeltà. Infine, una targa in latino recita “Prima Sedes, Corona Regis et Regni Caput” riferendosi ai tre antichi privilegi della città: prima sede dei re di Sicilia, luogo deputato alla loro incoronazione e il suo rango di capitale.

Finalmente, possiamo giungere al centro della villa, dove è collocato l’orologio del Dodecaedro, nel quale,per ogni faccia si trova un orologio solare, progettato dal matematico Lorenzo Federici, quindi il Dodecaedro ci indica tutti i modi di leggere il tempo, oltretutto la scultura è sorretta dalla statua di un giovane accovacciato.

Siamo arrivati alla fine del viaggio e il visitatore, che all’inizio era giovane, ora è giunto adulto grazie alla conoscenza appresa durante l’itinerario, quindi dalla fanciullezza egli è approdato alla contemplazione della memoria, consapevole che bisogna saper ascoltare il tempo della natura. Il tempo siamo noi, il nostro tempo è il tempo dello spirito e villa Giulia vuole proprio insegnarci ad ascoltare noi stessi e ciò che ci circonda.

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