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Messina

L'indagine del Centro Studi Cgil

Messina e provincia, il lavoro è una chimera: dal 2008 persi 22.488 posti

9 Dicembre 2017

L’indice di disoccupazione aumenta vertiginosamente e il lavoro nella provincia di Messina è sempre più una chimera. E’ l’impietoso dato che emerge dai dati elaborati dal Cerdfos (Centro Studi della Cgil). Sono, infatti, saliti a 22.488 i posti di lavoro persi in provincia di Messina tra il 2008 e il 2016, con un tasso record di disoccupazione che dal 13,5% raggiunge, in otto anni, il 22,4%. Il quadro allarmanteriportato nel Focus socioeconomico sulla provincia di Messina, è stato elaborato dal sindacato con una serie di statistiche che fotografano e mettono a nudo in termini emblematici una condizione socio-economica involutiva a dir poco preoccupante che attanaglia il territorio messinese. E’ la provincia del primo polo turistico siciliano, con Taormina ed il comprensorio ionico, ed è un territorio dove si contano inoltre potenzialità di tutto rispetto anche nel versante tirrenico, eppure la Provincia di Messina non si scrolla di dosso l’ombra di vicissitudini economiche che ormai si protraggono da almeno 30 anni. Messina resta al palo, relegata tra le peggiori condizioni occupazionali non soltanto nel Mezzogiorno ma più in generale del contesto nazionale.

Dalle elaborazioni presentate risulta che l’85% del Pil della provincia di Messina proviene dal settore terziario, mentre l’industria porta solo il 12,5% e l’agricoltura si ferma al 2,5%. La crisi ha avuto effetti negativi in tutti i settori, incidendo soprattutto su quello industriale in cui il tasso di occupazione è sceso al 42%, perdendo tre punti rispetto al periodo precedente. A risentirne, in particolare, il comparto costruzioni in cui si contano 11.742 occupati in meno negli ultimi otto anni e una diminuzione del Pil di quasi 50 milioni. L’industria ha perso, dal 2010, 194 milioni di prodotto interno lordo. In crescita solo il settore degli affari finanziari e delle attività immobiliari. Aumenta di più del 6% la disoccupazione femminile che, nel periodo preso in considerazione, sale dal 18,9% al 25,3%. Per quel che concerne gli uomini, invece, il tasso ha un incremento superiore al 10%, passando dal 10,1% del 2008 al 20,5% del 2016.

Il disagio sociale ha tanti aspetti che non dovrebbero fare riflettere e, in un’Italia sempre più vecchia anche Messina e provincia mostra i segni evidenti della cosiddetta “emergenza anagrafica”. Altrettanto preoccupanti appaiono, infatti, anche i dati riguardanti la popolazione, che continua a invecchiare con un’età media che si alza e con la natalità che scende vertiginosamente. I giovani più istruiti, infatti, tendono ad andarsene e lasciare la provincia, mentre la fascia over 65 è salita dal 20,2% al 22,1% dal 1991 al 2016. Nei 25 anni presi in considerazione la provincia ha perso oltre 40.000 abitanti, mentre l’unico fattore di crescita demografico è rappresentato dagli stranieri regolari, che salendo a quota 28.278, rappresentano il 4,4% della popolazione.

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