A 25 anni da Capaci dov'è finito lo spirito dell'azione di Falcone? | ilSicilia.it :ilSicilia.it

una data per riflettere

A 25 anni da Capaci dov’è finito lo spirito dell’azione di Falcone?

di
23 Maggio 2017

Eccoci di nuovo a commemorare il giorno della strage di Capaci. Un giorno, per ogni siciliano, di inevitabili bilanci, meditazioni, domande senza risposte.

Noi giornalisti ci affanniamo a ricostruire da 25 anni, ogni anno come fosse il primo, nei minimi dettagli, quel 23 maggio 1992, per non perdere la memoria di una grande ingiustizia. Ogni anno in questa ricorrenza ci impegniamo a cercare spunti per sperare che un tentativo sincero e ideale come quello di Falcone, di affermare la giustizia, brutalmente punito, possa diventare finalmente per la Sicilia una storia a lieto fine con il prevalere di una legalità che quella morte servirebbe finalmente a riscattarla.

Ma l’ assassinio di Giovanni Falcone non era necessario per cambiare la Sicilia, è servito solo a deviare il corso di questa speranza. A deviare il tragitto dell’antimafia, che ha perso le sue caratteristiche di lotta ed è divenuta un sistema di spartizione di potere. Sì, a ridimensionare il ruolo della mafia nella coscienza pubblica e a deviare il corso di una violenza criminale che non si avverte più per le strade, perché non più interessata ad affermare il suo potere economico sul territorio, per aprirsi ai traffici internazionali. E’ proprio questo territorio che bisogna esplorare per comprendere dove sia finito lo spirito dell’ azione di Giovanni Falcone. 

Dal 2014 l’ Unione Europea ha stabilito che nel prodotto interno lordo di un paese bisogna calcolare anche il fatturato del traffico di droga e della prostituzione, attività  in mano alla mafia che da una parte è criminale, dall’ altra diventa una componente integrata dell’ economia degli stati europei. Questo fa pensare che sia in atto uno sdoganamento dell’ attività illegale, in senso inverso all’ azione di Falcone, che fa saltare i paradigmi culturali e fa diventare il frutto della corruzione una legittima componente economica, e dunque etica, dell’ UE. Basta andare a guardare le percentuali del Pil italiano per dare qualche risposta.

Vengono in mente le parole del procuratore generale della Repubblica Roberto Scarpinato quando afferma:“Mentre l economia criminale di cui fa parte l’economia mafiosa è avanti, la cultura giuridica è rimasta molto indietro. Il 416 bis, pensato per la mafia violenta non funziona più, le misure di prevenzione che prima aggredivano gli immobili, stanno perdendo terreno perché il ciclo edilizio si è esaurito e si investe nella speculazione finanziaria che è più redditizia nell’ economia reale”. 

Percorsi mutati, ma di certo ampliati del crimine, dove qualcosa non si è compresa, dove il legislatore fa da mediatore di interessi, dove l’ antimafia del dopo Falcone, spiace constatarlo, ma al di là di poche eccezioni isolate e dunque impotenti, agisce pigramente e in autotutela e in giorni come questo, non rinuncia alla sfilata e ad indossare l’abito da cerimonia. 

© Riproduzione Riservata
Tag:
Rosso di sera
di Elio Sanfilippo

Cosa succederà dopo Orlando?

Un articolo di Maurizio Zoppi per IlSicilia.it ha sollevato un problema molto importante per la città di Palermo. Chi sarà il successore di Orlando e, soprattutto, che succederà dopo Orlando?
Segreti e non misteri
di Alberto Di Pisa

Mafia e antimafia

Dovendo parlare di mafia ed antimafia non si può non andare con la mente al 10 gennaio 1987 allorquando Leonardo Sciascia rilasciò una intervista al Corriere della Sera parlando di professionisti dell’antimafia
Wanted
di Ludovico Gippetto

L’archeologia del “Do not cross” come tutela

Rubare nei siti archeologici è gravissimo. Un argomento molto caro all’archeologo Sebastiano Tusa, fermo sostenitore del principio del "Do not cross". Dove gli oggetti antichi vanno guardati ma non decontestualizzati rispetto all’ambiente di provenienza.
CapitaleMessina
di Gianfranco Salmeri

Dopo la pandemia non sarà mai come prima

Dopo una crisi così devastante come quella che stiamo superando, le cose non potranno tornare mai come prima, e non è neanche bene che ciò avvenga. Una riflessione sulla fase 2 dell'emergenza coronavirus di Gianfranco Salmeri.