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A “Bar Sicilia” parliamo di autonomia siciliana: “Le risorse restino nella nostra Isola” | VIDEO

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26 Maggio 2019

 

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Per la 64ª puntata di “Bar Sicilia”, la rubrica de ilSicilia.it con Alberto Samonà e Maurizio Scaglione, oggi, domenica 26 maggio 2019, parliamo di autonomia siciliana e dello Statuto della nostra Regione, emanato il 15 maggio del 1946.

E lo facciamo insieme al vicepresidente della Regione Siciliana, Gaetano Armao, al professore Ignazio Buttitta dell’Università degli studi di Palermo e allo studioso e scrittore Pasquale Hamel, che abbiamo incontrato sotto la statua di Giuseppe Pitrè, a Palermo.

Un’autonomia di cui in tanti hanno parlato nei decenni, ma che a distanza di oltre settant’anni dalla sua entrata in vigore non ha prodotto gli effetti desiderati.

“Lo Statuto siciliano – spiega Pasquale Hamel – è stato una sorta di accordo delle classi dirigenti siciliane, allo scopo di impedire il cambiamento. Lo Statuto lo considero un prodotto giuridico molto debole. Alla fine si è creato una sorta di Stato in sedicesimi e non era questo lo scopo iniziale, nonostante ci fossero stati tentativi per fare dello Statuto uno strumento di promozione, di crescita economica e sociale per la Sicilia. Occorrerebbe oggi modificarlo, perchè la Regione è un organo che concentra tante competenze che, invece, dovrebbero essere devolute a province e comuni, mentre la Regione dovrebbe restare solo un organo politico.”

ButtittaSecondo Ignazio Buttitta,”la narrazione della storia culturale della Sicilia è stata proposta in modo parziale. Gli aspetti fondativi dell’identità siciliana non hanno mai trovato uno spazio di comunicazione adeguato a livello diffuso, ma sono rimasti confinati agli studiosi. Anche la questione unitaria e post-unitaria non è stata trattata in modo sufficientemente critico. Io credo che il problema sia quello della diffusione delle conoscenze: la conoscenza diffusa genera un senso di appartenenza e promuove l’identità e questo è certamente mancato”. 
Il vicepresidente della Regione Gaetano Armao sottolinea come “l’autonomia sia stata pensata dai padri dello Statuto come un bisogno. Nell’elaborarlo, immaginarono che la Sicilia per essere autonoma dovesse avere le risorse finanziare per alimentare lo svolgimento delle funzioni. Si è prevista anche l’autonomia fiscale, cioè la potestà di trattenere le risorse prodotte in Sicilia per realizzare servizi. Ma in questi oltre 70 anni lo Stato ha progressivamente compresso questa autonomia fiscale, l’ha svilita. Il governo Musumeci lo scorso 15 maggio ha ridisegnato le norme di attuazione dello Statuto per rinegoziare l’autonomia finanziaria. Entro settembre dovremo riscrivere l’autonomia finanziaria, affinchè le risorse prodotte dai siciliani restino in Sicilia”. 

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