A Calatafimi Segesta si celebra la "Mmaculatedda" :ilSicilia.it
Trapani

Nella notte tra il 7 e l'8 dicembre

A Calatafimi Segesta si celebra la “Mmaculatedda”

6 Dicembre 2019

La vostra Patti Holmes, indagatrice delle belle tradizioni siciliane, vi accompagna a Calatafimi Segesta (TP) dove si celebra la festa dell’Immacolata Concezione con una processione notturna detta “Mmaculatedda, per le piccole dimensioni del simulacro. Scendiamo nei dettagli.

La Mmaculatedda

Calatafimi

La notte tra il 7 e l’8 Dicembre, la tradizionale tavulidda, una mangiata luculliana di cui, in seguito vi diremo l’origine, alternata alle giocate a carte e che si prolunga per tutta la notte, si interrompe allo scampanio delle campane della chiesa di San Michele, nel cuore del centro storico, richiamando tutti a passare dal profano al sacro. Alle 4 del mattino i calatafimesi assonnati si recano in processione, ma bastano le vuciate, “Trema lu `nfernu e trionfa Maria“,“Sintennu lu nnomu di Maria lu `nfernu trema” oppure “Cchi pura e che illibata Viva Maria Mmaculata”, per risvegliarsi e accompagnare Maria, la “Mmaculatedda“, con le tradizionali “ciaccule”, fiaccole fatte con fasci di steli secchi di una pianta chiamata“disa”. Le due file in corteo, che procedono ordinatamente, vedono la grande partecipazione dei bambini che portano una piccola torcia sotto lo sguardo attento degli adulti.

CalatafimiUna curiosità divertente è che, se per caso qualcuno si distrae, si abbiocca o non risponde alle invocazioni, si interviene ironicamente con l’invocazione “e chi semu surdi e muti” che, oltre a suscitare sorrisi, scuotere gli assonnati, sprona a inneggiare alla Vergine Maria. Questa bella tradizione è legata al nome di mastro Vincenzo Avila che, dopo aver acquistato un’effigie in cartapesta della Vergine da tenere a casa sua, decise di farla benedire, all’alba dell’8 dicembre del 1908, a conclusione della novena. Insieme ad altri suoi colleghi calzolai la trasportarono di notte, prima dell’inizio delle sacre funzioni, presso la chiesa di San Michele. Fu allora che, visto che il trasporto del simulacro per le vie del paese risultava molto pericoloso, a causa della scarsa luminosità notturna e dell’assenza di corrente elettrica, si decise di utilizzare le fiaccole, i “busi di ddisa“.

Un’altra curiosità, invece, ci fa ritornare alla Tavulidda che è anch’essa legata alla Vergine Immacolata e a un voto di digiuno emesso nel ‘600. I senatori e i pretori di Palermo, per scongiurare l’epidemia di peste che flagellava la Sicilia, decisero di celebrare l’Immacolata a spese del comune, mentre il Parlamento siciliano elesse Maria a Patrona principale dell’isola. A sua volta, il Cardinale di Palermo, allo stesso scopo, stabilì di anticipare la festa con un digiuno da fare fino alla mezzanotte del 7 dicembre. Da qui la tradizione della Tavulidda con cui, finita l’astinenza dal cibo, ci si riuniva con parenti e amici attorno a un tavolo imbandito per consumare un’abbondante cena in attesa della processione notturna.

La festa della Mmaculatedda, con la sua scia luminosa, termina alle 6,30 ritornando nella chiesa di San Michele, da dove è partita, per la celebrazione della Santa Messa dell’Aurora. Nel pomeriggio, invece, ha luogo la tradizionale Processione.

Sicilia, un’isola tutta da scoprire.

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di Renzo Botindari

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