A Palazzo Reale la mostra inedita su O'Tama Kiyohara. L'artista giapponese che amò la Sicilia :ilSicilia.it
Palermo

moglie dell'artista Vincenzo Ragusa

A Palazzo Reale la mostra inedita su O’Tama Kiyohara. L’artista giapponese che amò la Sicilia

6 Dicembre 2019

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Quello che era il sogno visionario, pronto ad essere realizzato da O’Tama Kiyohara e Vincenzo Ragusa, infranto dall’apatia delle istituzioni dell’epoca, rivive, almeno in parte, al Palazzo Reale di Palermo. I due artisti, simbolo dell’incontro tra Occidente e Oriente, segnarono, sul finire dell’800 e l’inizio del ‘900, la storia dell’arte in Sicilia e non solo.

Nella Palermo dell’epoca O’Tama Kiyohara è stata pioniera di un percorso artistico, culturale e didattico votato al progresso e all’innovazione.

La mostra, inedita, “O’TAMA. Migrazione di stili“, è un focus sull’artista giapponese che visse per 51 anni a Palermo; organizzata della Fondazione Federico II, col patrocinio dell’Ambasciata del Giappone in Italia, che dopo approfonditi studi ha ricostruito idealmente un complesso percorso iniziato nel 1882 quando l’artista, prima orientale a giungere in Europa, arrivò da Tokio con lo scultore palermitano Vincenzo Ragusa.

Le opere esposte

L’esposizione, che conta 101 opere, ha il merito di aver riunito finalmente i frammenti di quel lungimirante progetto, grazie al faticoso restauro di 46 acquerelli ikebana e botanici, 6 cartoni (kinkawa-gami) e 18 tessuti, sostenuto dalla Fondazione col Centro Regionale per il Restauro e il Corso di laurea in restauro dei Beni Culturali dell’Università di Palermo.

O'Tama

In un percorso che ricostruisce l’atmosfera dell’epoca, ospitata in un’ala del Palazzo Reale destinata per la prima volta ad una mostra, si potranno ammirare anche 9 ceramiche, 14 bronzi, 2 ventagli; e soprattutto il prezioso kimono dipinto a mano e ricamato con seta policroma e filo d’oro, che è stato collocato all’interno di una teca dedicata in Sala dei Vicerè.

Non un’opera di O’Tama: fu suo marito, Vincenzo Ragusa, ad acquistarlo in Giappone per la sua collezione.

O'Tama

Oggi il prezioso oggetto, simbolo per antonomasia del paese del Sol Levante, è tornato a Palermo dopo oltre un secolo grazie al prestito concesso alla Fondazione Federico II dal “Museo delle Civiltà – Museo preistorico etnografico Luigi Pigorini“.

Questo kosode è tipico dello “stile della corte imperiale” (goshodoki) ed era utilizzato per i kimono indossati dalle donne di alto rango della classe samurai. Vincenzo Ragusa annota nel suo inventario: “Veste per gran dama, sposa di qualche generale“.

L’impronta dell’artista in Sicilia

Pittrice raffinatissima, O’Tama Kiyohara visse a Palermo fino al 1933: portò un livello di innovazione tale da riuscire ad abbattere le resistenze di uno statico sistema artistico.

L’arte orientale, fino ad allora considerata una minaccia per l’arte ufficiale, contaminò e arricchì l’espressione artistica italiana. Al contempo, l’arte giapponese, che faceva a meno dell’ombra e della prospettiva a vantaggio delle composizioni decorative, venne a sua volta pervasa dalla luce della Sicilia.

Parte delle opere sono state finora custodite dal Liceo Artistico Ragusa Kiyohara di Palermo, scuola museo voluta dai due artisti, che ha collaborato alla realizzazione della mostra; oggi rappresenta l’anello di congiunzione tra passato e presente. Una storia che parte da molto lontano, quando nel 1883 nella casa dello scultore in via Scinà inaugurò il Museo d’Arte Giapponese con undici sale espositive che ospitavano la collezione dei manufatti provenienti dal Giappone. Il Museo diventò anche Scuola-Officina e O’Tama fu nominata vice preside e direttrice della sezione femminile.

È solo nel 1884 che la “casa-museo-officina” si trasformò in Museo Artistico Industriale Scuole Officine e infine nel 1887 divenne Scuola d’Arte applicata all’Industria. Un riconoscimento che, tuttavia, rappresentò la fine del sogno di Ragusa: il Regio Decreto, sotto invito delle autorità locali, abolì i corsi giapponesi e la chiusura del Museo. Il gusto autentico italiano era messo a rischio dall’impianto orientale della scuola.

La mostra sarà aperta al pubblico dal 7 dicembre al 6 aprile 2020 (dal venerdì al lunedì dalle 8,15 alle 17,40 – ultimo biglietto ore 16,40; domenica e festivi dalle 8,15 alle 13.00 – ultimo biglietto ore 12. Gli orari potranno subire variazioni per motivi istituzionali).

 

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Cultura
di Renzo Botindari

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