Alcol e Covid-19: cos'è l'"effetto di rimbalzo" che sta colpendo gli italiani? :ilSicilia.it

l'intervista e i dati Istat

Alcol e Covid-19: cos’è l'”effetto di rimbalzo” che sta colpendo gli italiani?

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20 Settembre 2022

La pandemia da Covid-19 ha profondamente cambiato le nostre abitudini. In particolare il lockdown iniziato il 9 marzo e conclusosi il 18 maggio 2020 ha messo a dura prova gli Italiani, costringendoli ad apportare notevoli cambiamenti nelle abitudini e nello stile di vita.

L’isolamento forzato ha incrementato il consumo incontrollato di bevande alcoliche, stimolato anche da iniziative come gli “aperitivi digitali” sulle video chat o sui social network. Ma per molti l’alcol è stato uno strumento per alleggerirsi dalle tensioni provocate dall’isolamento, dalle problematiche economiche, lavorative, relazionali e dalla generale paura diffusa nella popolazione.

L’approvvigionamento di bevande alcoliche non ha conosciuto pause nel periodo del lockdown esasperando ulteriormente le condizioni dei soggetti in precedenza già a rischio e non solo.

Nel periodo della pandemia, la reclusione ha significato soprattutto una riduzione di prestazione da parte dei servizi territoriali per le dipendenze a favore di persone che avevano e che hanno ancora problemi legati all’abuso patologico di alcol. Le persone che erano già dipendenti da alcoli, durante la pandemia – in un modo o nell’altro – sono riusciti a continuare il loro abuso con, però, dei servizi pubblici che non sono stati in grado di accoglierli e curarli.” ha spiegato il dottor Fulvio Fantozzi, medico legale e delle dipendenze ed ex primario dei SerT di Carpi e Mirandola.

La pandemia ha penalizzato l’operatività dei servizi territoriali per le dipendenze e ha ritardato l’intervento su persone che bevevano troppo e che nel tempo hanno sviluppato una vera e propria dipendenza. I SerT e i servizi alcologici hanno incontrato immense difficoltà durante la pandemia – alcune strutture hanno persino chiuso e di conseguenza molte persone non sono state diagnosticate o trattate adeguatamente“.

Nel marzo 2022 il Ministero della Salute, in collaborazione con le Regioni, ha promosso la seconda Conferenza Nazionale Alcol, intitola Informare, educare, curare: verso un modello partecipativo ed integrato dell’alcologia italiana”, nel corso della quale è stato evidenziato come, basandosi su dati forniti dall’ISTAT, il consumo di bevande alcoliche nella popolazione italiana sia generalmente aumentato. Nel corso della pandemia da Covid-19, in Italia sono 8,6 milioni i consumatori a rischio, in aumento rispetto al 2019 sia per gli uomini (+6,6%) che per le donne (+5,3%).

Complessivamente il 22,9% dei consumatori e il 9,4% delle consumatrici hanno bevuto alcolici secondo modalità a rischio per la salute, ma l’impatto maggiore è stato registrato per i target più vulnerabili, i minori tra i 16 e i 17 anni (760.000) e gli anziani ultra 65enni (2.600.000).

Come evidenziato nella tabella, i cambiamenti nelle abitudini a distanza di 10 anni sono diffusi in tutte le fasce d’età e mettono in evidenza un generalizzato e forte calo di consumo giornaliero e, parallelamente, un aumento del consumo occasionale e fuori pasto, specialmente tra la popolazione adulta di 45 anni e più. Notevoli nel decennio gli incrementi nella quota di donne consumatrici che, per il consumo occasionale passano dal 38,8% al 45,3%, e, quasi duplicano, per il consumo fuori dai pasti (dal 14,2% al 22,4%).

“Adesso stiamo vivendo un periodo in cui c’è un forte effetto di rimbalzo, legato alla voglia matta di risocializzare e recuperare il tempo con gli altri e perciò consumare alcol come coadiuvante, lubrificante sociale. Durante la pandemia, due anni e mezzo in cui i servizi non hanno funzionato o hanno funzionato male e ancora non hanno ripreso a funzionare adeguatamente, non c’è stato un aumento dell’incidenza di nuovi casi ma piuttosto un aumento di morbosità. L’incremento dei casi riguarda chi ha avuto problemi di alcol relativi alla tensione dovuta alla reclusione. Casi che adesso esplodono in alcolisti manifesti che ora bussano alle porte dei SerT che sono sotto organico e in difficoltà”.

Il dottor Fantozzi, esperto di cura e trattamento delle dipendenze e di prevenzione dei disturbi da uso di alcol, tabacco e droghe sostiene che “Il pericolo è che l’alcol adesso possa padroneggiare la psiche di tanti. La voglia di recuperare il tempo perso si manifesta spesso in una voglia matta di bere che rischia di innescare un circolo vizioso nel quale proprio il bere tanto porta a dimenticare diversi tipi di precauzioni: da quelle per il Covid a quelle relative alla guida sicura. Si rischia anche di dimentica che il bere costante, anche se sotto i limiti indicati dall’OMS (massimo 2 bicchieri per la donna sana e massimo 3 bicchieri per l’uomo sano), è comunque dannoso per la salute. Anche un consumo controllato e sotto i limiti, prolungato nel tempo, aumenta i rischi di tumori del colon e dell’intestino”.

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