14 Giugno 2019 - Ultimo aggiornamento alle 15.20

Curiosità sulle nostre origini

Alla scoperta dei cognomi siciliani

14 Giugno 2019

Abbiamo indagato sull’origine composita della “Lingua siciliana” con la sinteticità che un articolo deve avere. Adesso, per restare in tema, vogliamo analizzare i cognomi e gli incroci che li hanno generati. Intanto partiamo da una domanda: “Cos’è il cognome?”

Per comprendere ciò partiamo dal sistema onomastico dei Romani. In età arcaica si usava un solo nome, oppure due, secondo un uso sabino, ma in seguito tra l’aristocrazia romana si impose l’uso di tre nomi, tria nomina: il praenomen, che corrispondeva, più o meno, al nostro nome; il nomen, equivalente al nostro cognome e che individuava la gens, ovvero il cosiddetto gentilizio, e il cognomen, una sorta di soprannome che diventò necessario a causa delle omonimie. Diffusosi tra le famiglie patrizie prima e non patrizie dopo, trasmettendosi da padre in figlio, divenne indicativo del ramo familiare all’interno della gens.

Con la caduta dell’Impero Romano, ogni persona venne individuata soltanto dal nome di battesimo, con vezzeggiativo nell’ambito familiare e, talvolta, riferito anche alle caratteristiche o alla provenienza di chi lo portava. Con l’avvento del Cristianesimo, cominciano a diffondersi nuovi nomi, ma intorno al X secolo, la popolazione comincia a crescere rendendo sempre più difficile distinguere un individuo da un altro e diventa, così, indispensabile, oltre al nome personale, identificare tutti gli appartenenti alla medesima discendenza. Nasce così il cognome moderno, così come lo conosciamo, che trae origine dal nome dei genitori, da un soprannome, dal luogo di nascita o dall’attività svolta. Dopo questa breve digressione andiamo al nostro tema e cioè ai cognomi siciliani.

Cognomi siciliani

I cognomi siciliani
Dovete sapere che Bent Parodi, grande giornalista, intellettuale, scrittore, studioso di esoterismo, scrisse un’opera “Cognomi siciliani” (Armando Siciliano Editore), che presenta un vasto repertorio di cui analizza l’origine semantica. L’opera, che ha un carattere antologico, risulta una vera e propria enciclopedia di quelli più comuni in Sicilia e vanta un approccio gradevole e non pesante, proprio come il suo autore, che aveva la dote di rendere comprensibile il complesso. La Sicilia, nei suoi cognomi, è il riflesso del felice incontro di lingue e culture, in ogni provincia, addirittura, ce ne sono alcuni che la rappresentano in particolar modo.

A Palermo, ad esempio, sono in aumento cognomi come Marino, Giordano, Tarantino e Ferrante; nel Trapanese, Messina, Russo, Gambino, Romano, Rizzo; a Messina, Arena, Russo, Costa, Cucinotta e Donato; a Catania, Giuffrida, Russo (che ricorre ovunque), Grasso, Caruso e Privitera; a Enna abbondano i Cammarata, i Savoca, i Di Dio, i Messina e i Russo; a Caltanissetta a farla da padrone sono gli Amico, i Falzone, i Lombardo, i Curatolo e i Mastrosimone; ad Agrigento, Russo, Vella, Messina (anch’esso ricorrente in quasi tutte le province), Principato e Rizzo; a Siracusa, Russo, Rizza, Romano, Bottaro e Greco; a Ragusa, infine, Occhipinti, Tumino, Licitra, Cascone e Gurrieri.

Ma quali sono le origini?
Le origini dei cognomi siciliani derivano prevalentemente da nomi di persona, i cosiddetti patronimici, ma anche da mestieri, soprannomi e luoghi d’origine. Al primo gruppo appartengono i vari Vitale, Giuffrida, Di Mauro, Orlando, Di Stefano, Di Salvo, Basile e Leonardi; al Medioevo sono legati, invece, quelli augurali, tipo: Bongiorno, Bonasera, Bonfiglio, Bonanno, Bonsignore, Bonaccorso, Bellomo; ai mestrieri: Cavallaro, Finocchiaro, Spadaro e Spataro, Balistreri, Ferraro, Maniscalco, Cannizzaro, Cammareri da cameriere, Scuderi da scudiere e Impellizzeri da pellicciaio; a soprannomi: Occhipinti, Quattrocchi, Mancuso, da mancino, e Pappalardo, assegnato a un capostipite goloso; al luogo d’origine, invece, Calabrese, Cosentino, Puglisi, Catalano, Provenzano, Genovese, Toscano e Tarantino.

Ci sono cognomi, poi, che hanno avuto una diffusione capillare e uno di questi è Biondi e le sue tante varianti che vanno da Biondo a Bionda, da Biondelli a Biondini e Bionducci, legati probabilmente a caratteristiche tricologiche. Altri cognomi molto diffusi sono Bivona, tipicamente siciliano, Barbagallo, tipico della Sicilia orientale e del catanese in particolare, derivante, probabilmente, da caratteristiche somatiche del capostipite o da acconciature con la bizzarra forma della cresta del gallo; Ingrassia e Ingarsia, diffuso soprattutto nel trapanese, palermitano e catanese, che nascerebbe da una italianizzazione del cognome spagnolo Garcìa, che è il più diffuso di tutta la Penisola Iberica.

Cognomi sicilianiD’altronde, la storia della Sicilia è quella di una regione o di un continente, come amiamo chiamarlo per la sua complessità e varietà, in cui nel corso dei secoli si sono succedute moltissime popolazioni che hanno lasciato tracce indelebili in ogni dove. Ma andiamo ad analizzare alcuni di questi cognomi dal punto di vista etimologico, per poi chiudere con la top 20 dei più diffusi:

Marino, dal cognomen romano Marinus o dall’aggettivo marinus, di mare, e, secondo alcuni studiosi, da praenomen Marius.

Giordano, dall’ebraico lor e Dan e significa: “scorre presso Dan”, antica città biblica.

Ferrante, dal nome medioevale francese Ferrant, potrebbe anche trattarsi di una derivazione da un soprannome originato dal fatto che il capostipite avesse i capelli color grigio-ferro-ruggine.

Russo, da soprannomi dialettali legati, probabilmente, alla colorazione rossiccia dei capelli o della carnagione del capostipite.

Gambino, da soprannomi originati dalla caratteristica fisica di avere delle gambe corte. Tracce di quest’uso si trovano a Palermo fin dal 1300 con un certo Gambinus de Thetis.

Arena, da soprannomi legati al termine latino arena, “sabbia”. Si riferiva pertanto al mestiere di chi trasportava o lavorava la sabbia oppure agli abitanti di zone sabbiose.

Cucinotta, da modificazioni del termine cugina.

Donato, dal nome proprio Donato o dai cognomen Donatus e Donatianus.

Giuffrida,  dal nome medioevale normanno di origine germanica Godefrida di cui si ha un esempio in un atto del 1452: “..Dicta Godefrida relicta quondam Petri Witmerij filii quondam Wennemari cum tutore usufructum sibi, ut dicebat, competentem in hereditaria paccione unius modii siliginis mensure de Buscoducis solvenda hereditarie purificationis ..”.

Grasso, legato a caratteristiche fisiche. Il grasso era sinonimo di robustezza e buona salute e pertanto il soprannome aveva una connotazione augurale positiva.

Rizzo, da “riccio” per indicare caratteristiche fisiche (capelli irti o arricciati) o caratteriali (persona aspra e spigolosa) del capostipite oppure direttamente l’animale omonimo.

Caruso, dal vocabolo dialettale siciliano caruso che significa “ragazzo, garzone”. In Sicilia i “carusi” sono i giovani lavoratori delle terra o delle miniere di zolfo.

Privitera, da soprannomi legati al termine previtera (nome che indicava nella Magna Grecia la moglie di un prete ortodosso) utilizzati per indicare appunto un rapporto famigliare o di dipendenza con una previtera.

Savoca, dovrebbe derivare dal nome del paese messinese di Savoca o da nomi di località attraversate dal torrente Savoca: in epoca medioevale il paese di Savoca era una vera e propria città, con un castello ed un’ampia cinta muraria.

Di Dio, cognome attribuito da organizzazioni caritatevoli religiose a dei bambini abbandonati. Tracce di queste cognominizzazioni si ritrovano a partire del 1400.

Messina, dal nome omonimo della città siciliana che ha origine dal greco messene, latinizzato in messana e significa “curva, falce” e per estensione “striscia di terra a forma di falce”.

Amico, Potrebbe derivare dal nome medioevale Amicus che significa “persona benevola e cordiale che dimostra amicizia”.

Falzone, da un soprannome originato dal vocabolo dialettale falzon, “grossa falce”.

Lombardo, dalla cognomizzazione del nome medioevale italo germanico Lombardo che significa “uomo dalla lunga barba” e dal soprannome indicante la provenienza regionale o etnica (dei Longobardi).

Vella, probabilmente, da una variazione arcaica del vocabolo bella. Esistono vari intrecci tra la Sicilia e Malta relativi a questa famiglia nobile con il titolo di Baroni di San Giovanni: Giuseppe Vella, di Malta, si insediò in Sicilia, dove suo figlio Giovanni Vella, nel 1674, divenne membro dell’Ordine di San Giacomo; la famiglia si imparentò poi con i Marchesi di Taflia e con i Conti di San Paolino d’Aquileja.

Romano, dal nome latino Romanus che significa “uomo/nativo di Roma” e dai vari toponimi contenenti la radice roma.

Bottaro, da soprannomi derivanti dal mestiere di bottaio o bottaro, cioè “fabbricante di botti”, svolto dal capostipite.

Greco, dal nome medioevale Greco, dal latino graecus, “nato in Grecia/proveniente dalla Grecia” e che quindi originariamente con molta probabilità stava ad indicare l’origine del capostipite. Potrebbe inoltre essere legato a soprannomi con valore analogico ossia ad esempio assomigliare fisicamente o caratterialmente ad un greco (astuto come un greco).

Occhipinti, da soprannomi legati a caratteristiche somatiche o comportamentali del capostipite o della famiglia. Si trovano tracce di questa cognomizzazione a Palermo fin dalla seconda metà del 1400 con il notaio Antonio Occhipinti e nel 1500 a Comiso (RG) con una famiglia Occhipinti annoverata tra quelle benestanti.

Gurrieri, da forme dialettali del nome medioevale italiano Guerriero.

Bonsignore, dal nome medioevale Bonussenior (Buonsignore), di cui si ha un esempio nel Codice Diplomatico della Lombardia Medioevale in uno scritto del 1115 a Milano.

Bellomo, da soprannomi legati al vocabolo bell’uomo, inteso come augurio al proprio figlio che possa essere nella vita un bell’uomo oppure da nomi medioevali come Bellomus.

Cavallaro, ha origine da soprannomi medievali legati a mestieri o occupazioni o titoli e gradi connessi al cavallo: in questo caso significa “guardiano, mercante, conduttore di cavalli, messaggero, corriere a cavallo”.

Finocchiaro, da un soprannome legato alla vicinanza con campi di finocchi o al mestiere di coltivatore o venditore di finocchi.

Spadaro e Spataro, dal mestiere di magister spatharius (“fabbro fabbricante di spade”) o dalla funzione di spatarius (servitore addetto a portare la spada del cavaliere).

Di Stefano, cognome patronimico che deriva dal nome proprio Stefano che significa “ghirlanda, corona”. Il cognome si diffuse a partire dal Medioevo cristiano grazie al culto di Santo Stefano protomartire.

Pappalardo, soprannomi originati da golosità o meglio dall’abitudine del capostipite di non rispettare il digiuno imposto dalle regole religiose.

Amato, dal medioevale Amatus, nome in seguito diventato cognome, dal significato augurale “amato, protetto da Dio”.

Costa, potrebbe derivare dall’antico nome Costans (che significa “stare fermo, saldo”) oppure dal termine latino costa, “fianco, costola”. In questo secondo caso si riferiva principalmente a chi viveva o proveniva da una riva di un fiume o di un lago, dal litorale marino o da una fiancata di un monte.

Parisi, dal toponimo della capitale francese, Parigi appunto, oppure da soprannomi che indicavano una connessione del capostipite con la Francia. Altre ipotesi fanno discendere il cognome dalla popolazione gallica dei Parisii oppure dalla figura mitologica greca di Paride (dal greco Paris), figlio di Priamo, re di Troia.

La Rosa, dal nome proprio Rosa oppure dal fiore e dal colore omonimi. Il cognome si diffuse particolarmente a partire dal Medioevo cristiano grazie a Santa Rosa vergine.

Bruno, dal nome Bruno (“colui che ha i capelli o la carnagione dal colore scuro”).

Puglisi, le prime testimonianze cartacee si hanno intorno al 1500, in riferimento ad una famiglia “Pugliesi” nella provincia di Ragusa, che eccellevano nella falegnameria, elevata poi al ceto di nobile.

Vitale, dal cognomen latino Vitalis o Vitalianus e dai relativi nomi italianizzati poi in Vitale il cui significato è “vigoroso, pieno di vita”. La diffusione del nome e del cognome si deve soprattutto al culto dei numerosi santi omonimi.

Catalano, può avere origine direttamente dal nome medioevale italiano Catalanus o da soprannomi legati alla provenienza geografica del capostipite ossia dalla regione spagnola della Catalogna. Il cognome fu introdotto infatti durante i flussi migratori dalla Spagna tra i secoli XI e XIII.

Cannizzaro, dovrebbe essere di origine spagnola, ma potrebbe anche derivare dal toponimo Cannizzaro (CT). Il casato dei Cannizzaro compare in Sicilia nell’XI secolo dove viene investito della castellania di Terranova da re Pietro I d’Aragona. Tracce di questa cognomizzazione si trova nel 1600 a Catania, in uno scritto dell’epoca si legge: “…Die l9 Augustu 1657 si compro du pezzu di lu tirrenu di li patri gesuiti per crisciri la Clesia: l’attu fu fatto in Catania per li atti di notar Marco Cannizzaro: lu preezzu di detto terreno fu di onze 1.10…”. Personaggio famoso è stato il chimico palermitano Stanislao Cannizzaro (1826-1910).

Impellizzeri, si dovrebbe trattare di un’alterazione del cognome Pellizzeri a sua volta legato a soprannomi di mestieri generati dal vocabolo dialettale peliza ossia “pelliccia” e quindi per estero significare “impellicciati”.

Occhipinti, da soprannomi legati a caratteristiche somatiche o comportamentali del capostipite o della famiglia. Si trovano tracce di questa cognomizzazione a Palermo fin dalla seconda metà del 1400 con il notaio Antonio Occhipinti e nel 1500 a Comiso (RG) con una famiglia Occhipinti annoverata tra quelle benestanti.

Quattrocchi, da soprannomi originati dal fatto che il capostipite portasse gli occhiali.

Mancuso, da soprannomi originati dal vocabolo dialettale mancuso/mancosu che significa “mancino”.

Cosentino, dall’etnico di Cosenza e indicava il luogo di origine del capostipite.

Catalano, potrebbe avere origine direttamente dal nome medioevale italiano Catalanus o da soprannomi legati alla provenienza geografica del capostipite ossia dalla regione spagnola della Catalogna. Il cognome fu introdotto infatti durante i flussi migratori dalla Spagna tra i secoli XI e XIII.

Barbagallo, da soprannomi legati a caratteristiche somatiche del capostipite.Tracce di questa cognomizzazioni si trovano nel 1700 con lo scrittore Benedicti Barbagallo autore della Practica novissima, ac theorica super ritu magnae regiae curiae Regni Siciliae.

Ingrassia, deriverebbe dall’italianizzazione del cognome spagnolo Garcìa il cui significato è “volpe maschio”.

Top 20 dei cognomi più diffusi in Sicilia
1. Russo
2. Messina
3. Caruso
4. Lombardo
5. Marino
6. Rizzo
7. Greco
8. Romano
9. Grasso
10. Di Stefano
11. Amato
12. Costa
13. Parisi
14. La Rosa
15. Bruno
16. Puglisi
17. Vitale
18. Arena
19. Pappalardo
20. Catalano

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Rosso di sera
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