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Agrigento

Dal 19 al 21 agosto

Alla scoperta di Sambuca di Sicilia e delle sue “Feste saracene”

19 Agosto 2018

La vostra Patti Holmes, che al posto della lente d’ingrandimento dello zio Sherlock ha una piccola valigia alla Mary Poppins, vi accompagna a Sambuca di Sicilia (AG), eletta Borgo dei Borghi 2016, per farvi vivere, dal 19 al 21 agosto, le “Feste saracene“. Prima di godere di queste tre serate all’insegna della rievocazione, indaghiamo sull’etimologia del suo nome su cui aleggiano varie ipotesi. Quella che agli storici appare più calzante è ricavata da un documento del 1185 con cui Guglielmo II, detto il Buono, donava alla Chiesa di Monreale la “Chabuta seu Zabut“. In Chabuta gli studiosi hanno letto una chiara esplicitazione di Zabut che, a sua volta, risalirebbe all’omonimo emiro considerato il fondatore della città.

Sambuca di Sicilia

A metà dell’800, invece, nel salotto colto sambucese se ne fa strada una che la farebbe derivare sempre da Zabut, ma con un’accezione diversa, quella di strumento musicale a corde di forma triangolare e l’altra da Sambukie, macchina da guerra. Vincenzo Navarro, l’animatore più qualificato di questo cenacolo, essendo medico, letterato e poeta, commise, però, l’errore di rinominare la cittadina , nota fino allora come “La Sambuca“, in “Sambuca Zamut“, unendo così i due suoi sinonimi. Solo nel 1928 Mussolini decise di cancellare l’esotico Zabut e mantenere l’italiano Sambuca a cui aggiunse, per darle una connotazione spiccatamente regionale, “di Sicilia“. Lo scrittore Leonardo Sciascia, a sua volta, lo scompose in “as-Sabuqah“, traducendolo con “luogo remoto”. Sambuca, ci avviciniamo a piccoli passi alle “Feste saracene“, fu abitata dagli arabi fino al 1225, quando Federico II fece costruire il Castello di Giuliana, a uso di quartier generale, per risolvere la difficile “questione saracena che tanto preoccupava il Papa“. Ancora oggi questo suggestivo borgo-fortezza conserva le tracce di questa matrice islamica grazie alla “fortezza di Mazzallakkar“, sulle sponde del lago Arancio, che viene sommersa ogni qualvolta si innalza il livello dell’acqua e al “quartiere arabo“, costituito da “sette vicoli” trasformati in un Museo di storia arabo-siculo, in cui ci si imbatte nella famosa “Via Fantasma“, che fu battezzata così nel 1882 a causa di strane apparizioni legate a una leggenda che affonda le sue radici nella “Storia” e in quella “Guerra Santa” che Federico II combattè contro i saraceni.

Si narra che i cristiani, divorati e tormentati dai sensi di colpa per l’efferato eccidio, iniziarono a vedere nelle notti di luna piena l’ombra di un saraceno gigante che ululava disperato. Nel 1500, proprio per esorcizzare questo luogo, su consiglio del Gesuita Gaspare Paraninfo da Naro, venne fatta costruire una chiesa dedicata alla Madonna del Rosario e sulla parete della roccia, accanto alla scaletta in cui appariva il fantasma, fu dipinta un’altra Madonna che doveva allontanare le anime non pacificate. Questo “murales” ante litteram, passato alla storia col nome di “Madonna della Scala“, oggi non esiste più. Ha resistito al logorio del tempo, invece, “la scala delle apparizioni” che continua ad attirare turisti che non osano, però, calpestarne i gradini. Ultima ipotesi sulla sua origine etimologica, di sicuro la più fantasiosa che non poggia né su basi storiche, né su basi leggendarie, ma soltanto sulla fervida immaginazione di una cinefila, legherebbe i racconti cruenti di Sambuca o semplicemente il suono del suo nome ad “Arsenico e vecchi merletti” , una delle migliori commedie noir del cinema americano, in cui viene scelto il sambuco, anzi per essere più precisi, un vino avvelenato al sambuco come causa di morti sospette. Questa folle, ma suggestiva tesi, sarebbe avvalorata dalle origini del regista che l’ha diretto, Frank Capra, vero nome Francesco Rosario Capra, nativo di Bisacquino, paese del palermitano confinante proprio con Sambuca di Sicilia.

sambuca locandina

Sambuca di Sicilia, così ricca di storia, leggenda e suggestioni, ha fatto dilungare la vostra Patti Holmes che è tornata ad essere, dopo tanto tempo, un po’ investigatrice, ma adesso, chiuse le divagazioni, andiamo alla scoperta delle “Feste saracene“, in programma dal 19 al 21 agosto, che hanno per palcoscenico il quartiere omonimo. Tra i suoi vicoli va in scena la storia della fondazione della cittadina, avvenuta intorno all’830, da parte dell’Emiro Al Zabut, fino alla cacciata degli arabi nel XIII secolo. Diciotto sono le scene narrate e oltre 160 i figuranti che vestiranno i panni degli antichi abitatori in un percorso guidato che si snoda all’interno della fitta mappa de “li sette vaneddi“, i sette vicoli appunto, tra rievocazioni storiche, citazioni letterarie, leggende animate e colpi di scena fatti di fantasmi e anime di saraceni sepolti vivi nei “dammusi” del castello.

Andate e vivete Zabut in questa tre giorni e chissà che non incontriate il “Sarracino” che, come cantava Renato Carosone: “tutte ‘e femmene fa ‘nnammurà”.

[Le foto sono della pagina facebook “Sambuca di Sicilia-Borgo più bello d’Italia 2016”]

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