Almaviva, centinaia di lavoratori in piazza per salvare il call center di Palermo :ilSicilia.it
Palermo

La manifestazione

Almaviva, centinaia di lavoratori in piazza per salvare il call center di Palermo

21 Gennaio 2020

Centinaia di luci sulla notte di Almaviva. Fiaccolata a Palermo questa sera contro gli esuberi e i tagli in busta paga e per chiedere al governo un impegno sui committenti. Il raduno in piazza Vittorio Veneto, poi il corteo – lumini con immagini di padre Pio in mano, famiglie e ragazzini al seguito – per raggiungere la sede del call center, in via Filippo Cordova, alla presenza dei segretari di Cgil, Cisl Uil Palermo.

Queste sono settimane decisive per la vertenza: i 2.600 lavoratori di Almaviva Contact Palermo, già in ammortizzatore da 8 anni, rischiano seriamente di perdere il posto di lavoro. I lavoratori sfilano con una candela in mano come nella “veglia per il lavoro” dell’aprile 2016, dopo il drastico taglio dei volumi di traffico dei principali committenti, in seguito ai quali Almaviva ha annunciato un piano di ristrutturazione insostenibile per i lavoratori.

Tutti in strada contro il ricorso all’ammortizzatore sociale con percentuali sempre più alte, contro l’applicazione dell’ammortizzatore sociale “per commesse”, che “condannerebbe centinaia di famiglie alla povertà – accusano i sindacati – contro la sperequazione del lavoro sulle sedi di Almaviva Contact”. “Sollecitiamo il governo ad emendare il decreto Milleproroghe e a intervenire in termini strutturali”, spiegano le segreterie regionali Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilcom Uil e Ugl Tlc.

Ma è tutto il mondo dei call center in agitazione poiché il nodo è strategico e riguarda la tenuta complessiva del settore e scelte strutturali. Cosi’ ecco lo sciopero regionale dell’intero turno di lavoro proclamato per martedì 28. Il 24 gennaio incontro alla Presidenza della Regione, ma la partita vera si gioca a Roma.

Si sollecita il governo sulla regolamentazione del settore contro le delocalizzazioni selvagge, sulla defiscalizzazione sui processi di reshoring e i piani di sviluppo di filiera. E, poi, la costituzione di un fondo di settore come strumento di intervento sulle politiche attive/passive dotato di risorse economiche utili alla riconversione professionale e formazione dei lavoratori della filiera; ammortizzatori sociali ordinari, clausole sociali esigibili e con il vincolo della territorialità, tariffe minime orarie certe e trasparenti estese ai committenti privati, revisione dei livelli di servizio e superamento dei livelli di esclusiva gratuita’, applicazione della contrattazione collettiva di settore o equivalente. Una vertenza infinita e la luce, nonostante le fiaccole, al momento non si vede.

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