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61 comuni al voto

Amministrative in Sicilia, il puzzle mancante del centrodestra

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24 Febbraio 2020

Gli allarmismi del coronavirus non fanno distogliere il centrodestra siciliano dal pensiero delle prossime amministrative di maggio. Per alcuni sarà molto difficile rimanere coalizzati in ogni comune siciliano condividendo l’ampia maggioranza del governo Musumeci. Agrigento è l’esempio lampante di ciò che sta succedendo. Con l’ex sindaco Zambuto in lizza per la poltrona da primo cittadino.

Numerosi sono i mal di pancia da parte di alcuni rappresentanti della maggioranza in merito alla candidatura dell’ex renziano. Ma alcuni fra i rappresentati di Forza Italia, Fratelli di Italia ed anche Diventerà Bellissima si riuniscono attorno all’ex primo  cittadino. Fra questi, la parlamentare regionale di DB Giusi Savarino in primis.

Lotte interne, diatribe e strategie differenti sono gli ingredienti che stanno ritmando i tavoli in cui in questo periodo si sono riuniti più volte i rappresentati del centrodestra siciliano. Due volte nell’Agrigentino, una volta a Palazzo dei Normanni. E se nella città dei Templi non si è arrivato ad un risultato condiviso, l’incontro palermitano di giovedì scorso nemmeno è andato in onda. Numerosi i big assenti a Palazzo dei Normanni. Una riunione organizzata dal presidente dell’Ars Gianfranco Miccichè che avrebbe dovuto vedere sfilare a Palazzo dei Normanni, numerosi pezzi del centrodestra per riuscire a fare una quadra in merito alle candidature dei 61 comuni che andranno al voto il 24 maggio.

Uno degli assenti eccellenti: il commissario della Sicilia della Lega, Stefano Candiani, lontano per impegni parlamentari. Ma oltre a lui, i pezzi appartenenti a Raffaele Lombardo e Saverio Romano hanno disertato il vertice del centrodestra. Come il vicepresidente dell’Ars Giovanni Di Mauro. Uno dei primi che ha già messo una pietra sopra alla candidatura di Zambuto portando avanti il medico e dirigente dell’Akragas calcio Franco Miccichè, gradito anche a pezzi della Lega locale. Martedì prossimo si riproverà con una nuova riunione. Ma per alcuni esponenti della maggioranza è impossibile avere in ogni tornata elettorale per le amministrative il centrodestra unito. Qualcuno pensa che ogni partito comporrà la propria scacchiera e le proprie alleanze in merito ai proprio interessi politici. “Manca un vero leader in Sicilia per tutto il centrodestra” è questo il vero problema. Si vocifera nei corridoi dei Palazzi a Palermo.

Il centrodestra in Sicilia ha cambiato fisionomia negli ultimi due anni: le elezioni Europee del 2019 ed i continui spostamenti del ceto politico, unitamente all’inesistente dialettica all’interno della coalizione, hanno determinato uno stato di fibrillazione che più volte si è manifestato, soprattutto nel Parlamento regionale, condizionando e rallentando provvedimenti urgenti e necessari. Ne è riprova l’esercizio provvisorio e le tante riforme promesse ai siciliani ma ferme al palo. Ho chiesto, in un incontro di due giorni fa, al Presidente Musumeci, di farsi carico di un incontro con i soggetti politici della coalizione che lo ha eletto per affrontare insieme i temi più rilevanti dell’agenda politica siciliana. Mi ha promesso che prenderà l’iniziativa come Presidente della Regione e riferimento di sintesi della coalizione. È fin troppo ovvio invece che, i tentativi posti in essere da altri soggetti, per discutere di elezioni amministrative, in queste condizioni non possono vederci presenti e saranno costrette a naufragare, soprattutto se volute da chi ritiene ancora di esercitare un ruolo di leadership che non gli riconosciamo. Il Cantiere Popolare ha già fissato, per il prossimo 7 marzo a Palermo, un’assemblea regionale degli amministratori locali. In quella sede decideremo, con chi vive il territorio, le scelte migliori per la nostra formazione di Centro”. Saverio Romano, leader di Cantiere popolare manda un chiaro messaggio a tutto il centrodestra.

Ma il capogruppo di diventerà Bellissima Alessandro Aricò, smentisce la non proficua attività del suo governo e del suo Presidente. “Il governo regionale guidato da Nello Musumeci non è “fermo al palo”, anzi ha già raggiunto risultati importanti attesi da anni. Nessuno nega, noi per primi, che all’Ars la coalizione di governo sia costretta letteralmente a fare i conti con una legge elettorale che determina una maggioranza appena risicata, tuttavia alcune riforme importanti sono state già approvate e per altre l’iter nelle relative Commissioni è definito o in fase avanzata. Inoltre la certificazione record sui Fondi Ue, la stabilizzazione di migliaia di precari di Regione, Enti Locali e Sanità, la riduzione per centinaia di milioni di euro dell’indebitamento, lo sblocco dei concorsi, l’approvazione della nuova rete ospedaliera regionale, il netto incremento della raccolta differenziata, l’aumento consistente delle procedure Urega e dei corsi di Formazione sono tutti chiari e inequivocabili dimostrazioni dell’efficacia dell’azione amministrativa del governo regionale guidato da Nello Musumeci“.

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