21 Agosto 2019 - Ultimo aggiornamento alle 09.23
Messina

Nessuna offerta per il bene trasferito al Comune

Ancora una gara deserta: nessuno vuole l’ex casa del “Re dei videopoker” a Taormina

8 Febbraio 2019

“Non è pervenuto nessun plico, la gara è andata deserta”: così, ancora una volta, il Comune di Taormina annuncia l’ennesimo nulla di fatto per il tentativo di dare in locazione e mettere a reddito un immobile sito a Spisone, confiscato dallo Stato al Re dei Videopoker Gioacchino Campolo.

È la terza volta consecutiva nell’arco di poco più di un anno che il Comune prova a trovare soggetti interessati a prendere in affitto l’edificio sito in Via Nazionale Spisone, al piano 1 del “Condominio Villa Elisa”, ma sinora non si è mai presentato nessuno alle procedure indette da Palazzo dei Giurati.

Dopo il recente via libera dato dalla Giunta Bolognari, gli uffici comunali avevano dato avvio alla procedura per trovare qualcuno disponibile a presentarsi alla gara e c’era tempo sino al 5 febbraio scorso ma pure questo esperimento ha avuto esito negativo. A nulla è servita la prevista riduzione del 10% del canone annuo di locazione da porre a base d’asta pari a 5 mila 962 euro.

La vicenda ha avuto identico risultato del novembre 2017 e poi del luglio 2018, quando – con rispettive richieste da 7 mila 360 euro e 6 mila 624 euro – non ci fu nessuna offerta. Nessuno vuole prendere in affitto, insomma, l’immobile (del valore di 500 mila euro) acquisito al patrimonio del Comune di Taormina a seguito di iniziativa dell’Anbsc (Agenzia Nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata).

L’immobile di Spisone, al momento in stato di abbandono, è stato a suo tempo trasferito al Comune di Taormina con obbligo di “reimpiego dei relativi proventi esclusivamente per finalità sociali”. L’edificio risultava intestato, come detto, a Gioacchino Campolo, l’imprenditore calabrese considerato in rapporti organici con la ‘Ndrangheta, il “Re dei Videopoker” condannato definitivamente a 16 anni di carcere per estorsione aggravata dal metodo mafioso per aver imposto a vari esercizi commerciali, grazie al sostegno dei clan, la proprie “macchinette”, ed al quale lo Stato ha confiscato numerosi beni per un valore di 330 milioni di euro.

Adesso si valuterà la situazione e potrebbe essere predisposto dal Comune un quarto tentativo finalizzato a trovare una soluzione, forse con un’ennesima modifica delle condizioni stabilite dai precedenti bandi.

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