22 Settembre 2019 - Ultimo aggiornamento alle 22.11

Tra vecchie abitudini e la palude della politica

Ars, vitalizi, tagli a stipendi e portaborse. I dubbi che mancano alla politica

9 Aprile 2018

Il Movimento 5 stelle all’Ars aspetta che vengano scongelate le due diverse proposte di legge, una sul taglio che porterebbe l’indennità di parlamentare regionale a 7200 euro lordi (5mila netti) e l’altra sull’ipotesi di stop alle pensioni per i parlamentari dell’Ars, presentate nella precedente legislatura.

Dall’altra parte, quasi tutto il parlamento siciliano non avverte una particolare frenesia per riprendere l’argomento.

Sul tema dei vitalizi da abolire e degli stipendi da ritoccare la politica strutturata e l’ex antipolitica in cerca di sdoganamento,  tendono, almeno per il momento, a rimanere distinti e distanti.

Tra sfumature, distinzioni, approcci ragionevoli e ragionati sul tema, dinieghi espliciti e mezze miusre che vengono portare alle estreme conseguenze, si alza un muro di perplessità.  Non proprio il viatico più indicato probabilmente per calendarizzare i due ddl.

Tra i parlamentari dell’Ars rimane in sottofondo l’esigenza avvertita di un ritocco potenzialmente ancora possibile, ma il grosso delle cose è stato fatto. Dentro Forza Italia nessuno fa mistero, e tra questi il presidente della commissione Bilancio Riccardo Savona che si tratta di  “uno di quei temi ‘facili’ da intercettare per fare demagogia pura e cogliere al volo i malumori della pancia della gente”.

L’istituto dell’assegno vitalizio a favore degli ex deputati dell’Ars è stato abolito a decorrere dal 1° gennaio 2012, ed è stato concepito un sistema previdenziale contributivo, simile a quello previsto per i pubblici dipendenti, per effetto del quale, il deputato cessato dalla carica, riceve al momento in cui matura il relativo diritto, una pensione commisurata all’ammontare dei contributi versati.

Claudio Fava ragiona invece in maniera specifica: “Intanto bisogna sottrarre l’argomento al gioco delle demagogia contrapposte. Suggerirei poi un metodo come quello applicato al parlamento europeo con tutte le spese legate alla segreteria e alla gestione dei collaboratori, che fanno parte di un budget e trasferite all’amministrazione  che paga direttamente senza alcuna deviazione di percorso”.

Sul numero che non decresce invece dei portaborse all’Ars si attende il cambio di passo, annunciato su Fb, nei giorni scorsi del presidente dell’Ars Gianfranco Miccichè. Lo stesso che ha denunciato come i gruppi parlamentari che più di altri parlano di tagli ai costi della politica (il riferimento ai 5 Stelle pare chiaro) siano poi gli stessi che hanno assunto molti collaboratori parlamentari.

La conversione all’ “altra politica” deve comunque ancora prendere forma. Rimaniamo in paziente attesa.

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