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Il futuro dei centristi in Sicilia

Balena che alza bandiera bianca se non è Dc poco ci manca

13 Novembre 2017

Le parole più gettonate del dopo voto tra i commenti e le analisi,  all’indomani delle elezioni regionali di domenica scorsa, sono state : ‘voto polarizzato ‘ e ‘tenaglia’, per indicare che i due candidati più votati, Musumeci e Cancelleri, hanno staccato tutti gli altri concentrando il voto ‘utile’.

Entrambi non stati espressione di un voto centrista e si sono contesi il risultato, a base di destra, moderata e populista, in una terra dove tre volte su quattro, dal 2001 a oggi aveva vinto un democristiano (2001, 2006, 2008). Il voto centrista c’è stato, presente anche nello schieramento di centrosinistra, ma con risultati inferiori al passato.

L’Udc, individuata dagli elettori con il classico simbolo dello scudocrociato, nel centrodestra ha conseguito l’11% ad Agrigento, l’8% a Trapani, e oltre il 7 a Palermo e Caltanissetta, portando a Sala d’Ercole sei deputati.

Il punto quindi, nella Sicilia dell’ex Democrazia Cristiana, diventa più o meno questo: saranno anni difficili per i partiti di centro? Proseguirà il trend che vuole la destra siciliana in crescita? O ci sarà una metamorfosi, l’ennesima dei partitini che si riaggregheranno per l’ennesima volta, incidendo sulla vita politica siciliana?

Gianpiero D’Alia, big dei Centristi per l’Europa non nasconde le difficoltà: “Bisogna prendere atto dei risultati elettorali con serenità. Abbiamo perso nel modo peggiore possibile. Una riflessione seria si fa volgendo lo sguardo in avanti e non indietro. L’alleanza tra moderati e il Pd rimane la direzione di marcia, l’unica vera alternativa delle destre. Non è un problema di formule. Se il centro moderato viene lateralizzato, il centrosinistra perde”.

Anche Cardinale , leader di Sicilia Futura, nei giorni scorsi aveva evidenziato la necessità di uno spunto più brillante, provando a dare a Raciti una scossa che al momento non ha prodotto effetti.

Alfano invece è completamente sotto attacco, con il partito che rischia la definitiva liquefazione. Alternativa popolare potrebbe seriamente valutare la confluenza in un simbolo più riconoscibile agli elettori, in vista delle politiche.

Difficile dire allora se la politica siciliana abbia scelto i giorni di un epilogo finale per la democristianità in salsa di Trinacria.

Caronia e Lentini, tanto per citare due esempi di deputati che hanno scelto Forza Italia, provengono dalla dimensione centrista. Figuccia invece, andato via dal club forzista ha dato la ripartenza a Palermo all’Udc.

Forse dunque il vero dato sarà la destrutturazione e ricomposizione, più o meno continua, di ‘cespugli’, espressione di centro che, come già è successo in questi anni, si aggregheranno con chi vince. Che poi il voto 5stelle e la presidenza Musumeci non li aiuteranno a crescere nei prossimi anni, è possibile. Ma ancora da dimostrare.

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