“Bambini violati e usati come oggetti”: record di pedofili in Sicilia | IL DOSSIER :ilSicilia.it

1024 richieste di aiuto, 803 provenienti dall'Isola

“Bambini violati e usati come oggetti”: record di pedofili in Sicilia | IL DOSSIER

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14 Febbraio 2019

La pareidolìa è l’illusione mentale che elabora figure quando guardi le nuvole. Cristiana e Marilena sono state stuprate, se guardano il cielo ci vedono il volto ferino di un demonio che si chiama abuso. Tra le regioni italiane, la Sicilia detiene il triste primato delle segnalazioni legate a casi di pedofilia e per loro non ci sono i frutti compassionevoli dell’infanzia ma notti senza fine.

I dati nazionali delineano i contorni di un trend inquietante: 131 casi di cui 57 soltanto nell’Isola. Allargando lo spettro, includendo domande eterogenee a volte anche slegate dagli abusi, i numeri levitano in modo esponenziale: 1024 richieste di aiuto di cui ben 803 provenienti dalla Sicilia.

Non è facile accostarsi al tema della violenza sessuale sui minori, occorre un approccio cauto, entrare in punta di piedi nella vita di chi combatte in un’arena in cui non si fanno prigionieri.

don Di Noto-31
don Di Noto

Sono vittime dimenticate, dei sopravvissuti”, li definisce così don Fortunato Di Noto, sacerdote di frontiera da anni in trincea impegnato nella lotta alla pedofilia. La sua voce è rilassata, ogni tanto si interrompe per dare retta a chi gli chiede spesso qualcosa.

Meter” (dal greco, madre) è il nome della sua associazione. Ha sede ad Avola in provincia di Siracusa. Per il suo impegno ha subito minacce pesanti, l’ultima è stata quella di un pedofilo che è stato condannato e ha giurato di sgozzarlo.

Abbiamo ricevuto una segnalazione – racconta – l’abbiamo verificata, poi sporto denuncia e le forze dell’ordine hanno fatto il resto. Dopo la sentenza, ha promesso di tagliarmi la gola”.

Nessun timore, anzi, la richiesta di abbassare la protezione accordata dallo Stato al terzo livello. Niente più scorta quindi, unica precauzione quella di comunicare ogni minimo spostamento alla polizia  ma “tanto se vogliono ammazzarmi lo fanno lo stesso”.

L’associazione “Meter” ha pubblicato il report annuale 2017 sulla pedofilia e pedopornografia. La Sicilia, pedofiliapurtroppo svetta sulle altre regioni.Ma questo – sottolinea don Di Notonon è indicativo di una presupposto antropologico che rivela una maggiore propensione alla perversione sessuale da parte della popolazione, tengo a precisarlo.  Penso sia perlopiù legato a un motivo di natura logistica visto che la nostra sede nazionale è ad Avola”. I siciliani sono “assolti”, ciò non toglie che la macabra liturgia dell’orrore si sgrana proprio nella regione del sole.

Abbiamo un centro di ascolto per tutte le fragilità con specifica attenzione agli abusi su minori o degenerazioni legate al web.  Sono molto importanti i contatti che arrivano attraverso il numero verde e internet. Anche la mobilità delle famiglie è fondamentale, le sproniamo sempre a venire direttamente al centro”.

C’è una procedura che applicate quando arriva una richiesta di aiuto?

“Certamente, seguiamo dei protocolli a seconda del contesto. Partiamo dal presupposto che chi si rivolge a noi ha un problema, non tutti quelli che ci contattano dicono castronerie. Siamo coadiuvati da esperti, professionisti e da procedure in grado di smascherare eventuali mitomani, se la domanda è quella”.

L’anno scorso, grazie a don Di Noto e a “Meter”, sono state arrestate cinque persone e 40 sono state indagate. Tra quelle finite in manette, due sono siciliani, coincidenza che conferma la consistenza del dato rivelato dal report 2017. Si tratta dell’operazione “Bibbia 3.0” della procura di Catania che, a febbraio 2018, ha scoperto una rete di presunti pedofili che scambiavano e vendevano immagini e video pedopornografici. Il sito in cui avveniva il “commercio della carne” si chiamava “La Bibbia 3.0”, da qui il nome dell’indagine su scala nazionale scaturita dalla denuncia di don Fortunato.

Quali sono le fasce di età più colpite?

Dai 0 ai 12 anni”. Perfino i neonati?Soprattutto, sono il filone più ‘redditizio’, video e foto raggiungono prezzi maggiori. A un pedofilo basta poco per provare soddisfazione sessuale, anche lo scatto di un bambino in costume da bagno è per lui fonte di eccitazione. Non basta occultare i volti quando si pubblicano foto nei social network, i bambini sul web non ci devono proprio stare”.

Concetti semplici ma categorici, la voce baritonale di don Di Noto ha sempre lo stesso colore pastello, non cambia se rievoca storie raccapriccianti o risponde a qualcuno che gli chiede un numero telefonico. Poi riprende: “Non siamo un istituto di statistica anche se i nostri numeri non sono mai stati smentiti, tutto quello che vogliamo è maggiore attenzione, da parte di tutti, verso un tema delicato ma che esiste e va affrontato”.

Negli ultimi 15 anni, grazie all’attività dell’associazione sono nate 23 operazioni internazionali di polizia: 6000 indagati e 400 arresti. Da una rapida lettura del report emerge che, negli ultimi 10 anni, si sono consumati venti milioni di abusi in Europa: facendo una stima, per eccesso, con un rapporto di 1 a 1, si potrebbe configurare la macabra ipotesi della presenza di 20 milioni di predatori sessuali nel Continente.

Cos’è la pedofilia?

Una perversione, a volte è definita come una malattia ma non lo è: è una perversione”.

Vi siete mai imbattuti in notabili siciliani?

“Eccome, politici, magistrati. Un giudice è stato condannato poco tempo fa a Messina. Qui si pone anche il problema di chi controlla i  controllori”.

corte d'appello pedofiliaAffermazioni che trovano riscontro nei dati contenuti nelle relazioni delle Corti d’Appello. Emerge uno spaccato abietto. Nel distretto di Palermo, che comprende Agrigento, Marsala, Sciacca, Termini Imerese e Trapani, c’è stato il più alto numero di denunce di pedofilia e pedopornografia.

Dal 2013 al 2018 il totale è di 805 contestazioni. Nel 2016 si è registrata una variazione del 48% rispetto all’anno precedente. Agghiacciante.

A Palermo opera un’associazione che assiste anche minori abusati e le loro famiglie. Ha un nome ma il tema è scabroso, l’anonimato è una necessità che protegge chi è coinvolto. Il volontario ti squadra con occhio vitreo e visuale periferica. Parla di quei bambini violati con la freddezza di chi non ha il tempo di raccontarli all’osservatore, lui è “costretto” a viverli.

Cristiana è stata ripetutamente stuprata dentro un’auto. L’orco l’aspettava ogni mattina prima di andare a scuola e anche dopo. A casa non riusciva a parlarne, se ne sono accorte le maestre. “Faceva gesti inequivocabili mentre giocava con i suoi compagni”, raccontano in associazione.

Marilena invece non mangiava e non dormiva più, si coricava per terra e quando riusciva ad assopirsi faceva sempre brutti sogni. Se n’è accorta la madre, nel sonno la bambina parlava e metteva in scena i gesti della violenza subita. Da lì i sospetti poi ricaduti su un familiare.

Per loro, notti senza fine intrappolate in danze con le ombre sghignazzanti di incubi efferati. Per loro, forse, nessuna speranza, né futuro ma non per il volontario dalla fronte corrucciata che ci manda via insofferente.

Il professore di religione con la sua ex alunna, il predatore dai modi gentili che avvicina le vittime nel cortile di casa, il padre che abusa delle figlie  e viene condannato a 22 anni di reclusione. Queste le ordinarie tragedie della porta accanto consumate a Palermo. “Questi in galera fanno una brutta fine”, dice qualcuno a testa bassa prima di scomparire dietro la porta dell’associazione che si chiude senza far rumore.

Storie che si intrecciano e che hanno un comune denominatore, l’indifferenza. “Meter” ne ha raccolte cinque e ha deciso di raccontarle sul sito di “Aleteia” (dal greco, verità), la rete globale cattolica. La prima è stata pubblicata l’8 febbraio, la seconda troverà spazio il 15. Una suora e un sacerdote, entrambi violentati, entrambi siciliani.

Uno strazio che urla vendetta ma pare non sia quello che serve a queste vittime dimenticate: “Ci vuole l’amore di famiglie sane e accorte perché oggi abbiamo tanti bambini orfani con genitori vivi”. Don Fortunato Di Noto si congeda così.

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