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la riflessione

Battaglia navale notturna

di
17 Settembre 2022

Carissimi

La notte a volte per chi non ha facilità a prender sonno, appare lunga e spesso, specialmente d’estate ci spinge ad affacciarci, per sentire i rumori di una città che si addormenta, percependo suoni che d’inverno con le imposte chiuse non sentiremmo mai, quali quelli dei climatizzatori.

Ma di notte e pure lo skyline a cambiare, con un panorama pieno di lucette, i segni della città, spesso condizionate dal ciclo lunare e dalla sua visibilità in nottate non nuvolose.

Se soffrite di insonnia o per qualche altro motivo vi accade di alzarvi e spezzare il sonno, cosa sovente ad una certa età, attenzionerete una realtà che magari è sotto i vostri occhi tutto il giorno, ma che acquista una sua attenzione soltanto nel momento in cui tutto è buio e sono le luci a parlare, le luci della strada, le luci degli appartamenti.

Il palazzo difronte diventa come un foglio per il gioco della battaglia navale e vi verrebbe di chiamare le caselle (finestre degli appartamenti), per sapere che vita c’è dietro quelle luci, (“F5”) quella della signora anziana al quinto piano, della quale non conosci il volto ma hai saputo che vive sola, rimasta vedova da qualche anno e il cui figlio con la sua famiglia vive in un’altra città. Di giorno ogni tanto ti capita di accorgerti della sua mano che da dietro le persiane fa uscire la pezza per spolverare al fine di scotolarla, di notte stiamo lì ad attendere che la sua luce si spenga per rassicurarci che abbia preso regolarmente sonno.

Scoprite che al primo piano del palazzo di fronte (“A1”) c’è un omino anziano che fa le nottate dietro una scrivania e vi viene in mente di associargli l’attività di professore in pensione o di persona che scrive, e vi conforta ogni notte il trovarlo lì al suo posto e di giorno vedere le imposte del suo balcone d’estate aperte.

Guardate le serrande della grande facciata, tutte di giorno normalmente chiuse, quasi a testimoniare che in quel palazzo non vi abita nessuno, poi vi accorgete che al terzo piano (“E6”) nel balcone pieno di piante c’è chi lascia addirittura la lucetta accesa tutta la notte.

Più in basso a destra (“H2”), ecco un grande schermo che si percepisce appeso a parete dal quale giungono dinamiche immagini a colori, segno di qualche evento sportivo e segno di una persona single, come ci suggerirebbe la finestra accanto spenta, segnale che nessuno lo aspetti a letto.

Il terzo piano all’angolo (“A3”) con le sue finestre lasciate aperte perché nell’appartamento ci sono lavori di ristrutturazione che avvisano che a breve qualcuno verrà in quella “casella” a costruire la propria vita, magari una nuova famiglia pronta a ricominciare un nuovo ciclo.

Le luci accese di prima mattina ed i pacchi di cartone, all’ultimo piano (“G7”) pronti in attesa dell’autoscala perché in quella “casella” qualcuno traslocherà lasciando i ricordi di una fetta di vita vissuta, con belle e meno belle esperienze, andando via perché hanno comprato una nuova casa, andando via perché il padrone gli ha richiesto l’appartamento o andando via per lavoro, in un’altra città.

Le luci, si accendono e si spengono con regolare continuità nelle prime ore della notte, “A7”, “F4”, “D3” e alcune restano accese per più tempo, come quelle della piccola casa dove il tutto si riassume in un unico ambiente e dove ci si siede a tavola per mangiare e poi coricato il bambino il padre rimane al buio a vedere la tv.

Poi c’è la luce più brutta, quella che nella finestra sempre spenta rimane accesa tutta la notte segnalare qualcuno che sta male o ancor peggio che non ce l’ha fatta, la luce della veglia.

Ed e così che ogni notte ogni qualvolta mi alzo, prima di rimettere la testa sul cuscino, guardo fuori dalla finestra, vicino il mio letto per controllare che tutte le luci della “battaglia navale” siano spente e che ognuno possa godere di un sogno ristoratore certo che l’indomani, con le prime luci dell’alba la città si riaccenderà con le sue frenetiche e sempre uguali abitudini. Un abbraccio, Epruno.

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