Biodiversità marina a rischio, ma "Posidonia oceanica" motore di vita del Mar Mediterraneo :ilSicilia.it

un'approfondimento per La Giornata Nazionale del mare

Biodiversità marina a rischio, ma “Posidonia oceanica” motore di vita del Mar Mediterraneo

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11 Aprile 2021

Il mare è un bene prezioso, ma purtroppo diverse specie marine sono in forte declino e/o si stanno estinguendo a causa delle attività umane.

La Giornata Nazionale del mare, che si celebrata l’11 aprile, nasce per valorizzare l’oro blu come risorsa culturale, scientifica, ricreativa ed economica. Per il “Regno degli animali, abbiamo voluto fare un approfondimento su quali siano gli animali marini a rischio di estinzione e su quanto sia importante una singola specie per l’ecosistema del Mar Mediterraneo.

LE SPECIE A RISCHIO

Ogni anno l’Unione mondiale per la conservazione della natura (Iucn) aggiorna la “Lista rossa” degli animali a rischio estinzione. Una lista che non sembra mai diminuire. In quella del 2020 sono state dichiarate estinte 31 nuove specie di animali e piante. Nella lista il 25 percento delle specie inserite (35mila su 130mila circa) sono classificate come in pericolo di estinzione.

Principali cause sono le attività umane che influenzano sempre di più l’ambiente marino. Capire, però, quanto e in che modo è sempre una grossa sfida vista la vastità e la varietà di questo sistema. Alcuni studi hanno evidenziato che, fortunatamente, la pandemia Covid ha dato un po’ di respiro, ma la situazione rimane sempre grave.

La biodiversità marina è quindi a rischio a causa delle attività umane, tra cui la pesca, lo sviluppo terrestre e il traffico navale, l’inquinamento, i rifiuti, gli scarichi abusivi, le micro-plastiche e le attività petrolifere. A questi,  si aggiungono gli effetti del cambiamento climatico, anch’esso accelerato dall’uomo, che sono pervasivi e in aumento, e la contaminazione acustica e ambientale.

I MAMMIFERI

Circa il 25 per cento delle specie di mammiferi marini potrebbe correre il rischio di imminente di estinzione. Tra queste vi sono la balenottera azzurra il mammifero più grande al mondo che arriva a misurare 30m di lunghezza e la balena franca nordatlantica. Della vaquita, il più piccolo cetaceo al mondo, ne sono rimasti solamente poche decine di esemplari.

Tra questi mammiferi vi sono anche i delfini che, su 43 specie conosciute, 10 sono a serio rischio.

Queste specie sono minacciate direttamente dalla pesca con le baleniere o, indirettamente, a causa delle reti da pesca o di impatti con imbarcazioni, ad esempio quelle impegnate nella pesca al salmone.

A questi si aggiunge anche la foca monaca mediterranea è uno di quei mammiferi in via di estinzione. In natura ne esistono meno di 700 esemplari.

GLI SQUALI

Tra le specie a rischio d’estinzione ci sono anche numerose specie di squali, soprattutto nel Mediterraneo che spesso è il luogo scelto per la riproduzione.

Al mondo ne esistono 465 specie e circa un quarto di queste è ormai a rischio estinzione. Questo perché vengono dipinti come una specie minacciosa e quindi c’è  una caccia alle streghe contro gli squali, ma non solo. In alcune tradizioni, infatti, le pinne sono magiche. In Cina, ad esempio, si usa un’atroce pratica di pesca che prevede la cattura dello squalo a cui vengono tolte le pinne e rigettato in mare, il tutto per farne un piatto tradizionale che dovrebbe avere effetti curativi e magici.

Nel 2020 lo squalo perduto è stato dichiarato definitivamente estinto.

LE TARTARUGHE MARINE

Ferite, malate o imprigionate nelle reti da pesca accidentalmente, non è strano trovare in questa lista le tartarughe marine.

Ogni anno ne vengono catturate 150.000 e di queste, 40.000 muoiono, senza contare quelle che vengono pescate con ami per tonni o pesci spada e vengono rigettate in mare senza alcuna cura. A peggiorare la situazione c’è anche il ritrovamento di molte tartarughe morte a causa della plastica ingerita, erroneamente scambiata per cibo.

I CAVALLUCCI MARINI

I cavallucci marini invece sono quasi estinti, tra inquinamento, pesca incontrollata, impoverimento degli habitat costieri, in Asia anch’esso viene utilizzato per la medicina tradizionale e ogni anno ne vengono uccisi più di 35 milioni di esemplari.

NEL MEDITERRANEO

La Sicilia ha la fortuna di vivere nelle sponde del Mar Mediterraneo, un luogo in cui la biodiversità fa da padrona.

Anche il mare nostrum è a rischio, ma non sono solo a causa delle attività umane, che vanno dal sovra sfruttamento delle risorse, all’inquinamento.

Giuseppe D’Asaro

Tra i problemi che riscontriamo nel nostro mare c’è anche l’avanzata di specie marine aliene, cioè non delle nostre zone”. A sostenerlo è il naturalista e professore Giuseppe D’Asaro.

“Queste specie sono provenienti ad esempio dalle acque del canale di Suez che inevitabilmente ha connesso mari separati – spiega -. Altre  arrivano tramite le acque di zavorra delle navi, in cui possono esserci un’immensità di specie non nostrane, sia animali che vegetali”.

D’Asaro evidenzia che c’è una singola specie che risulta essere il principale motore di vita del Mar Mediterraneo ed è presente nelle nostre coste.

LA POSIDONA OCEANICA

“Mi piace pensare all’ambiente marino come un unico essere vivente. Alla base di esso per le nostre coste sono importantissime le praterie di Posidonia oceanica – evidenzia.  La pianta marina, considerate tra i più rappresentativi e importanti ecosistemi costieri del Mediterraneo, è messa al primo posto come habitat prioritario dall’Unione Europea”.

Spesso erroneamente è scambiata per alga, la Posidonia oceanica è una pianta che ha molteplici compiti. Primo tra tutti quello di fare da nursery per una miriade di specie marine (pesci, molluschi, crostacei e chi più ne ha più ne metta)”, spiega D’Asaro.

“Senza di essa queste specie si estinguerebbero, almeno localmente. Altra azione “miracolosa” di questa pianta è quella contrastare l’erosione della sabbia a causa del moto ondoso invernale. Questo grazie alle sue fronde a pelo d’acqua  che rallentano la forza con cui l’onda frange la riva e grazie agli ammassi di foglie sulla spiaggia che contrastano la forza dell’onda”.

Anche se brutti a vedersi e spesso maleodoranti – conclude D’Asaro -, sono fondamentali per la sopravvivenza delle nostre spiagge ed è quindi un errore rimuoverle”.

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