17 dicembre 2018 - Ultimo aggiornamento alle 00.19
caronte manchette
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Catania

in manette è finito pure Pippo Nicotra

Blitz antimafia: 18 in manette, arrestato anche un ex deputato

10 ottobre 2018

Duecento carabinieri del Comando Provinciale di Catania hanno eseguito, tra Acireale e Aci Catena, un’ordinanza cautelare del Gip nei confronti di 18 presunti appartenenti a un gruppo riconducibile alla ‘famiglia’ Santapaola Ercolano nell’ambito dell’operazione “Aquila”. I reati ipotizzati, a vario titolo, sono associazione mafiosa, estorsioni con l’aggravante del “metodo mafioso”, scambio elettorale politico mafioso, tentato omicidio, spaccio di sostanze stupefacenti e detenzione illegale di armi.

Le indagini, condotte dal Nucleo Investigativo del Comando Provinciale e dalla Compagnia di Acireale, hanno consentito tra l’altro di accertare, anche grazie alle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, l’imposizione del “pizzo” a diversi imprenditori locali nell’arco di svariati anni.

Fra gli arrestati spicca il nome di Raffaele ‘Pippo’ Nicotra, ex parlamentare dell’Udc poi entrato Pd. Nicotra è stato per più legislature deputato all’Ars e dopo l’elezione di Crocetta a presidente della Regione, si schierò dalla sua parte. E’ stato anche sindaco di Aci Catena.

Il reato contestato è il voto di scambio elettorale politico mafioso. I militari di Acireale hanno indagato su alcune consultazioni elettorali in cui ci sarebbe stato l’apporto di esponenti della famiglia catanese di Cosa nostra. Raffaele Pippo Nicotra è stato condotto in carcere in esecuzione di un provvedimento cautelare emesso dal gip su richiesta della Procura distrettuale di Catania.

E’ un duro colpo per due “gruppi” criminali storici e per l’organigramma dei clan di Cosa nostra di Acireale e di Aci Catena riconducibili al boss Sebastiano Sciuto, detto “Nuccio Coscia“, recentemente scomparso per cause naturali.

Un impulso alle indagini è arrivata dalla collaborazione, avviata nel luglio del 2015, da Gaetano Mario Vinciguerra, ex reggente del gruppo di Aci Catena, che ha ricostruito anche un elenco dettagliato delle imprese commerciali costrette, da anni, a pagare il “pizzo”.

Scoperte estorsioni, consumate e tentate, nei confronti di otto imprenditori locali, alcune delle quali durate diversi anni, per agevolare il clan. Fatta luce anche sul tentato omicidio di Mario Giuseppe Tornabene, già responsabile del ‘gruppo’ di Giarre, avvenuto a Fiumefreddo di Sicilia il 28 agosto 2007.

Secondo due “pentiti” avrebbe “disatteso gli accordi economici intrapresi con il boss Sciuto“. E all’agguato avrebbe partecipato anche il figlio del capomafia, Stefano Sciuto, già detenuto ad Asti per altri reati, con complici ancora da identificare. Tornabene fu raggiunto da tre colpi di pistola all’addome, che, fortunatamente, non avevano seguito, a causa della pronta reazione della vittima, che riusciva a fuggire.

Parallelamente carabinieri della compagnia di Acireale indagato su tre soggetti vicini agli stessi ‘gruppi’ indagati per furto, estorsione aggravata, e in particolare nel settore delle auto rubate, attraverso il cosiddetto “cavallo di ritorno”, spacco di droga e detenzione di armi.

L’indagine ha fatto luce su un giro di estorsioni a commercianti ed imprenditori nell’Acese, alcune delle quali protrattesi anche per molti anni, anche per oltre 20, coinvolgendo più generazioni di gestori di esercizi commerciali o titolari di aziende.

Fondamentale per le indagini è stata la collaborazione delle vittime, e spesso a parlare sono state le seconde generazioni. Gli investigatori hanno individuato otto imprenditori sottoposti ad estorsione o a tentativi. Le vittime erano costrette a pagare il ‘pizzo’ con cifre comprese tra i 10 mila o 15 mila euro all’anno.

 I nomi degli arrestati. Arcidiacono Fabio, classe 1984 (tradotto carcere Catania Piazza Lanza) Bella Fabrizio, classe 1964 (tradotto carcere Caltanissetta) Bonfiglio Rodolfo, classe 1980, in atto detenuto nel carcere di Barcellona Pozzo di Gotto (Me). Cannavò Cirino, classe 1972 (tradotto arresti domiciliari) Cosentino Fabio Vincenzo, classe 1978 (tradotto carcere Agrigento) Cosentino Gianmaria Tiziano, classe 1981 (tradotto carcere Palermo) Failla Danilo Tommaso, classe 1979 (tradotto carcere Caltanissetta) Fonti Salvatore Nunzio, classe 1970 (tradotto carcere Caltanissetta) Grasso Camillo, classe 1968 (tradotto carcere Caltanissetta) Manca Antonino Francesco, classe 1978, in atto detenuto nel carcere di Noto (SR) Massimino Mariano, classe 1986, (tradotto carcere Catania Piazza Lanza). Nicolosi Mario, classe 1966 (tradotto carcere Caltanissetta) Nicotra Raffaele Giuseppe, classe 1956 (tradotto carcere Catania Bicocca) Pappalrdo Camillo, classe 1970 (tradotto carcere Palermo) Puglisi Concetto, classe 1981 (tradotto carcere Agrigento) Rogazione Giuseppe, classe 1974 (tradotto carcere Agrigento) Scalia Santo Paolo, classe 1974 (tradotto carcere Palermo) Sciuto Stefano, classe 1982, in atto detenuto nel carcere di Asti.

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