22 maggio 2018 - Ultimo aggiornamento alle 12.03
caronte manchette
caronte manchette

Anche Catanzaro e Brandara coinvolti

Caso Montante: indagati pure Crocetta, Vancheri e Lo Bello. E spunta un “video scabroso”

16 maggio 2018

Anche l’ex Governatore Rosario Crocetta è indagato dalla procura di Caltanissetta per associazione a delinquere finalizzata alla corruzione e al finanziamento illecito, nell’ambito dell’inchiesta che ha portato all’arresto dell’ex presidente di Sicindustria Antonello Montante.

Con lui sono indagati anche gli ex assessori alle Attività produttive Linda Vancheri e Mariella Lo Bello e l’ex presidente dell’Irsap (l’ente regionale per lo sviluppo delle attività produttive) Mariagrazia Brandara.

Secondo la ricostruzione dei pm, Montante avrebbe pilotato le scelte del governo Crocetta. L’ex governatore avrebbe nominato le fedelissime di Montante, pronte a fare avere una pioggia di finanziamenti al presidente di Sicindustria. E Montante avrebbe ricambiato finanziando la campagna elettorale 2012 del Megafono – scrive Repubblica – con 200 mila euro, “impedendo – secondo la procura– che venisse reso pubblico da parte di giornalisti un video dal contenuto scabroso attinente la vita privata di Crocetta”. L’ex presidente della Regione ancora fino a mercoledì pomeriggio dichiarava di non aver ricevuto nessun avviso di garanzia e stando alla ricostruzione dell’Ansa, questo gli sarebbe stato notificato proprio mentre era al telefono con un cronista che gli chiedeva delle indagini: «Guardi che non ho ricevuto alcun avviso di garanzia, non ne so niente… aspetti, aspetti» e intanto si sentono degli squilli. Poco dopo Crocetta riprende a parlare: «Me lo stanno notificando adesso», e chiude la telefonata.

il presidente di Sicindustria, Giuseppe Catanzaro
Giuseppe Catanzaro

Indagato pure l’attuale presidente di Sicindustria Giuseppe Catanzaro: “Ho ricevuto un avviso a comparire quale persona sottoposta a indagini per reati che attengono ai rapporti con la politica, di cui solo oggi vengo a conoscenza. Andrò e fornirò ogni elemento utile al fine di agevolare la ricostruzione della verità storica”, ha detto.

Nell’ordinanza del gip nisseno che ordina l’arresto di Antonello Montante e degli altri 5 indagati il nome di Giuseppe Catanzaro compare oltre 100 volte. Il presidente di Sicindustria è citato negli appunti di Montante (anche solo per appuntamenti presi con lui), nelle telefonate fatte o ricevute da indagati o testimoni, e sono trascritti suoi dialoghi con Montante.

Nicolò Marino
Nicolò Marino

Antonello Montante e Giuseppe Catanzaro, imprenditore del settore dei rifiuti, ”erano estremamente attivi nel raccogliere informazioni sul magistrato Nicolò Marino, ex assessore regionale all’Energia e rifiuti non riconfermato, nel 2014, dopo uno dei tanti rimpasti di giunta del governatore Rosario Crocetta che si dimise e poi lanciò pesanti accuse sulle ”istituzioni che hanno coperto il sistema Montante”. Lo scrivono i magistrati nella richiesta di misure cautelari al gip nel’inchieste che vede indagato anche Catanzaro.

Nell’ordinanza è citata anche la testimonianza di Alfonso Cicero, commissario dell’Irsap che raccontò che Catanzaro ”verso la fine del 2013 – inizi del 2014 – gli aveva confidato che Montante deteneva un dossier ed un video contenente immagini relative alla vita privata del dott. Marino e si stava adoperando per diffonderli mediaticamente al fine di delegittimare costui, che, nella sua funzione di assessore al Territorio e Ambiente, aveva assunto, come detto, posizioni di contrasto con Confindustria Sicilia e con il Catanzaro stesso nella vicenda della gestione dei rifiuti”.

LE REAZIONI:

Fava“La commissione Antimafia non potrà non aprire una riflessione sull’inchiesta che che al di là delle evidenze giudiziarie ci consegna una evidenza politica grave: momenti di decisioni importanti per la Sicilia sono stati sottratti alle sedi istituzionali e affidate a sedi private, parallele e clandestine”. Lo dice il neo presidente della commissione regionale Antimafia, Claudio Fava.

“L’antimafia – aggiunge – non può essere un titolo onorifico o un salvacondotto politico ma un lavoro del fare. Per il paese e non per se stessi, per produrre cultura civile e politica, per costruire utili strumenti di legge, per capire e far capire, per andare a vedere dove nessuno ha mai spinto lo sguardo. L’antimafia deve tornare ad essere un servizio, non una carriera. Sono consapevole della responsabilità che tutti ci assumiamo varando, proprio in questi giorni, la Commissione antimafia siciliana. Le notizie di queste ore – sottolinea – proiettano un’ombra su molte vicende recenti e ci chiedono di riconsiderare sotto una luce diversa fatti, storie, carriere. Una ragione in più per considerare questa Commissione anzitutto un concreto strumento di lavoro. Infine – conclude – sono contento di poter mettere a disposizione di questa commissione 35 anni di impegno professionale e politico. Sono certo che sapremo lavorare bene, e insieme, in un impegno istituzionale che non sarà di parte ma di tutti”.

 

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