Il Canazzo o Canazzu, una colorata ricetta della nostra tradizione | LA RICETTA :ilSicilia.it

Tu chiamale se vuoi... Evasioni

Il Canazzo o Canazzu, una colorata ricetta della nostra tradizione | LA RICETTA

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8 Maggio 2020

Quando iniziamo i nostri articoli con “Tu chiamale se vuoi… Evasioni” scatta subito l’immagine di una cucina invasa di profumi e colori, allegramente confusa, termine che si lega alla nostra ricetta che è quella del Canazzo o “Canazzu”, che si riferisce al modo di cucinare gli ortaggi alla sanfasò, che tradotto in italiano significa alla rinfusa. Si narra che questa pietanza veniva preparata dalle donne che, per le giornate trascorse in campagna dai loro uomini, padri, mariti, figli, con vera genialità culinaria, in un tempo in cui non c’era l’invasione di programmi di e sulla cucina, per renderla più nutriente, tagliavano una pagnotta in due, togliendo la mollica in eccedenza, e la riempivano col “Canazzu”, per poi richiuderla. Un pranzo, insomma, con sorpresa. Paragonata alla caponata, ha in realtà con quest’altra bontà sicula una differenza sostanziale che sta nel fatto che, oltre alle melanzane, vengono aggiunti altri ortaggi di stagione. Nella sua versione stufata, fa pensare più a una ratatouille; ma, adesso, è l’ora di mettersi ai fornelli.

INGREDIENTI PER 8 PERSONE:

  • 5 patate
  • 5 peperoni
  • 5 melanzane
  • 2 cipolle
  • 4 pomodori maturi
  • basilico a vostro piacimento
  • olio Evo
  • sale q.b
  • pepe q.b.

PROCEDIMENTO:

1.Affettate le cipolle e mettetele a soffriggere nell’olio a fiamma bassa.

2.Unite le patate a tocchetti, i pomodori tagliati a metà e aggiungete dell’acqua calda.

3.Tagliamo i peperoni e le melanzane, dopo averli puliti, e aggiungiamoli.

4.A questo punto, salate e aggiungete altra acqua.

5. Se amate l’agrodolce, aggiungete mezzo bicchiere di aceto e un cucchiaino di zucchero.

6.Servite il Canazzo tiepido.

Chiudiamo con Charles Monselet, considerato “il re dei gastronomi” nella Francia del XIX secolo, e il suo: “La cucina fa tremare di intelligenza le nostre narici”.

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