'Caro Draghi, usi la grammatica della fantasia e si innamori della scuola": lettera di un'insegnante :ilSicilia.it

la riflessione

‘Caro Draghi, usi la grammatica della fantasia e si innamori della scuola”: lettera di un’insegnante

di
22 Febbraio 2021

Riceviamo e pubblichiamo la lettera di un’insegnante inviata al neo Presidente del Consiglio dei Ministri Mario Draghi.

Caro Mario Draghi, serve più scuola non più tempo scuola. Non è allungando le settimane in classe
che si produrrà più sapere e più uguaglianza. La qualità dell’insegnamento passerà soprattutto
dalla vostra capacità di mettere al primo posto il mondo della scuola e la sua narrazione che è
fatta di piccole e grandi storie.

Sono una maestra specializzata su sostegno, vivo ogni giorno al fianco dei bambini con disabilità, la
pandemia non è riuscita a distruggere la magia che viviamo ogni giorno entrando a scuola, quando
tutto è ancora capace di diventare un sogno da realizzare, una traccia da sviluppare…il tempo che
voi vedete in maniera lineare e grigio in realtà è pieno di colori, saltella come un grillo sulla linea
dei numeri, fa capriole e si diverte, sì proprio il tempo! Quello che gente come voi considera solo
da un punto di vista economico, dimenticando la bellezza delle relazioni umane, quella qualità che
non si può tradurre in banconote.

Le dicevo, caro Presidente, che serve più scuola. Non è un maestro, quindi le chiedo la pazienza
dell’ascolto, come quando si entra in classe rispettando il turno di parola. Lei ha parlato, adesso
tocca a noi.

Servono strutture adatte per i nostri ragazzi, scuole accoglienti e attraenti. Serve una scuola che
sappia farsi carico degli ultimi, di chi addirittura non riuscirà ad entrare nel mondo del lavoro.
Serve un esercito di insegnanti preparati e mai più precari, utilizzo il termine esercito solo perché
mi riporta romanticamente a Gesualdo Bufalino o forse perché, pensando alla precarizzazione del
mondo della scuola, non mi viene in mente un’altra immagine possibile.

Un esercito, quindi, che come armi abbia la cultura, le matite, i quaderni, i libri, la stravaganza.
Proprio così, per insegnare ci vuole il coraggio della trasgressione, dell’essere altro, il coraggio di
reinventarsi ogni mattina, di innamorarsi ogni giorno del proprio lavoro.

Serve più scuola, più attenzione agli abbracci che il coronavirus ha negato, meno alla didattica, alle
noiose prove Invalsi, agli esami, alla burocratizzazione a tutti i costi.

E non è l’allungamento delle giornate scolastiche che aiuterà i nostri ragazzi a ritrovare questo
tempo negato alla socialità.

Se li ricordi Presidente, tutti i sacrifici fatti negli ultimi due anni scolastici, da parte delle maestre e
dei maestri che hanno saputo reiventarsi e alzarsi alla mattina con coraggio, nonostante tutto e
nonostante i contagi che ancora oggi fanno rabbrividire.

Se li ricordi Presidente, i volti di tutte le bambine e i bambini costretti a tenere la mascherina per 6
ore al giorno.

Se li ricordi Presidente, le alunne e gli alunni con disabilità, i nostri deliziosi bambini ai quali non
interessa nulla della distanza e dei baci negati, loro sì che hanno capito tutto! Sarebbe bastato
vaccinare tutti i docenti proprio come i medici, perché noi ogni giorno curiamo le anime più belle e
pure del nostro paese.

Da precaria accetterò ogni decisione che mi piomberà dall’alto, mi sono abituata alla
demonizzazione della mia condizione, ma credo che si stia superando il limite, il rispetto per la
delicatezza dei più piccoli che in questo anno tremendo hanno accettato tutto in silenzio e senza
mai lamentarsi.

Lasciamoli respirare, hanno già imparato a leggere e a scrivere, a immaginare un mondo più bello,
a usare il pensiero divergente.

E allora scomodo Gianni Rodari, caro Presidente, utilizzi anche lei la grammatica della fantasia e
dimentichi per una volta il volto triste dell’economia per immaginare un paese pieno di gioia. Un
paese in cui i bambini possano fare i bambini con più scuola e in cui gli insegnati possano ancora
sentirsi felici nel fare il mestiere più bello del mondo.

Mari Albanese

Insegnante

© Riproduzione Riservata
Tag:

Blog

di Renzo Botindari

Quella celestiale melodia in “LA”

Il presenzialismo non finalizzato ad alcuna crescita è una opportunità sprecata, ecco perché trovo piacere di ospitare chi sappia apprezzare il valore del “regalo”.
Banner Telegram

Alpha Tauri

di Manlio Orobello

Il Re traditore

Il 2 giugno 1946, con la proclamazione della Repubblica Italiana veniva scritta la parola fine alla monarchia e con essa alla guida dello stato  da parte della casa Savoia.

Rosso di sera

di Elio Sanfilippo

La Repubblica compie 75 anni!

Una delle cause principali delle difficoltà in cui versa il Paese, segnato da uno sbandamento anche morale, da una involuzione culturale e civile, nasce sicuramente dall’avere smarrito il senso di questa data, da un affievolirsi dei valori che sono stati alla base della nascita della Repubblica
Banner Italpress

Segreti e non misteri

di Alberto Di Pisa

Lincoln come Kennedy, il potere dei soldi

Il 14 aprile 1865, Abramo Lincoln, sedicesimo presidente degli Stati Uniti, fu assassinato raggiunto da un proiettile calibro 44 sparatogli alla testa da un sicario. fu ucciso mentre, dal palco presidenziale, assisteva alla commedia musicale Our American Cousin