Caso Morace, gruppo Caronte & Tourist: "La giustizia faccia il suo corso presto" | ilSicilia.it :ilSicilia.it
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Le precisazioni dell'azienda

Caso Morace, gruppo Caronte & Tourist: “La giustizia faccia il suo corso presto”

di
23 Maggio 2017

Mai come in quest’occasione, per il gruppo Caronte & Tourist l’auspicio che la giustizia faccia il suo corso presto e bene è tutt’altro che rituale e formale. Proprio il rispetto per la magistratura inquirente e la fiducia in quella giudicante suggeriscono tuttavia qualche precisazione, basata su ciò che generosamente la stampa ha fatto conoscere dell’ordinanza. Sembrerebbe infatti emergere – dalle conversazioni intercettate e dalla ricostruzione che ne è conseguita – un rapporto tra i vertici di C&T e quelli di Liberty Lines, e in particolare tra Vincenzo Franza e Ettore Morace, di concorrenza feroce e astiosa.

Chi conosce la storia personale e professionale dei due imprenditori e delle loro famiglie sa bene, invece, che una tale concorrenza non ha alcun motivo di essere, trattandosi di una ultraventennale relazione di amicizia, di stima e rispetto reciproci nata ai tempi del salvataggio della Rodriquez negli anni ’90 e consolidata con l’acquisizione congiunta di Siremar nel 2014, ferme restando le legittime e naturali – più o meno contingenti – diversità di strategie imprenditoriali dettate dalla differenza dei rispettivi business (è noto che i Morace si occupano prevalentemente di trasporto passeggeri su aliscafi, i Franza di traghettamento di autoveicoli con navi).

Ne consegue che quanto poi ricostruito in termini di dossieraggio – ove mai dovesse accertarsene la veridicità – sarebbe esclusivamente conseguenza di comportamenti dettati da ragioni personali tenuti peraltro da un terzo che, pur se socio storico della Caronte & Tourist, ha una storia imprenditoriale anche autonoma, caratterizzata – legittimamente quanto ovviamente – da ampi margini di autodeterminazione professionale e personale. In questo senso il gruppo C&T non può che prendere atto – con rammarico – della decisione di Sergio La Cava di dimettersi dalle cariche sociali in atto detenute, comprendendone le esigenze difensive, nella certezza che un gesto siffatto contribuirà a chiarire al meglio la sua posizione riguardo agli addebiti che gli sono stati mossi.

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