Casa del fanciullo Carini, lo strano caso dell'Ipab che la Regione lascia in sospeso :ilSicilia.it

Il caso dell'ente palermitano

Casa del fanciullo Carini, lo strano caso dell’Ipab che la Regione lascia in sospeso

11 Settembre 2018

La Casa del Fanciullo di Carini è uno dei pochi enti, tra gli Ipab nell’Isola, ad avere chiuso i propri bilanci con un avanzo di amministrazione di 848mila euro. La gestione dell’attività sanitaria ha consentito di ripianare l’importante disavanzo di amministrazione dei primi anni di attività che ammontava a circa 300 milioni di lire. Un risultato esclusivamente legato all’attività sanitaria che non viene fuori né da rendite immobiliari, né da sussidi pubblici, né da trasferimenti di parte corrente da parte della Regione.

Ha in trattamento 76 pazienti al giorno in regime ambulatoriale e 15 al giorno in trattamento domiciliare per un totale di 150 in regime ambulatoriale e 35 in regime domiciliare. I pazienti della Casa del Fanciullo sono portatori di handicap ai sensi della Legge 104/92. Gli utenti del servizio ambulatoriale sono per lo più minori affetti da patologie neurologiche e neuropsichiatriche infantili, mentre quelli del servizio domiciliare sono prevalentemente adulti affetti da patologie geriatriche e neurodegenerative.

La Regione, inoltre, ha adottato lo spoil system anche a questo ente, punto su cui si è sollevata più di una controversia, e ha revocato Giuseppe Giandalone e Antonella Leotta Canalotti, di nomina assessoriale.

L’attuale convenzione scadrà  il prossimo 31 dicembre  e il rinnovo della convenzione con l’ASP, per il triennio 2019-2021,  è subordinato alla possibilità  di disporre delle risorse umane individuate dalla normativa di riferimento.

La legge regionale 71 del 1982 prevede l’erogazione di contributi alle Ipab per le spese del personale a condizione che ci siano da parte degli enti i rendiconti approvati. Nel 2016 sono stati liquidati appena 500mila euro, l’istruttoria è invece “in itinere” per quanto riguarda il 2017. In Sicilia in questi enti lavorano 1500 lavoratori e i debiti del settore superano i 40 milioni di euro. La riforma del centrosinistra, naufragata all’Ars, prevedeva la trasformazione degli enti in aziende e il ripianamento dei debiti.

Qual è oggi l’esito che la Regione propone?

Al momento l’organo di gestione dell’ente di Carini non viene ricostituito. Un’attesa difficile da comprendere anche a volere tenere conto delle logiche della politica.

 

 

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Cultura
di Renzo Botindari

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