17 Agosto 2019 - Ultimo aggiornamento alle 19.33

le dichiarazioni dell'assessore

Caso Arata, Turano all’Antimafia: “Da anni contrario al progetto, sapevo chi è Nicastri”

3 Luglio 2019

Io ero già contrario da anni al progetto che mi ha pronosticato Arata”. Queste le parole dell’assessore alle attività Produttive, Mimmo Turano, davanti alla commissione Antimafia dell’Ars che lo ha sentito oggi, 3 luglio, in audizione.

L’assessore in quota Udc, stando alle sue parole, aveva già capito cosa poteva esserci sotto agli interessi siciliani, che stavano a cuore al faccendiere Arata. “Dopo aver saputo da Arata, che il consulente di questo progetto era Nicastri,  informai il presidente dell’Ars, Gianfranco Miccichè, a seguito di una chiamata ricevuta proprio dal presidente”.

Incontrai la prima volta Arata, esattamente suo figlio, nella stanza del Presidente. Lui mi parlò di un progetto a Calatafimi-Segesta. Io ero contro quel progetto per decisioni politiche che avevo assunto con il mio partito. Il progetto aveva ottenuto l’attestazione di bontà da parte del comune di Calatafimi. Ma a seguito delle contestazioni del movimento 5 stelle e dell’Udc, si aprì un vespaio nei confronti di questo progetto che a quanto pare non era altro che una sorta di inceneritore“, ha proseguito Turano.

L’assessore alcamese è compaesano dell’elettricista Vito Nicastri, ribattezzato il re dell’eolico per il suo ‘potenziale’ nelle energie rinnovabili.  Accusato di essere il finanziatore di Matteo Messina Denaro, finito nei guai già nel 2010 quando gli era stato sequestrato – e poi confiscato – un patrimonio da un miliardo e mezzo di euro, Nicastri ha deciso di collaborare con i magistrati il 13 giugno scorso.

Turano sarebbe stato contattato una seconda volta dagli Arata in quanto lamentavano dei ritardi burocratici in merito a questo progetto: “Per me questo progetto non era preso nemmeno in considerazione – ha proseguito davanti all’Antimafia regionale – Ma ho consigliato di lamentare il fatto agli organi preposti. Proprio l’Arata senior, mi aveva detto di aver parlato col capo centro della Dia di Trapani e mi fece vedere che aveva il bigliettino da visita del comandante di Trapani. Dopo tempo ho avvisato in modo informale il comandante, che a quanto pare conosceva già la vicenda”.

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